Chi proviene da letture fumettistiche, tipo Tex o Capitan Miki, ricorderà ancora come il suono gutturale di haug e un gesto di saluto a mano alzata corrispondeva sia al saluto del capo indiano in arrivo, sia all’assenso a ciò che aveva detto o ordinato.
Ebbene, per millenni, caratterizzati dalla sudditanza delle masse a Capi, chiamati regnanti, Re Imperatori o altro, i gesti di chinare la testa, genuflettersi proferendo monosillabi gutturali di assenso, hanno distinto i rapporti.
Nelle assemblee delle Agorà, di storia e cultura greca, alle decisioni partecipavano tutti i maschi adulti, tranne donne schiavi e stranieri. Da quelle, con l’apporto delle romane, prendono avvio le cosiddette civiltà occidentali.
Per secoli dopo secoli, generazioni dopo generazioni hanno vissuto rapporti di comando e sudditanza. Regnanti, ceti dominanti al loro servizio e intere masse ad “ubbidire e combattere”. Loro faticando e i primi a sperperare.
Fu la borghesia francese, sull’onda della cultura illuminista, a squarciare la stratificazione dei rapporti… non più sudditi e regnati, per giunta di diritto divino, ma cittadini e governanti per volontà popolare. Nacquero i Diritti. I Doveri c’erano da sempre. Siamo nel 1789.
Si frantumò l’ordine dei tre Stati durato dal 1302, convocati per la prima volta da Filippo il Bello, Clero Nobiltà e Terzo Stato. I primi due sempre in combutta contro il terzo. Non consentivano mai leggi migliorative. Dal “Voto per stato si passò al voto per testa”. Così il Terzo Stato più numeroso avrebbe contato di più.
Si avviò la stagione dei diritti naturali e civici. Anche del “diritto di voto”. Un suffragio universale ancora fragile e ristretto.
Ci volle la Costituzione francese del 1848 e quella tedesca del 1871 perché quello del voto fosse riconosciuto. Ancora con le donne escluse
Da noi in Italia, dopo la proclamazione del Regno del 17 Marzo 1861, sono state più volte modificate le Leggi elettorali che consentivano il voto via via ai soli ricchi maschi, poi ai ricchi e agli istruiti, sempre solo maschi. Poveri e istruiti non dovevano essercene molti!. Nel primo ventennio del 900 si stava proponendo un’apertura limitata di voto alle donne. Nell’Ottobre del 22 prese il potere il Fascismo. Dapprima rimasero forme di voto plebiscitario arrivando alla presentazione di candidati nominati dalle Gerarchie su lista unica. Dopo il 1934 le elezioni furono del tutto abolite! Haug Duce!
Si è dovuto aspettare la lotta partigiana, la Resistenza, la Liberazione dell’Italia dai fascio-nazisti, la fino al 2 Giugno 1946 per avere la Repubblica e l’esercizio del diritto al voto universale di uomini e donne. Gli schiavi non ci sono più. Permangono alcune sacche di condizioni schiaviste da contrastare. Odiose e disumane in Stati cosiddetti civili. Verso gli “stranieri” permangono ostilità al riconoscimento della cittadinanza e quindi al diritto al voto. Potranno essere ridotte votando il quinto quesito accogliendo la richiesta di cittadinanza, a quelli in regola, dopo 5 anni invece che dopo dieci.
Che valore ha il diritto al voto? Immenso. È alla base delle libertà e dei diritti universali. L’esercizio del diritto di votare riguarda il cittadino. Ma anche l’intera società.
Chi non va a votare per sua scelta, fa un torto a sé stesso e alla collettività.
Chi ha invitato nel passato a non andare a votare ha fatto male.
Chi invita oggi a non andare a votare fa molto peggio. Perché non considera quanto sta accadendo. Quanto è grave il distacco della popolazione, degli elettori, dalle Istituzioni, per le quali si reca alle urne in certi casi dal 35 al 60 %. Una caduta della partecipazione che rende fragilissima la democrazia. Ricordando che se il sistema democratico è fragilissimo i diritti e le libertà lo diventano ancor di più. Diventano a rischio.
Oltretutto, Dirigenti di Partito e Chi ci governa spesso si richiamano alla “Volontà del Popolo”. La cui “sovranità” è sancita in Costituzione. Poi, di fronte ad un referendum che è l’occasione attraverso cui il Popolo si può esprimere, direttamente, il Popolo viene a non votare! E’ un inganno. Andiamoci in massa.
Anche perché l’8 e il 9 Giugno, i Nonni e le Nonne, i Genitori, gli elettori, hanno la opportunità di migliorare direttamente le condizioni di vita, di cittadini e di lavoratori, per sé, per i Figli e i Nipoti. Rendendo la società più giusta e il lavoro più sicuro.
Lasciamo stare la prosopopea che Uno è libero di andare o non andare.
Se Uno non coglie il valore di esprimere col voto la propria volontà, potranno esserci rabbia, delusione, quel che si vuole. Si fa solo un torto a sé e alla collettività. Mentre Chi governa, verso cui si pensa di dissentire, ci possono solo godere.
Attenti. Certuni possono pure auspicarlo, che vadano a votare sempre di meno.
Tanto ci penseranno loro!
Per questo Chi ha scritto la Costituzione ha stabilito, nell’art. 48, che:
Il voto è personale, uguale, libero e segreto, ed è anche considerato un dovere civico. Un “dovere civico”? Pertanto, se Uno non va a votare viene meno ad un suo dovere civico. Se Uno invita a non votare è un cittadino incivile.
Se chi ci governa invita a non andare a votare è un indegno, incivile e beffardo.
Se poi Ti trovi con un Presidente del Consiglio, che si inventa di andare al seggio per votare e però non ritira le schede, per non votare, siamo di fronte ad un comportamento incivile, beffardo. Forse cerca, con l’alimento di certe nostalgie di tempi pure male appresi nella loro tragica fattualità, applausi al suo passaggio, inchini, pose fotografiche e riprese televisive da riempire copertine, giornali e canali televisivi. Haug Presidente!
Ma, questa non è mancanza di serietà.
Sarà un comportamento di amoralità pubblica.
Angelo Falbo – Responsabile Lega SPI CGIL del Reventino

