«Non è così peculiare ammetterlo: a volte stare insieme è più facile per affrontare la vita». Con queste parole Gaetano Moraca, ideatore del Festival del Lamento, ha aperto l’edizione invernale della rassegna, ribadendo lo spirito che anima il progetto fin dalla sua nascita: creare uno spazio condiviso in cui riscoprire la compassione umana e il valore dello stare insieme.
Dal palco, Moraca ha sottolineato con soddisfazione la presenza di tante facce amiche e la sensazione crescente di una comunità che si sta consolidando nel tempo. «Siamo contenti – ha spiegato – che si stia creando una piccola comunità del Festival del Lamento. È bello vedere persone che arrivano da tutta la Calabria e anche da fuori regione». Un segnale forte di come il festival stia superando i confini locali, mantenendo però un’identità profondamente umana e inclusiva.
Come da tradizione, l’apertura ufficiale del festival non poteva prescindere dal rito simbolico che lo contraddistingue: la pronuncia collettiva della parola da cui tutto ha avuto origine “Guaaai“. Questa volta, però, Gaetano ha scelto di non farlo da solo. Sul palco ha chiamato i soci di DEDA APS – per condividere quel momento fondativo. Un gesto che ha rafforzato il senso di gruppo e di corresponsabilità, culminato in una foto di rito e in un augurio semplice ma sentito: «Buon festival a tutti».
Subito dopo, Gaetano ha fatto gli onori di casa presentando l’ospite dell’edizione invernale, Giulia Cerruti, accolta con un caloroso applauso dopo un lungo viaggio attraverso tutta l’Italia per raggiungere il festival. Anche per lei non è mancata la consueta “domanda di rito”: «Di cosa ti vuoi lamentare con noi questa sera?»
La risposta di Giulia Cerruti ha incarnato perfettamente lo spirito della manifestazione, mescolando ironia e sincerità. La sua lamentela riguarda un progetto creativo a cui tiene molto: un gioco di società dal titolo “Il Torneo della Lagna”, ideato da lei ma ancora in attesa di essere pubblicato, nonostante l’interesse e i continui contatti con diverse case editrici. Una lamentela pronunciata con il sorriso e con l’auspicio che il nuovo anno possa finalmente portare buone notizie.
La serata è poi entrata nel vivo con la stand-up comedy, preceduta da una domanda rivolta al pubblico: chi non aveva mai assistito prima a uno spettacolo di questo tipo? Le numerose mani alzate hanno confermato come il Festival del Lamento continui a essere anche un’occasione di scoperta e di avvicinamento a nuovi linguaggi artistici.
L’edizione invernale del Festival del Lamento si è così confermata un momento di incontro autentico, dove la lamentela diventa strumento di condivisione, riflessione e leggerezza. Un festival che, come ricorda il suo ideatore, nasce dal bisogno di affrontare la vita insieme, un lamento alla volta.

