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Dolci pasquali del Savuto-Reventino, tra tradizione e simbolismo antico

“A cuzzupa e lu martiallu” sono i tipici dolci pasquali della tradizione del territorio del Savuto-Reventino. Un rituale che si ripete ogni anno durante il periodo pasquale. Un dolce intrecciato con un uova vere incastonate, diffuso anche in altre zone del Sud Italia ma qui declinato con forme e nomi propri della tradizione locale.

Un tempo questi dolci venivano preparati “in comune” negli antichi forni a legna dei quartieri o delle frazioni, di proprietà delle famiglie benestanti. Una tradizione oggi quasi scomparsa, anche se la preparazione domestica continua a sopravvivere nelle famiglie. Ancora negli anni Settanta, Ottanta e fino a parte degli anni Novanta, le massaie si davano appuntamento nell’ultima settimana prima di Pasqua per preparare insieme i dolci tipici. Il ritrovo avveniva nei locali dei grandi forni a legna, un tempo dedicati alla produzione del pane, messi a disposizione della gente del quartiere o della frazione. Era un momento di lavoro ma anche di socialità: si impastava, si parlava e si tramandavano gesti e ricette.

Un retaggio di un passato non troppo lontano che purtroppo si è in gran parte perduto, ma non quello della preparazione dei dolci tradizionali. D’altronde, che Pasqua sarebbe senza cuzzupa e martiallu?

La cuzzupa, che a Scigliano è spesso chiamata semplicemente “pizza”, e il martiallu (o “martello”) rappresentano i dolci simbolo di queste terre. Ne esistono generalmente due varianti: una più dolce, spesso aromatizzata con la scorza di limone e perfetta da inzuppare nel latte la mattina, e una più simile al pane, più lievitata e con una superficie liscia e lucida, quasi a specchio, poco zuccherata e dal sapore più neutro, ideale anche per la colazione durante la giornata.

Cuzzupa nelle 2 versioni

Le forme tradizionali sono ben riconoscibili. La cuzzupa ha solitamente una forma circolare intrecciata, con una o più uova incastonate nell’impasto. I martialli, invece, sono generalmente realizzati come una treccia allungata che termina con un solo uovo incastonato nella parte superiore.

Si tratta di dolci che raramente si acquistano nei negozi: la tradizione vuole che vengano preparati in casa e poi portati con sé durante le scampagnate di Pasquetta o regalati ad amici e parenti. Particolarmente suggestivi erano quelli destinati ai bambini: spesso personalizzati con piccoli segni o decorazioni e arricchiti con granella di zucchero colorata.

Sono dolci carichi di simbolismo, con radici che affondano nella storia antica della Magna Grecia. L’uovo rappresenta il segno della rinascita: molto prima del cristianesimo, nelle culture antiche era già simbolo della vita che ricomincia. Con il tempo è diventato anche emblema della Resurrezione. La forma circolare, invece, richiama l’idea del ciclo continuo della natura, che con la primavera torna a germogliare.

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La preparazione avviene tradizionalmente alla fine della Quaresima, quando dopo il periodo di digiuno e rinuncia si ritorna a mangiare “di tutto”, celebrando la festa con qualcosa di semplice ma ricco di significato.

La ricetta è essenziale, come molte preparazioni della tradizione contadina. Gli ingredienti di base sono farina, zucchero, uova, strutto e un po’ di latte, con l’aggiunta di lievito. L’impasto viene lavorato fino a ottenere una consistenza morbida, lasciato riposare e poi modellato nelle forme tradizionali. Le uova vengono incastonate nell’impasto e fermate con sottili strisce di pasta, cuocendo direttamente nel forno insieme al dolce. Infine si spennella la superficie con uovo, soprattutto nella versione non zuccherata, prima di infornare, così da ottenere la caratteristica doratura.

Un dolce semplice, dunque, ma profondamente legato alla memoria e all’identità del territorio. Un sapore che racconta la Pasqua di un tempo e che, nonostante il passare degli anni, continua a tornare sulle tavole delle famiglie del Savuto-Reventino.

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