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I ragazzi de La Casa di Abou Diabo realizzano un progetto cinematografico: Ensemble

Il lavoro che abbiamo scelto di realizzare con i ragazzi de La Casa di Abou Diabo rientra nella corrente del cinema del reale; grazie alle molte forme che il genere consente, abbiamo potuto sperimentare diverse modalità per raccontare ciò che sarebbe difficile filmare semplicemente ponendoci dietro una macchina da presa.

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Seguendo la nostra idea abbiamo voluto stimolare una maggiore partecipazione sia nei ragazzi, che hanno attivamente preso parte al processo creativo a più riprese, sia nello spettatore che secondo noi entrerà in empatia con i protagonisti e le storie. Il target è il più variegato possibile, dai ragazzi delle scuole, agli studenti universitari – un po’ come noi – fino ai più adulti.

Abbiamo pensato infatti di distribuire il film nei vari festival di genere, che ad oggi accolgono sempre più volentieri questo tipo di prodotti, ma anche alle sale del territorio ed eventualmente in scuole e rassegne, così da far sì che la tematica possa arrivare a quanta più gente possibile.

Ensemble – Sinossi

Sekou è un giovane migrante che approda in Italia dopo aver affrontato la tristemente nota traversata del Mediterraneo. Dopo un lungo girovagare giunge ad Acri, nel centro accoglienza per minori stranieri non accompagnati La Casa di Abou Diabo, un luogo per lui sconosciuto. Qui, attraverso un laboratorio musicale e il sostegno dei suoi nuovi compagni di viaggio, inizia a intrecciare legami di amicizia e complicità che lo aiutano a trovare il proprio posto in una realtà del tutto nuova. Al cuore del racconto ci sono i volti e le voci dei ragazzi del centro: storie ricche di sogni e speranze, ma inevitabilmente segnate dai ricordi dolorosi di un passato difficile. Da queste testimonianze emergono nuove consapevolezze sulle sfide quotidiane che tanti giovani, come Sekou, affrontano con coraggio nel tentativo di inseguire i propri sogni e le proprie esigenze.

Abbiamo voluto dare importanza, osservando i tanti nuovi arrivati con i quali di volta in volta ci siamo rapportati, le difficoltà in tanti spesso riscontrano. Difficoltà non tanto legate a discrepanze umane, quanto piuttosto al trovarsi in un luogo completamente estraneo, con usi e costumi differenti da quelli lasciati a casa, con un passato difficile alle spalle (non soltanto legato al trauma della traversata, quanto al girovagare difficile prima di giungere in realtà sane come quella rappresentata in questo caso da La casa di Abou Diabo).

La musica, da quanto è emerso parlando con tutti gli ospiti del centro, è un elemento che li accomuna e nella quale spesso sembrano trovare rifugio e aggregazione. Al centro della storia vogliamo dunque porre i racconti dei ragazzi. Siamo rimasti molto colpiti dalla giornata di prova in Unical, che abbiamo messo su prima del cortometraggio da noi realizzato, sempre con loro: “Ancora Distanti”.

Alcuni racconti ed approcci alla macchina da presa sono stati autentici e colmi del desiderio di raccontarsi. Per questo abbiamo deciso di seguire due tipi di percorsi per ascoltare le loro storie: un blocco di racconti di quelli che sono i loro sogni, le ambizioni e le speranze; un secondo blocco invece più complesso nel quale ascoltiamo i loro ricordi più cupi.

In questo sono fondamentali i materiali e il supporto forniti da Mediterranea Saving Humans, che sin dall’inizio, nella figura della presidente Laura Marmorale e della sua squadra, segue con profondo interesse ogni step del nostro lavoro. Grazie al loro costante ausilio abbiamo appreso nozioni fondamentali per confrontarci con tematiche enormemente delicate come quelle trattate, riuscendo a rapportarci al meglio con i ragazzi.

Progetto Cinema e Attività laboratoriali

Il “PROGETTO CINEMA” nasce dall’esigenza di raccontare le esperienze e le aspirazioni dei giovani ospiti del centro La Casa di Abou Diabo – Comunità Alloggio per Minori Stranieri non Accompagnati e Richiedenti Asilo – SAI/MSNA, con l’intento di promuovere la loro voce attraverso il mezzo cinematografico. Prima di iniziare le riprese del documentario ENSEMBLE, è stato indispensabile coinvolgere i ragazzi in un percorso laboratoriale articolato, volto a prepararli sia tecnicamente che emotivamente per il progetto, offrendo loro una nuova piattaforma espressiva.

