Caro Tito, giorni fa, in una serena conversazione del più e del meno, un’amica dentista (o, meglio, “odontoiatra”) mi ha chiesto “Lo sai a cosa servono veramente i denti oltre che a mangiare?”… Pensavo fosse una domanda tendente alla funzionalità più scientifica del nostro apparato masticatorio da usare molto bene per permettere al nostro stomaco di fare meno fatica nella digestione… Infatti, molti di noi masticano poco ed ingoiano quasi a pezzettoni il cibo che, invece, andrebbe triturato più adeguatamente, con calma, senza fretta. Purtroppo, solitamente la vita frenetica che facciamo non ci permette di prolungare “l’assise” degustatoria. Forse per il pranzo della domenica o delle feste comandate riusciamo a stare più tranquillamente a tavola. Però le feste e le domeniche, aumentando le dosi di cibo, non ci permettono di restare a metà budella (o stomaco) come raccomandavano gli antichi e come mi ricordava spesso mia madre quando ero davanti ad un piatto che mi piaceva e di cui facevo molto volentieri il bis.
1 – I DENTI SERVONO PER MORDERE LA LINGUA
L’amica odontoiatra, sorridendo e quasi divertita, ha puntualizzato: “Oltre che a mangiare, il che è ovvio, i denti servono a mordere la lingua!”. Lì per lì non ho afferrato il concetto, ma solo per un attimo tra stupore e smarrimento, poiché ho ben capito che lei intendeva riferirsi agli spropositi e alle maldicenze che si dicono quando si parla. E mi sono ricordato della famosa frase o proverbio che afferma (con l’esperienza dei secoli e dei millenni): “Ne uccide più la lingua che la spada!”. Oppure, come aggiungevano gli antichi, prima di parlare conta fino dieci. Oppure, appunto, morditi la lingua!…
Da qui tutta una molteplice serie di esempi che vanno dalla calunnia vera e propria ai pettegolezzi delle comari, dalla diffamazione alle bugie, dalla menzogna alle ipocrisie, dalla denigrazione alla cosiddetta “fabbrica del fango” e quanto altro nel vasto catalogo umano che vede gli impostori esibire la propria loquacità tendente a fare più male possibile. Ah, le dicerie!… Ecco sono queste che (con la loro malignità, ciarla, chiacchiera, ecc. ecc.) decidono il buon nome o la sorte delle persone, delle famiglie e di ogni altra cosa pubblica e privata. Dalla cronaca emerge spesso il dramma e la tragedia di chi si suicida proprio per le dicerie. Oppure per semplici illazioni. Specialmente nel nostro Sud, in particolare in Calabria e Sicilia, fino a qualche tempo fa, bastava (e forse, ahimè, basta ancora) una semplice parola detta di traverso, subdolamente, inopportuna o persino in buona fede per uccidere e perdere la vita!
Quindi sì, è vero, i denti servono specialmente per mordere la linguaquando si è in procinto di dire qualcosa che può provocare male, molto male e di cui potremmo pentirci, più o meno amaramente. E, i primi a doversi mordere la lingua sono i politici di ogni latitudine e longitudine. Non soltanto perché quanto dicono può essere a volte devastante (persino per i Mercati, oltre che per le Persone) ma anche come cattivo esempio per i giovani, i quali così si sentono autorizzati non soltanto alle imitazioni ma pure a perfezionare e peggiorare un linguaggio di cui la vita pubblica (compresi giornali e televisione) è terribilmente stracolma. Occhio pure alle penne o alle tastiere velenose!
2 – UNA TERAPIA PER GUARIRE DAL PETTEGOLEZZO
Caro Tito, probabilmente, chi più chi meno, dovremmo tutti o quasi, sottoporci ad una terapia psicologica adatta ad avere una lingua pulita. Tra le tante ecologie, esiste la “ecologia del linguaggio”?… che io sappia no. Oppure c’è qualcosina, però non è ancora percepibile. Le associazioni ecologiste trattano ben altro. Pure dai cosiddetti “non-violenti” non odo una ferma presa di posizione. Eppure il fenomeno è così gigantesco, tanto da produrre innumerevoli morti e feriti. E’ da ritenere, ad esempio, che le troppe stragi, quasi quotidiane, di cui soffrono gli Stati Uniti d’America siano da riferirsi alla violenza verbale e comportamentale subita da chi poi si arma ed uccide nel suo ambiente di studio e di lavoro oppure in modo forsennato e non previsto, pur di scaricare la propria rabbia. Contro tutto il mondo.
3 – IL CHIACCHIERICCIO DI PAPA FRANCESCO
Infatti, recentemente, Papa Francesco ha fatto più volte riferimento al “chiacchiericcio” che c’è nella Chiesa di cui è il Sommo Pontefice. Ha detto, tra tanto altro: << Il chiacchiericcio è una peste più brutta del Covid. Il grande chiacchierone è il diavolo >>. Una piaga sociale, dunque. Addirittura dentro la Chiesa che dovrebbe essere modello di virtù, anche se la categoria dei “peccatori” alberga pure tra le sue mura e nei suoi ambienti.
4 – SALUTISSIMI
Caro Tito, è talmente sotto gli occhi di tutti la gravità di tale tristissimo fenomeno che è meglio concludere qui questa “lettera n. 468”. Ognuno tragga le proprie conclusioni e prenda i più seri provvedimenti. Importante qui è aver enunciato e dato un “input” su cui lavorare. Seriamente, però!… Per un mondo migliore. Noi ci siamo appuntamento alla prossima n. 469 e, quindi, passo ai saluti, sempre ringraziandoti per la pubblicazione che, come al solito, diffonderò tra tutti o quasi i miei contatti, dai quali mi giungono spesso commenti e pareri atti a trarre i più utili insegnamenti. A presto!
di Domenico Lanciano
ITER-City, domenica 14 maggio 2023 ore 18.18 – Da oltre 55 anni (dal settembre 1967) il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”. Le foto sono state prese dal web.

