Cosa accadrà alla Calabria? E’ certo che in assenza di break strutturali, l’economia calabrese arriverà in netto ritardo all’appuntamento della ripresa. In tal caso, l’equilibrio che è banale immaginare sarà molto simile all’attuale, ma con toni più accentuati: il sottosviluppo sarà più diffuso, ci sarà più marginalizzazione sociale, l’emigrazione esploderà, aumenterà la dipendenza dall’esterno. Saremo di meno e più poveri. Tutto questo anche perché la Calabria è ferma da molti anni, è priva di una chiara strategia di sviluppo, condivisa da tutti, con obiettivi chiari, certi, valutabili. Al contrario, siamo maestri nella navigazione a vista, rincorriamo le emergenze, copriamo le falle, inseguiamo l’eccezionalità degli eventi. Produciamo un sacco di carta, una moltitudine di piani di sviluppo, diversi programmi operativi formalmente ineccepibili, ma mai attuati nella loro interezza. Disponiamo di ingenti somme di denaro che in generale non spendiamo e quando le spendiamo lo facciamo malissimo. Anche negli ambienti della Regione Calabria è ampiamente condivisa l’argomentazione che il vero problema dei Piani Operativi Regionali è di trasformarli da libri dei sogni in azioni effettivamente realizzate. Questo è il punto di partenza con cui deve confrontarsi l’attuale governo regionale che ha appena ottenuto l’approvazione del POR 2014-2020 da parte della Commissione Europa. Questa è la prospettiva di cui deve tener conto nelle sue azioni: se condividerà l’inaccettabile prassi di guardare al breve periodo, se non sarà lungimirante intravedendo un punto di arrivo e un percorso, forzandone le tappe, concorrerà al processo di avvicinamento verso ciò che è banale prefigurare essere un equilibrio di sottosviluppo. E questo processo sarà velocissimo, molto di più rispetto a quello che possiamo immaginare perché le altre economie attuano politiche strutturali efficaci, mentre noi non sfruttiamo alcuna opportunità.
Cosa fare nell’immediato. Ossia domani. E’ indubbio che il settore ha un deficit nel processo di identificazione delle priorità di intervento nel settore della ricerca e dell’innovazione. Fissare delle priorità non è stato finora un vincolo. Oggi, al contrario, diventa dirimente trovare risposte a moltissimi quesiti, quali, per esempio: Su cosa si deve puntare in prima battuta? Quali sono le vere priorità del settore? Ricerca applicata? Innovazioni di prodotto o di processo? Assorbimento di tecnologia altrui? Rafforzare la polarizzazione delle imprese high-tech in poche aree della Regione? Chi deve essere il soggetto attuatore delle azioni? Un soggetto? Due? Tre? A parere di chi scrive, il punto di partenza di questa nuova fase sarà dipanare la matassa della Governance delle politiche per l’innovazione in Calabria. Per dare legittimità alle azioni intraprese e a quelle in cantiere. Per lavorare con certezza nei tempi, con chiarezza degli interventi e degli obiettivi. Per monitorare con regolarità gli interventi. Urge, pertanto, un intervento regionale per finalizzare l’avvio dell’Agenzia Regionale dell’Innovazione. Da un lato, sarà necessario guardare al sistema innovativo regionale nella sua complessità, comprendendo e valorizzando tutte le specificità che lo rappresentano. E in questo l’Agenzia svolgerebbe un ruolo di incommensurabile valenza. Dall’altro alto sarà poco efficace assegnare delle priorità inseguendo le mode del momento (per esempio, è certo che in Calabria è insufficiente parlare solo di start-up o di imprese high-tech; è altrettanto certo che le infrastrutture digitali sono solo una precondizione per diffondere l’innovazione nelle imprese) o tentando di replicare in Calabria modelli e politiche pensate altrove. Taranto non è Gioia Tauro. Tropea è diversa dal Salento. Sibari non è Pompei. Le imprese calabresi hanno specificità che le contraddistinguono da quelle pugliese, lucane e campane e per queste ragioni la loro domanda di innovazione è diversa dalle altre.
In sintesi, l’attuale governo regionale dovrà collocare l’innovazione al centro della sua azione politica, sfruttando tutte le complementarietà con la strategia nazionale per l’innovazione. Dovrà assegnare a questo settore la stessa priorità che in questi giorni è reclamata da tutti i settori che domandano interventi anticiclici. Il messaggio che inviamo ai responsabili della politica economica regionale è che la Calabria sarà in grado di aggrapparsi al carro della ripresa solo se sarà capace di attuare efficaci interventi sistemici a sostegno della ricerca e dell’innovazione. Con un’ovvia, ma importante considerazione da ribadire: la massimizzazione della spesa comunitaria 2014-2020 è una condizione necessaria ma non sufficiente per promuovere la crescita. Infatti, questa nuova spesa sarà del tutto inutile in assenza di un assetto istituzionale che, nel settore, indirizzi le scelte, coordini le azioni, individui delle priorità e selezioni le politiche a maggiore impatto sistemico.
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Francesco Aiello è professore straordinario di Politica Economica presso l’Università della Calabria. Nella sua attività di ricerca si occupa di ricerca e innovazione, divari di sviluppo in Italia e in Europa, analisi micro-econometrica dell’efficienza e della produttività e di valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche. Nell’estate del 2015 ha fondato OpenCalabria.com, uno spazio dedicato ai temi dell’economia calabrese.