Un ruolo cruciale è stato svolto dal precedente progetto Ancora distanti, un cortometraggio creato con la collaborazione dei ragazzi del centro. Questo ha rappresentato un importante punto di partenza per instaurare rapporti di fiducia e collaborazione con i giovani coinvolti. Attraverso Ancora distanti, i ragazzi hanno sperimentato per la prima volta il linguaggio cinematografico, scoprendo nuove modalità di espressione. L’esperienza ha inoltre contribuito a generare un clima di entusiasmo e partecipazione, tramandato anche ai nuovi ospiti del centro, che ha difatti facilitato il successivo coinvolgimento nel progetto laboratoriale e del documentario.

Per circa due mesi abbiamo ritenuto opportuno condividere con tutti i ragazzi ospiti della struttura delle giornate in off-camera, per stringere con loro dei rapporti umani che non fossero circoscritti nel contesto del progetto. Abbiamo deciso di utilizzare questi momenti anche per svolgere alcune attività laboratoriali con cui coinvolgerli maggiormente.

Durante le prime giornate, per mezzo dei propri smartphone e di alcune videocamere da noi fornite, i ragazzi sono stati incentivati a filmare alcuni momenti delle loro giornate. Questo approccio è stato pensato per stimolare la loro creatività e abituarli a osservare e documentare la realtà dal proprio punto di vista. Attraverso il costante confronto con noi autori, i ragazzi hanno imparato a utilizzare le attrezzature in loro possesso in modo efficace e ad esplorare il linguaggio visivo in maniera del tutto personale. Con il tempo, questo esercizio è diventato una pratica spontanea: molti di loro hanno iniziato a filmare anche in nostra assenza, catturando momenti di vita quotidiana che ritenevano significativi. I materiali prodotti sono stati poi condivisi, creando un archivio ricco di prospettive autentiche che hanno arricchito il progetto. Questa iniziativa non ha solo ampliato il racconto documentaristico, ma ha anche dato ai ragazzi la possibilità di esprimersi liberamente e di sentirsi parte integrante del processo creativo.

Nella seconda fase del progetto laboratoriale, abbiamo deciso di interfacciarci con i ragazzi ponendo davanti a loro una videocamera. Questo approccio aveva un duplice obiettivo: abituarli alla presenza della videocamera e incoraggiarli a esprimersi liberamente. Ai ragazzi è stato chiesto di presentarsi guardando nell’obiettivo, raccontando qualcosa di sé in modo del tutto spontaneo. Questo esercizio ha contribuito a superare eventuali timidezze e ha creato una maggiore confidenza con l’idea di essere filmati. Con il passare del tempo, il rapporto con il mezzo è diventato sempre più naturale, tanto che alcuni ragazzi hanno iniziato, in autonomia, a ideare e “recitare” brevi scene, anche nelle brevi clip da loro realizzate. Questo metodo, già sperimentato in una giornata “prova” precedente al cortometraggio Ancora distanti, ha dimostrato il suo valore nel favorire un approccio ludico e creativo con il “fare cinema”, permettendo ai ragazzi di esplorare nuove forme di narrazione e di sentirsi protagonisti del processo artistico.

Inoltre, verso il termine del laboratorio, per favorire la condivisione dei loro vissuti, utili ai fini del prodotto documentario, abbiamo introdotto un’attività creativa basata sul disegno; ai ragazzi è stato difatti chiesto di rappresentare graficamente alcuni dei ricordi più significativi della loro vita. I disegni hanno dato forma a memorie del tempo vissuto nei loro paesi di origine. Questa attività si è rivelata un ponte comunicativo prezioso, aprendo un dialogo emotivo e offrendo uno spunto narrativo essenziale per il documentario.

Grazie al rapporto che si è venuto a creare con tutti i ragazzi, sono stati proprio loro ad incentivare i nuovi arrivati a raccontarsi e ad aprirsi con noi in totale fiducia. Hanno tutti dimostrato entusiasmo, creatività e partecipazione attiva, contribuendo significativamente alla progettazione del documentario. I laboratori hanno rafforzato i legami tra i partecipanti, creando un clima di fiducia e collaborazione che si riflette nel lavoro durante le riprese.

Credits
Regia: Manuel Cundari, Eugenio Piluso.
Sceneggiatura: Martina Calvelli, Manuel Cundari, Eugenio Piluso.
Fotografia e montaggio: Eugenio Piluso.
Musiche: Eugenio Bennato.
Con: Sekou Condé, Cherif Bachir, Lacina Bamba, Sarjo Arfang Sanyang, Ibrahim Dionande, Lamin Dampha, Mamady Kanté, Lamin Keita, Molamin Manga, Abdoulaye Sidibé, Mamadou Mika Sow, Ibrahima Diallo, Adriano Gianluca Cofone
Produzione esecutiva: La Casa di Abou Diabo.
Prodotto da: Manuel Cundari.

Fotografo di scena: Patrizio Gullì.

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