Caro Tito, adesso che piano piano si spegneranno (quasi) tutti i riflettori sul film-evento “La Sposa” (andato in onda per tre puntate su Rai Uno, nelle prime serate delle domeniche 16, 23 e 30 gennaio), possiamo cominciare a riflettere meglio sui suoi più veri risvolti antropologici e storici, oltre che emotivi. Come hai potuto notare, da parte mia ho cercato di offrire a noi stessi e ai nostri lettori alcuni “input” conoscitivi delle situazioni che hanno dato origine alla massiccia emigrazione meridionale verso il centro-nord Italia (e l’estero), dentro il cui esodo bisogna inserire pure il grande e significativo fenomeno dell’emigrazione matrimoniale di centinaia di migliaia di ragazze. Costoro hanno avuto un eminente ruolo sociale non soltanto per la demografia specialmente di talune zone (come, ad esempio, le Langhe piemontesi) ma anche per il sostegno alla continuità o alla rinascita socio-economica di intere aree rurali abbandonate dalla manodopera indigena in corsa verso i miraggi delle città.
Ma troppo alto è stato il prezzo personale, familiare e sociale pagato da chi emigrava (per lavoro o matrimonio). Un costo che, poi, si è riversato su tutto il sud Italia che si è letteralmente svuotato di abitanti dando origine a quello spopolamento che continua ancora sotto altre forme come, ad esempio, la fuga dei cervelli. E’ un “Sud in fuga” o forse meglio un “sud-serbatoio” di questa società industriale che, nata già ingiusta quanto a premesse, si sta rivelando sempre più atroce nella continuità presente e nelle prospettive future, per tutti i popoli del mondo e per il nostro unico pianeta. Un ripensamento su società industriale e globalizzazione è assolutamente urgente da fare pure per evitare l’aumento dei disastri ambientali e umani che sono sotto gli occhi di tutti noi e che, purtroppo, sono destinati a peggiorare in modo irreversibile se non si attuano immediatamente almeno i rimedi più necessari e non più rinviabili.
1 – IL SUCCESSO DI UN FILM-EVENTO
“La Sposa” di Rai Uno è da considerarsi un “film-evento” almeno per due motivi. Il primo è prettamente tecnico e riguarda i notevoli dati dell’ascolto, mentre il secondo è soprattutto culturale ed emotivo, pure per le reazioni ed i dibattiti che ne sono scaturiti, specialmente dopo la prima puntata di domenica 16 gennaio … segno che i principali temi trattati (umani, sociali, storici e identitari) erano e sono profondamente sentiti dall’anima popolare dei telespettatori. In pratica, tale fiction ha fatto centro.Comunque. E ci dobbiamo attendere una prosecuzione per la prossima stagione televisiva invernale … se è vero come dovrebbe essere vero che le leggi dell’Auditel portano quasi sempre almeno ad una estensione di un prodotto che è stato particolarmente gradito dall’opinione pubblica, la quale se l’aspetta.
E’ stato un film-evento pure per me che solitamente non seguo più da tempo i programmi televisivi al di fuori dei telegiornali e degli approfondimenti tematici. Ho seguito tale serie TV unicamente perché il tema trattava la Calabria, mia amatissima regione di nascita, e l’emigrazione matrimoniale di quelle “donne del Sud” che sono andate in moglie a uomini del centro-nord Italia, dove la corsa alle città aveva svuotato le campagne. Un argomento a me assai caro per averlo vissuto in prima persona e studiato parecchio.
Ricordi, Tito?… Ne avevamo già ampiamente trattato pure con la “Lettera n. 320 del 24 febbraio 2021” ( https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-320-la-difficile-emigrazione-femminile-matrimoniale-e-contadina-in-italia-da-sud-a-nord-1945-1985/) proseguendo il discorso nella “Lettera n. 322 del 19 marzo 2021 – Miscellanea 1 con i paragrafi 5-6-7). Addirittura 5 anni prima, nell’aprile 2016 avevamo dato uno sguardo all’emigrazione matrimoniale descritta nel libro “Ti ho visto che ridevi” edito da Rubbettino nel 2015 con un articolo-recensione ripreso pure da altri siti web come <<https://www.restoalsud.it/in-evidenza/le-langhe-salvate-dalle-calabresi-leuropa-dalle-attuali-migrazioni/>>del 16 aprile 2016 ore 13.09, inserito da Monica Suràce giornalista campobassana di origine reggine.
