Dell’ultima brillante idea di Filippo Cardamone ha scritto – come spesso accade – anche Annarosa Macrì nella rubrica che cura su «il Quotidiano del Sud», in cui risponde, con sapienza e sincera empatia, alle lettere dei lettori.
Nella sua risposta, la celebre giornalista e scrittrice lo ha definito “un mecenate” per aver commissionato ben dodici tele a Domenico “Mimmo” Bevacqua, nel periodo che ha dedicato alla pittura della sua breve ma intensa vita; pittura che ha poi lasciato spazio alla musica e infine alla passione per l’ornitologia.
Mimmo è infatti scomparso prematuramente lo scorso anno, ma nella sua amata Tiriolo nessuno lo ha dimenticato. E anche Filippo ne conserva un felice ricordo immateriale, per averlo conosciuto profondamente in una galleria d’arte che operava a Soveria Mannelli e ora non c’è più, e uno invece materiale, legato ai tanti quadri che gli ha commissionato, davvero come un moderno “mecenate”, e che conserva gelosamente nella sua bella casa, trasformata, in alcuni ambienti, in una vera e propria pinacoteca.
L’idea di Filippo, che il sindaco di Tiriolo Domenico Greco ha subito abbracciato, consiste nel ricordare il poliedrico artista con una serata interamente a lui dedicata e una mostra che resterà in allestimento nella cittadina dei due mari per tutta la prima metà del prossimo mese di agosto.
Per l’occasione, Filippo metterà a disposizione le dodici tele di Bevacqua in suo possesso, ma nello stesso tempo lancia un appello a chiunque avesse opere dell’artista di volerle concederle temporaneamente per poterle mettere in mostra assieme alle sue.
Ma già le sue tele sono sufficienti a far intuire quanto fosse indiscutibile il talento di Bevacqua, che ha sempre saputo reinterpretare gli input ricevuti dal committente Filippo, rispettandoli ma mettendoci anche del suo, creando delle opere tra il surreale, per la compresenza di elementi tra loro inconciliabili, e il naif, per la spontaneità del tratto e l’apparente ingenuità delle ambientazioni.
I temi sono quelli voluti dal committente e spaziano dal brigantaggio al rito della mietitura d’altri tempi, dai Vespri soveritani all’obelisco che rende onore all’impresa di Garibaldi e dei suoi “mille”, presente un po’ ovunque come elemento caratterizzante e in qualche modo rassicurante.
Quando ebbe modo di conoscerlo, molti anni addietro, Filippo rimase colpito dal suo legame con i luoghi e la loro storia – un’autentica passione che i due condividevano – e quindi decise di chiedergli di rappresentarli con la sua arte per nulla improvvisata: Mimmo aveva frequentato il Liceo artistico e poi l’Accademia di Belle Arti.
L’esperimento riuscì perfettamente e la simbiosi tra committente e artista ha dato i frutti notevoli che, fra pochi mesi, si spera assieme a molte altre opere di Bevacqua, potranno essere ammirati da tutti grazie all’intraprendenza di Filippo e al suo generoso gesto di gratitudine nei confronti dell’artista da poco scomparso.
Raffaele Cardamone

