La pietra bianca del monte Tiriolo si estraeva dal monte che si trova di fronte all’attuale omonimo centro abitato. Sotto la città bizantina fortificata di cui rimangono tutt’ora visibili le fondamenta della chiesa e il perimetro della Giudecca.
La cava, attiva sino agli anni Cinquanta del Novecento, fornì materiale da costruzione per case, recinti in muratura e manti stradali.
A Soveria Mannelli fu utilizzata per lastricare via Roma (ora via Dottor Cimino, via Colonnello De Franco e via Lucio Battisti), costruita e voluta dal potestà Rodolfo Cimino nel 1923 (si veda, a tal proposito, anche il libro di Michele Peronace Zone di tempo del 1987, a pag. 91).
Fu anche utilizzata per lastricare l’attuale via Marcello Marchesi e per il muri perimetrali di villa Mezzatesta e della Scuola elementare e ITI di Soveria centro.
Non era una pietra liscia, per cui era facile scivolare e cadere percorrendo quelle strade.
Per questo motivo, negli anni Novanta fu sostituita con la pietra rossa liscia del Trentino. Una pietra che attualmente ricopre quei tratti storici del comune di Soveria Mannelli e che necessita però di continua manutenzione.
Filippo Cardamone