2 – DUE SETTIMANE D’INTENSO LAVORO
Caro Tito, da lunedì 17 gennaio a tutt’oggi(martedì 01 febbraio 2022) per me sono state due settimane di intenso lavoro, nel redigere comunicati-stampa a ripetizione non soltanto per “www.costajonicaweb.it” ma anche per altri siti che mi chiedevano un commento su questo film “La Sposa” che ha colpito la sensibilità dei telespettatori, specialmente della Calabria e del Veneto, le due regioni più direttamente coinvolte dalla narrazione. Ma si sono risentiti, in vario modo, pure molti telespettatori della Puglia e del Piemonte dove sono state girate le principali scene in sostituzione dei luoghi originali di Calabria e Veneto.
Abbiamo ricordato il fatto che avevamo già segnalato il piccolo monumento realizzato dallo scultore Gianni Verdiglione nel gennaio 2021 a Badolato borgo (mercoledì 19 gennaio 2022 -https://www.costajonicaweb.it/la-sposa-a-badolato-il-paese-in-vendita-in-provincia-di-cz-ce-gia-un-piccolo-monumento-alle-spose-del-sud-richieste-dal-nord/).
Poiché il film “La Sposa” è stato un vero successo ed ha colpito l’anima popolare, è stato facile farmi accogliere dall’antica Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone la proposta di dedicare una vera e propria campana alle “Spose del Sud” (20 gennaio 2022 – https://www.informamolise.com/prima-pagina/campana-donne-del-sud-campana-monumento-in-realizzazione-alla-pontificia-fonderia-marinelli).
3 – TANTI I RISCONTRI MULTIMEDIALI
Giornalisticamente sono state davvero impegnative per me queste due settimane de “La Sposa” … però davvero piene di soddisfazioni. Ti confido che sono state tra le più felici della mia vita, non soltanto per i tanti riscontri multimediali ed interpersonali, ma anche e soprattutto perché sento che ho reso anche io un po’ di giustizia umana e sociale, di memoria e di visibilità a tutte quelle persone, in particolare a quelle donne, la cui partenza mi faceva soffrire così tanto che ha lasciato un grande ed incolmabile vuoto nella mia anima. Come un lutto. Ti ho spesso scritto delle partenze dolorose e traumatiche cui ho assistito alla stazione ferroviaria di Badolato fin dalla mia più tenera età. Sono state proprio tali partenze a cambiare la mia esistenza, che ho dedicato quasi completamente alla mia gente di Badolato, al mio popolo calabrese e meridionale, pur nella visione universalista, etica ed umanitaria che da sempre caratterizza la mia Wita!…
4 – GRAZIE AI COLLEGHI GIORNALISTI
Sento il bisogno di ringraziare oltre a te, che sei sempre molto generoso e puntuale, altri colleghi giornalisti che hanno rilanciato o evidenziato i miei comunicati-stampa su “La Sposa” in queste due settimane. Come, ad esempio, i sempre gentili colleghi: Simone Musmeci (direttore diwww.soveratoweb.com), Raffaele Cardamone (www.ilreventino.it di Soveria Mannelli), Franco Polìto (www.preserreedintorni.it di Squillace), Vincenzo De Virgilio (www.agenziacalabrianotizie.com di Catanzaro), Maria Rosaria Carosella (www.altomolise.net), Maurizio d’Ottavio (www.ecoaltomolise.net e Primo Piano Molise), Franco Laganà (corrispondente da Badolato del Quotidiano del Sud), ma anche Letizia Varano (Gazzetta del Sud – Catanzaro), Santo Strati e la sua redazione (https://calabria.live/), il direttore di www.vipiu.it (Vicenza più), Pino Nano e la sua redazione (www.primapaginanews.it), la redazione di Soverato diwww.telemia.it, la giovanissima Giusi Grilletta (https://ecodellojonio.it) vera promessa del giornalismo calabrese.
5 – DUE RISCONTRI INTERPERSONALI
Tra l’altro sono stato assai lieto di avere avuto due riscontri diretti: il primo(con email di sabato 22 gennaio 2022 ore 10.55) mi è pervenuto da Maria Rosaria DE RITO di Diamante (CS) di cui ti ho dato conto venerdì 28 gennaio 2022 ai paragrafi 1 e 2 della <<https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-383-la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/>>.
Il secondo riscontro mi è giunto per telefono alle ore 13.37 di sabato 29 gennaio 2022 dal Piemonte, precisamente dal borgo di Roccaciglié (130 abitanti circa in provincia di Cuneo, nelle Langhe). Mi ha cercato la signora Anna Baricalla per dirmi che è figlia di Maria Cefalì di Cortale (CZ) andata in sposa nel 1966 a Giovanni Baricallaun giovane muratore delle Langhe di Roccaciglié. Probabilmente ti racconterò presto la storia di Maria, che ho già intervistato per telefono nel pomeriggio di oggi, martedì primo febbraio dalle ore 14.21 per 66 minuti e 36 secondi.
