In piazza Marconi, dove sorge l’attuale fontana con ancora il simbolo del fascio, in pietra verde del Reventino, c’erano due olmi secolari piantati dai francesi della rivoluzione dopo la conquista di Soveria e Mannelli, a suggello del sorgere della nuova chiesa di San Giovanni.
L’allora parroco di Soveria, don Rosario Marasco, si oppose all’abbattimento anche di solo uno dei due olmi, che si trovavano poco più in basso rispetto appunto alla chiesa di San Giovanni.
Ma il podestà Rodolfo Cimino (1884-1934) nel 1933 risolse la vertenza ricorrendo all’aiuto dei “serraturi” (falegnami e tagliatori di boschi) di Portapiana, i Marasco e i Cavalieri.
Questi, di notte abbatterono l’olmo del 1806, facendo posto alla “fontana del duce”, all’ombra del primo olmo che era posto un po’ più in alto della fontana.
Il secondo olmo morì, potremmo dire di morte naturale, negli anni Novanta del Novecento.
La “fontana del duce” divenne così la fontana principale del paese, in quanto spiccava rispetto agli altri diciassette punti d’acqua, tutti contrassegnati con il tipico simbolo fascista.
Di queste fontane, oggi se ne possono trovare in paese ancora due: una a Portapiana e l’altra su corso Garibaldi (all’altezza di una piazzetta da tutti definita piazza Kennedy, ma in realtà denominata in modo molto creativo “Largo ai giovani”).
Questa in estrema sintesi la storia della fontana, ancora presente, e degli olmi, ormai spariti, antistanti la chiesa di San Giovanni.
Filippo Cardamone

