Michele Astorino, Altro oltre noi, Arti Grafiche Cardamone, Decollatura 2024. Prefazione di Corrado Plastino. Illustrazione di copertina di Isabella Parisi.
Già nel titolo della nuova silloge di Michele Astorino, Altro oltre noi, c’è poesia a tutti gli effetti. Con questa allitterazione voluta, cercata e felicemente trovata, l’autore fa anche una dichiarazione d’intenti, una sorta di anteprima dei temi che andrà a trattare.
È chiaro che la sua poesia tende a un altrove, un mondo spirituale in cui la materia si trova ai limiti dell’irrilevanza. Tutto il contrario del materialismo sfrenato che oggi domina la nostra civiltà… o inciviltà.
E qui ci sono tante tracce di questo “ritorno all’umano”, dalla riscoperta di mestieri antichi a momenti di vita realmente vissuta, passati al vaglio della memoria e approvati dalla volontà superiore che li fa diventare versi, al rifiuto di un’estraneazione digitale, una nuova alienazione che ci costringe delle volte a dover parlare con un numero.
Ma l’autore non poteva esimersi – è più forte di lui – di abbandonarsi al lirismo della natura, alla contemplazione del cosmo e dei suoi meccanismi perfetti. Con incluso l’amore sublimato, com’è tipico dei poeti, visto (vissuto?) come parte della natura in senso olistico.
Ma forse è proprio l’amore che dà energia e concede la forza per superare le brutture del mondo, sotto forma di guerre e oltraggi all’umanità, e a un pianeta ridotto ormai allo stremo.
È consolatoria, in fondo, la poesia di Michele Astorino. Ci aiuta a vivere – forse, a sopravvivere – meno sopraffatti da un mondo che fa del concreto il suo fine ultimo e dello spirito un “di più” da scartare. E ci spinge – per il nostro stesso bene – ad abbandonarci, senza padroni, alla dolce anarchia del cielo.
Raffaele Cardamone

