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Il convento Domenicano di Soriano Calabro

A 100 Km da Soveria Mannelli, sulle Serre, si trova il Convento di Soriano Calabro.

Nella notte tra il 14 e 15 settembre 1530, un frate converso, fra Lorenzo da Grotteria, scese nella chiesa del convento per accendere le candele e preparare la preghiera del mattino, quando tre figure femminili dall’aspetto regale entrarono nel tempio e gli si avvicinarono consegnandogli una tela arrotolata. Era l’immagine acheropita di San Domenico di Guzman.

San Domenico

Da questo momento, diffusasi la notizia del miracolo, Soriano Calabro è meta di pellegrini da tutta l’Europa.

Il tempio era composto da 5 chiostri e vi abitavano circa 100 monaci.

Secondo la tradizione cattolica, la madre di San Domenico, la beata Giovanna d’Aza, prima di partorire sognò di avere in grembo un cane con una fiaccola in bocca. Nel sogno, l’animale usciva dal suo grembo e correva per il mondo intero, incendiandolo e illuminandolo.

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Domenicano significa infatti Domini canis, il cane del Signore.

San Domenico da Guzman è ritratto in genere con il giglio, con il libro e ai piedi con il cane che tiene la fiaccola.

Per la tesi di laurea della mia allora fidanzata, nel 1997 mi recai a Soriano Calabro, i cinque chiostri erano distrutti e tra le rovine incontrai Padre Michele Fortuna O.P. (1933-2024) che mi portò nella pinacoteca del convento e mi disse che il quadro di Paolo Vetri, La vergine di Lourdes, oggetto della tesi i cui riferimenti bibliografici sono: Dizionario Bolaffi vol. 12, Dizionario Comanducci A.M. vol. 5; Dizionario Thieme U.-Becker F. vol. 34, non era in possesso dei monaci Domenicani.

Convento di Soriano Calabro

Paolo Vetri era un giovane pittore della seconda metà dell’Ottocento quando portò su commissione del senatore del Regno d’Italia e direttore dell’accademia di Napoli, Domenico Morelli, il quadro dell’Immacolata Concezione.

Con le leggi eversive del 1866, il convento Domenicano non esisteva più, tuttavia il Re Vittorio Emanuele, tramite Domenico Morelli, volle mandare al convento di Soriano questa tela. Che tutt’ora è introvabile.

Filippo Cardamone

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