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Armando Orlando ha dato alle stampe il suo nuovo libro: “Il tempo del cielo”

La Calabria è una terra che, per la sua posizione strategica tra Mar Tirreno e Mar Ionio, ha conosciuto una continua circolazione di popoli, in frequente variazione di equilibri e disequilibri sociali, economici e politici. Da questa riflessione nasce “Il tempo del cielo”, un nuovo lavoro di Armando Orlando, saggista e storico che ha concentrato la sua attività di ricerca sugli aspetti economici, sociali e antropologici della storia del Mezzogiorno, con particolare attenzione alla Calabria.
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Il volume, edito da Ferrari Editore, è inserito nel Progetto «Musica che sfida il tempo. Suoni e parole» – Attività Culturali Regione Calabria; iniziativa presentata e realizzata dall’Associazione “Valle del Savuto”, presidente Maria Teresa Falvo e direttore artistico Alfredo Chieffallo.

Un passo indietro fino alle origini, un quadro storico mutevole ripercorso attraverso i secoli con ricchezza di riferimenti e approcci dalla protostoria ai giorni nostri, un confronto con i più importanti esponenti del meridionalismo contemporaneo sono le principali idee guida che hanno accompagnato questo lavoro.
Orlando – la cui penna è annoverata tra i collaboratori de ilReventino.it – ha voluto affidare al nostro giornale on-line alcune considerazioni in proposito.
Armando Orlando

«Ho voluto fortemente questo libro. E Francesca Londino – che assieme a Settimio Ferrari guida la Casa editrice – ha profuso il massimo dell’impegno; è intervenuta sul testo in maniera formidabile, con competenza e con pazienza, e i continui confronti telefonici hanno prodotto – fra l’altro – un “sommario ragionato” e il titolo stesso dato al volume: “Il tempo del cielo”. Quattro parole che non rappresentano solo una dicitura di copertina. Sono un concetto, un proposito, un motivo di fondo; sono un pensiero, una meditazione. Sono il filo che lega l’inizio e la fine di questo lavoro. L’inizio come frase di primo approccio. La fine come denominazione data all’ultimo capitolo, e poi ancora come citazione finale, come frase che conclude la lettura. Frase presa in prestito da Ernesto De Martino, antropologo e filosofo».

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