L’area del Reventino è il grande polmone verde al centro della Calabria che purtroppo è entrato nel tunnel dell’oblio, che non fa più parte delle strategie per la tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale.
Del Reventino si occupò fin dagli anni ’70, per i suoi studi sulla geologia strutturale, il professore americano Walter Alvarez (Università della California Berkley) rilevando nella roccia le tracce dei movimenti tettonici nel mar Mediterraneo; ne rimase affascinato della superba bellezza e dal patrimonio geologico e geo-morfologico.
Ne parla da anni lo scrittore Francesco Bevilacqua che in uno dei suoi tanti volumi ne racconta il valore storico, antropologico, paesistico e naturalistico.
Ne ha fatto una priorità territoriale l’economista Fabrizio Barca, che l’ha scelta come area pilota per la Calabria, quale veicolo di progettazione partecipata finalizzata allo sviluppo dal basso e autopropulsivo.
Da quasi dieci anni è stato rimosso dal dibattito pubblico il progetto Parco del Reventino (Monti Mancuso-Reventino-Tiriolo-Gimigliano) che però porta con sé anni di mobilitazioni sia civiche che politico-istituzionali. La mobilitazione civica su iniziativa dell’associazione Green Stone ha prodotto oltre cinquemila firme, raccolte tra i cittadini.
Due proposte di legge, una dell’on. Pierino Amato la n° 8042 del novembre 2008 e l’altra, una D.G. R. n° 460 del dicembre 2009, proposta dall’assessore pro tempore prof. Silvio Greco “Istituzione del Parco Naturale Regionale – Massiccio del Reventino“, fanno chiaro riferimento all’art. 6 della L.R. 10/2003, alla quale operò l’assessore pro tempore Salvatore Vescio, “Norme in materia di aree protette“ e prevede: la conservazione di specie animali e vegetali, comunità biologiche , singolarità faunistiche; la tutela della biodiversità degli habitat naturali; la salvaguardia e valorizzazione dei valori paesaggistici del territorio; la fruizione turistica, culturale, didattica e ricreativa in forme compatibili con la difesa della natura e del paesaggio; favorire lo sviluppo delle attività economiche del territorio attraverso l’uso sostenibile delle risorse; conservazione del patrimonio forestale; la conoscenza scientifica della flora e della fauna.
Le aree protette, quindi, viste come conservazione dell’ambiente e sviluppo economico. In coerenza con quanto indicato nella elaborazione del PPES (Piano Pluriennale economico e sociale) e nella applicazione delle linee guida CETS ( Carta europea del turismo sostenibile). Senza sottovalutare poi che anche il POR Calabria 2014-2020, Asse 6, all’azione 6.6.1, finanzia interventi per la tutela e la valorizzazione di aree di attrazione naturale di rilevanza strategica, aree protette tali da consolidare e promuovere processi di sviluppo. Patrimonio naturale in quanto leva per lo sviluppo dei territori interessati e la competitività del sistema turistico, all’innalzamento competitivo delle aree di attrazione naturale. L’Azione 6.7.1 prevede inoltre interventi per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, naturale e immateriale, nelle aree di attrazione di rilevanza strategica.
Tutti strumenti necessari per sostenere l’economia della montagna soggetta, senza urgenti misure strutturali, a spopolamento irreversibile.
Noi di Liberi e Forti riteniamo che bisogna originare effetti autopropulsivi e processi moltiplicatori, che occorra una netta presa di coscienza e far ripartire il dibattito-confronto pubblico, intorno alla nascita del Parco del Reventino.
Sostenendo una nuova forma di sviluppo economico, attraverso una rinnovata filiera di aziende e prodotti, rinvigorendo nuovi attrattori a partire dai sentieri culturali e dalla riscoperta delle caratteristiche architettoniche rurali, dell’archeologia industriale e delle tipicità e qualità enogastronomiche.
In questo modo e con questa tipologia di interventi è possibile oltre che credibile riscoprire vecchi mestieri, creare nuovi lavori, nuove competenze e soprattutto nuova occupazione
Pino Campisi
Presidente regionale del Movimento
“La Nuova Frontiera dei Liberi e Forti”