6 – DUEINTERESSANTI ALLEGATI
Intanto ti unisco, come primo allegato, l’interessante e toccante pagina 71 (Mondovì – Ceva) pubblicata da LA STAMPA venerdì 09 dicembre 2011 a firma di Piero Dadone con il titolo << Con la “500” dall’Alta Langa a cercar moglie in Calabria >> dove si racconta di quattro giovani poi sposatisi con ragazze di Cortale, paese interno nell’istmo di Catanzaro, tra i golfi di Squillace e di Lamezia, proprio nella zona dove 3500 anni fa è nato il nome Italia. Tale pagina mi è stata donata gentilmente dalla signora Anna Baricalla di Roccacigliè (CN), la cui mamma Maria Cefalì era una delle quattro ragazze che, dopo sposate, sono andate a vivere nelle Langhe cuneesi.
Sensibile alle tematiche dell’emigrazione Sud verso Nord, l’amico Michele Minieriè salito appositamente su uno di questo “treni della speranza” (da Termoli a Bologna) per intervistare numerose donne molisane che, appunto, si recavano a lavorare sui campi della Lombardia per racimolare il denaro necessario per la sopravvivenza della propria famiglia o per farsi una dote matrimoniale.
7 – LE FOTO DELLA LETTERA A TITO N. 320
A tale proposito, sfogliando il web nella ricerca di notizie sull’emigrazione femminile meridionale verso il nord Italia, ho trovato l’articolo <<https://www.rivieraweb.it/la-sposa-e-la-calabria-quando-una-fiction-indignaoppure-no/>> (sito di Siderno – RC). Con mia piacevole sorpresa ho notato che appartengono alla nostra “Lettera n. 320 del 24 febbraio 2021” tre delle quattro foto presenti in tale articolo scritto da Giuseppe Romeo a commento della miniserie tv “La Sposa”.Purtroppo non è citata la fonte delle foto.
8 – GIOVANNINO A PESCA CON NONNO ANTONIO
“La Sposa” è anche un film impostato su tre generazioni: la mamma della sposa (che resta al paese, vedova e povera), la sposa Maria che emigra al nord per matrimonioe Vittoria la figlia di Maria nata da questo incrocio Sud-Nord. Milioni sono le situazioni simili in Italia. La generazione dei nonni che restano nel Sud, quella che lascia il borgo e parte per cercare fortuna nel centro-nord Italia dove forma famiglia e genera figli e nipoti (per i quali, alla lunga e forse, il sud non esisterà più).
Ecco, con questa bella foto (che ritrae di spalle nonno Antonio e il suo primo nipote Giovannino davanti al mare del Golfo dei Poeti nella baia di La Spezia), oltre ad omaggiare la simpatia e i simboli di questi miei amici, intendo proporre la considerazione delle radici che parecchia Italia del centro-nord ha ancora nel nostro Sud con una tendenza alla globalizzazione … tanto che le radici tendono piano piano a dissolversi con la speranza che nasca l’identità fondata su un’unica Umanità. Il che dovrebbe portare con più facilità agli ideali di pacifica convivenza tra le persone provenienti da ogni angolo del mondo.
9 – SALUTISSIMI
Caro Tito, spero di poterti far conoscere nella prossima “Lettera n. 385” gli interessanti esiti dell’intervista telefonica fatta ore fa alla gentile e saggia signora Maria Cefalì di Cortale, “Sposa del Sud” nelle Langhe negli anni sessanta. Rappresenta un delicato esempio ed una toccante pagina di storia non soltanto della Calabria o del Piemonte ma di tutta l’Italia che, uscita molto malconcia dal dopoguerra 1940-45, stenta ancora tantissimo ad essere veramente “unita” dopo i pur tanto decantati 162 anni dalla conquista del Sud da parte dei Savoia. Dei 162 anni ben 76 sono ormai repubblicani (quasi la metà) senza esiti positivi nel rapporto Nord Sud, la cui forbice delle differenze socio-economiche si sta allargando, negativizzandosi sempre di più!… Il problema, quindi, è strutturale, di mentalità o di egoismi, non di tipo di governo.
Alla prossima, Direttore, e sempre grazie per il prezioso spazio che mi dedichi. Con tanta cordialità, pensando alle tue generazioni, in particolare al tuo primo nipote Leonardo che ha, più o meno, gli anni di Giovanninoe che pure tu fai gioire e bei con il mare, quello jonico della Calabria però!
Domenico Lanciano
ITER-City, martedì 01 febbraio 2022 ore 23.53 – Dal settembre 1967 il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”. Le foto: la n. 1 è mia; le numero 2-3-5-7 sono state prese dal web; la n. 4 è della famiglia Cefalì-Baricalla; la n. 6 è di Michele Minieri e la n. 8 è della famiglia Rapa.

