
Non è la prima volta, infatti, che i ragazzi della scuola secondaria di primo grado di questi due piccoli paesi, cui il Monte Reventino fa un po’ da barriera verso il mare e un po’ anche da sfondo carico di bellezza, riescono a far inscrivere il nome della propria scuola nell’albo d’oro di uno dei più prestigiosi festival teatrali per le scuole di tutta Italia.
Un momento particolarmente critico della nostra storia nazionale, che a volte si tende a rimuovere e che invece – come ci insegnano i ragazzi (nelle vesti di attori) e i docenti (nei ruoli di autore e registi) – non possiamo permetterci di dimenticare, soprattutto in un’epoca in cui affiorano nuove forme di razzismo con nuove potenziali vittime sacrificali.
Ma naturalmente, sulla scena, la Storia con la S maiuscola rimane a fare da sfondo per dare risalto a una storia più personale ma non meno significativa: quella di una nonna che ricorda la propria adolescenza e la racconta alla nipote, in uno scambio tra generazioni che le arricchisce entrambe e che trasferisce verità storiche da quella che un ricercatore definirebbe una fonte diretta.
Se vogliamo trarre anche noi una lezione da questa storia, tirarla fuori dalla valigia, è che i nostri ragazzi non sono secondi a nessuno e meritano un’attenzione speciale per il loro futuro. Un’attenzione che non sia quella – sterile – di formarli per fargli abbandonare questi luoghi al più presto possibile, ma al contrario di consentirgli di crescere – anche professionalmente – assieme al loro territorio.
di Raffaele Cardamone
