Un attacco fulmineo, obiettivi strategici colpiti nel cuore di Teheran, leader militari eliminati, ambasciate chiuse, prezzi del petrolio impazziti. È l’inizio del caos globale? O la continuazione, ormai evidente, di una guerra segreta in itinere da anni?
Nella notte tra il 12 e il 13 giugno 2025 si è consumato un attacco che potrebbe passare alla storia come l’atto di nascita ufficiale del terzo conflitto mondiale. Israele ha lanciato un’operazione militare senza precedenti contro l’Iran, colpendo obiettivi strategici a Teheran e in altre aree del Paese, in quello che appare a tutti gli effetti come un tentativo di “decapitazione” della leadership militare e scientifica iraniana. Analizziamo i punti salienti dell’intera narrazione.
Una guerra che nessuno riesce a vincere da solo
Il primo dato che emerge da questa escalation è il parallelo inquietante tra due leader: Benjamin Netanyahu e Volodymyr Zelensky. Entrambi, pur in contesti diversi, sembrano determinati a proseguire guerre che non riescono a vincere militarmente. Entrambi cercano l’allargamento del conflitto: Zelensky spingendo la NATO contro la Russia, Netanyahu tentando di trascinare gli Stati Uniti in uno scontro frontale con l’Iran. Perché? Perché nessuno dei due ha raggiunto i propri obiettivi strategici. E il rischio, oggi, è che a pagarne il prezzo siano milioni di persone.
Trump sapeva tutto
Il coinvolgimento degli Stati Uniti è ormai un dato di fatto. L’ex presidente Donald Trump ha dichiarato al New York Post di essere stato “sempre informato” della data dell’attacco israeliano. La sua amministrazione, secondo fonti del Pentagono riportate da Middle East Eye, avrebbe autorizzato l’invio preventivo di circa 300 missili Hellfire a Israele, proprio nei giorni immediatamente precedenti all’operazione. Armi non adatte a colpire impianti nucleari, ma perfette per eliminare con precisione dirigenti e scienziati. E così è stato.
Venerdì notte sono stati uccisi, tra gli altri, il Maggiore Generale Hossein Salami, comandante delle Guardie della Rivoluzione Islamica, il Capo di Stato Maggiore delle forze armate Mohammad Bagheri, e Ali Shamkhani, consigliere strategico della Guida Suprema. Colpiti mentre erano ancora in fase negoziale con Washington, segno che le trattative erano in corso mentre gli assassini ne preparavano l’eliminazione.
Attacco mirato o crimine internazionale?
L’attacco ha scatenato una pioggia di condanne, non solo dal mondo arabo. La Cina ha definito l’azione israeliana una “violazione della linea rossa”, mentre la Russia ha accusato il Regno Unito di aver coordinato gli attacchi insieme al Mossad e a Israele, fornendo supporto logistico dalle basi a Cipro.
Va ricordato che gli attacchi a infrastrutture nucleari civili sono vietati dal Protocollo I addizionale alle Convenzioni di Ginevra (art. 56). Israele ha bombardato impianti sotto supervisione AIEA, colpendo un Paese firmatario del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP). Ma l’aspetto più grave è che questa azione potrebbe giustificare, legalmente, il ritiro dell’Iran dal TNP, come previsto dall’art. 10, e aprire la strada alla costruzione dell’arma atomica iraniana in un quadro di legittimità internazionale. Esattamente come fece la Corea del Nord nel 2003.
La trappola dei negoziati
Secondo analisti regionali, la leadership iraniana è stata colta nel sonno, indotta in un senso di sicurezza dai negoziati indiretti di Muscat. Il presidente moderato Pezeshkian, fautore di un approccio conciliante con l’Occidente, ha perso in poche ore quasi tutti i principali negoziatori nucleari. Israele ha agito con chirurgica efficienza, secondo un modello già visto contro Hezbollah: eliminare la catena di comando e impedire una reazione coordinata.
Un alto ufficiale USA ha dichiarato a MEE: “Gli Hellfire (missili ndr) sono stati usati al momento giusto. Sono serviti esattamente allo scopo”. Trump sapeva e nello stesso tempo negoziava, un attore! Gli iraniani sono stati così ingenui da permettere all’AIEA di visitare i loro siti strategici, consentendo di raccogliere tutte le informazioni necessarie per facilitare gli attacchi israeliani.
Verso una destabilizzazione energetica mondiale.
Come ritorsione, oggi, Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa il 30% del traffico petrolifero mondiale. Un gesto di guerra asimmetrica che ha già scosso i mercati. Gli analisti parlano di una possibile crisi energetica globale, con effetti a catena su inflazione, logistica e tenuta sociale.
Il doppio gioco americano
Le parole di Trump su Truth Social sono emblematiche: “Ora sono tutti morti. I prossimi attacchi saranno ancora più brutali. Devono firmare l’accordo nucleare prima che non rimanga più nulla da salvare.” Netanyahu, dal canto suo, ha dichiarato: “Ora tocca a Trump decidere come proseguire”. Di fatto, Israele ha agito con il consenso americano. E questo pone un problema enorme: come fidarsi di un interlocutore che ti tende la mano mentre pianifica il tuo assassinio? La credibilità delle trattative internazionali è ormai compromessa.
Tutti i segnali della tempesta
Israele ha chiuso tutte le ambasciate nel mondo, una misura senza precedenti, segno che Tel Aviv si aspetta una ritorsione violenta. Una decisione storica, comunicata ufficialmente dal Ministero degli Esteri. Anche la Bibbia è stata evocata, con il passo di Zaccaria 12:3 a profetizzare che “tutte le nazioni si raduneranno contro Israele”, evidenziando un integralismo misto a fanatismo presente in certi ambienti. Nel frattempo, Netanyahu si è rifugiato a Cipro, insieme al suo gabinetto militare, protetto da forze angloamericane.
Cipro base d’appoggio
Dopo l’attacco, i caccia israeliani avrebbero trovato rifugio in basi britanniche a Cipro, confermando il ruolo attivo di Londra e Washington.
La pistola dalla canna fumante
Non c’è dubbio, Israele ha sferrato contro Teheran un attacco simile, per modalità, a quello che le forze ucraine hanno recentemente condotto in Russia contro le basi dei bombardieri intercontinentali. È difficile non vedere analogie tra i due eventi, se non addirittura una regia comune. Considerati i lunghi tempi di preparazione necessari, appare improbabile non collegarli ad un unico disegno bellico.
Una guerra invisibile che è ormai sotto gli occhi di tutti
Da anni si combatte una guerra silenziosa fatta di sanzioni, cyberattacchi, operazioni sotto copertura. Ora è diventata visibile. L’attacco israeliano, legittimato da una parte dell’Occidente, è una dichiarazione implicita, la lotta per il nuovo ordine mondiale è cominciata. Unipolare o multipolare? Oggi si è colpito l’asse Russia-Cina-Iran. Queste tre nazioni sono legate da alleanze strategiche interconnesse. Se l’analisi è fondata il prossimo fronte si aprirà nell’area asiatica, continuando a “regionalizzare” il conflitto globale con l’intento di evitare lo scontro diretto tra i due blocchi.
I governi del mondo sembrano giocare col fuoco, ignari o incuranti del fatto che, questa volta, la scintilla potrebbe non spegnersi più.

