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La pandemia non è un campionato di calcio: qualcuno lo dica al presidente del Consiglio regionale

Non stiamo parlando di un campionato di calcio in cui si può gioire – se mai fosse vero – che la Calabria è in testa con 20 punti di vantaggio sulla Lombardia. La pandemia non è una gara a chi muore meno e a chi guarisce di più. Ma il presidente del Consiglio regionale della Calabria è incappato in un altro dei suoi scivoloni, cui ci sta ormai abituando in questi primissimi mesi di legislatura.

Esulta il presidente: «Il 90% dei soggetti colpiti da Coronavirus in Calabria è guarito. Una percentuale altissima, dieci punti più alta della media nazionale, venti punti in più della Lombardia».

E arriva a ipotizzare – improvvisandosi epidemiologo –  che a salvaguardare i calabresi possa essere stata «una predisposizione genetica» o addirittura «il clima o la purezza dell’aria», ma poi viene al dunque ed elogia il «tanto bistrattato sistema sanitario calabrese», per la verità tanto poco “in salute” da essere commissariato da quasi 10 anni e sull’orlo di un baratro, sia sul piano economico-finanziario sia su quello strategico-sanitario.

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Il presidente forse non sa che nel momento più critico della pandemia, quando si contavano i morti nel Nord Italia, i calabresi avevano il sacro terrore che il virus potesse arrivare in modo massiccio qui da noi perché, nel caso, si sarebbero subito rassegnati al peggio, viste le condizioni miserevoli della nostra sanità.

Un’ultima precisazione: queste non sono e non vogliono essere delle «facili ironie», ma semplicemente un modo per stigmatizzare un comportamento ancora una volta fuori dalle righe, che una figura istituzionale non può certo permettersi.

Raffaele Cardamone

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