Si è svolta nei giorni scorsi, dal 2 al 4 luglio, la quarta edizione del Festival del lavoro nelle aree interne, ospitata dalle industrie Rubbettino, sempre a Soveria Mannelli, luogo simbolo del contrasto solo apparente che è racchiuso in questo nome. La cittadina del Reventino è infatti un’area interna montana, per di più in una regione marginale come la Calabria, ma dimostra una grande vitalità manifatturiera con una concentrazione di imprese che regge il confronto con le aree più sviluppate del Paese.
Il Festival, come ogni anno, è organizzato dalla casa editrice Rubbettino, da RESpro (Rete di storici dei paesaggi della produzione) e dalla Fondazione Appennino, e si propone una riflessione attenta e seria sulle aree interne, offrendo un reale contributo nel vagliare proposte e trovare soluzioni possibili per una “questione” che non è solo meridionale, ma investe l’Italia tutta.
Le aree interne, l’“osso” contrapposto alla “polpa” nella bella metafora mai tramontata di Manlio Rossi-Doria, la spina dorsale della penisola, rappresentano infatti più della metà del territorio nazionale e sarebbe quindi folle continuare a trascurarle e ad assecondarne lo spopolamento, quando invece potrebbero diventare una risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese.
Quest’anno, i tanti contributi e confronti, introdotti da Roberto Parisi (RESpro, Università del Molise), Gianni Lacorazza (Fondazione Appennino) e Florindo Rubbettino (Rubbettino editore), hanno avuto come tema portante “il suolo”, il suo corretto utilizzo e il rispetto che gli si deve.
E hanno provato a dare risposte su come le aree interne possano diventare sempre più produttive pur rimanendo, in un mondo che cambia rapidamente e spesso in peggio, vivibili e a misura d’uomo. Alla ricerca di un modello di sviluppo che produca quindi coesione e non conflitti.
Nel corso del suo intervento, che ha avuto luogo a conclusione della tre giorni, Renato Brunetta, più volte ministro e oggi presidente del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), ha affermato che le aree interne «hanno già in casa i valori, le storie, la cultura e ora anche le risorse. Si tratta di interconnettere queste reti, di farle dialogare, di farle diventare valore aggiunto».
La sua proposta concreta è stata quella di fare un «censimento delle reti vive, delle reti umane, delle reti tecnologiche e delle eccellenze dei territori», di mettere «insieme queste riflessioni in momenti di aggregazione al Sud, al Centro e al Nord» e di portare entro pochi mesi al Cnel «una sintesi finale dal basso, da consegnare come contenuto strategico alle politiche Snai del governo», in modo da offrire ai territori «un interlocutore istituzionale».
Raffaele Cardamone

