Lo spopolamento in Calabria rappresenta una delle sfide più gravi e complesse. Negli ultimi decenni, la Regione ha visto un costante declino demografico, alimentato da una combinazione di fattori economici, sociali e culturali. L’emigrazione verso le aree più sviluppate del Paese e all’estero, in cerca di migliori opportunità lavorative, ha impoverito i patrimoni demografici locali.
Questo fenomeno è accompagnato da un invecchiamento della popolazione e dalla desertificazione di interi comuni, in particolare nelle aree montane e interne. L’abbandono delle tradizioni agricole e artigianali ha inoltre minato le fondamenta di un’economia locale già fragile.
Oggi le conseguenze dello spopolamento si riflettono su diversi aspetti della vita collettiva, tra cui la riduzione dei servizi essenziali, la perdita di identità culturale e l’erosione del tessuto sociale. Affrontare lo spopolamento in Calabria richiede interventi mirati e strategie di sviluppo sostenibile che valorizzino le risorse locali e promuovano un rinnovato interesse verso il territorio, puntando soprattutto sui giovani. Per questo motivo, “Storie di Inchiostro – Studio di Copywriting” e “ilReventino” hanno deciso di intervistare alcuni giovani imprenditori che hanno scelto di costruire il loro futuro in Calabria.
Oggi – grazie al lavoro di Vittoria Puleo, tirocinante di Storie di Inchiostro – abbiamo intervistato Elisabetta Grembiale, una giovane donna estetista e imprenditrice calabrese. Elisabetta ha studiato a Roma presso l’Accademia di Estetica, dove ha acquisito diverse esperienze professionali. Successivamente, ha scelto di ritornare in Calabria e investire nella sua Regione. Qui, a Marcellinara in provincia di Catanzaro, ha aperto il suo Centro Estetico “Daphne Kalè”, che porta avanti da circa dieci anni con dedizione e professionalità.
Una scelta coraggiosa dal momento che, ai giorni d’oggi, i giovani imprenditori decidono di andare fuori regione per investire il proprio denaro, il proprio tempo e il proprio sapere.
In Calabria diverse sono le imprese che operano nel settore del benessere e dell’estetica. Questa fetta di economia nella nostra regione ricopre circa il 3%. Infatti, sia donne che uomini oggi scelgono di dedicare tempo a se stessi; non si tratta di una semplice tendenza, ma di una scelta di benessere che nel tempo è diventata un’abitudine essenziale.
Elisabetta, quindi, ha deciso di offrire ai suoi clienti servizi di qualità, utilizzando e vendendo prodotti unici in grado di differenziarla dagli altri centri estetici che si trovano nel circondario. Soprattutto, Elisabetta ha scelto di credere nella propria terra.
Perché hai deciso di rimanere in Calabria? E ad oggi sei contenta della scelta che hai fatto e di aver investito nel posto in cui ti trovi?
<<In realtà io sono ritornata in Calabria. Ho studiato a Roma presso l’Accademia di Estetica, ho fatto lì le mie prime esperienze lavorative. Ho deciso poi di tornare in Calabria e non mi sono pentita anzi, ho avuto tante soddisfazioni.>>
Hai raggiunto con gioia tutti gli obiettivi che ti sei prefissata?
<<In realtà è una domanda un po’ complessa perché io ho aperto il Centro Estetico a 24 anni, e a quell’età sei quasi inconsapevole di quello che vai a fare. Ad oggi, se guardo indietro, ho raggiunto tanti obiettivi e sono cresciuta professionalmente e personalmente. Posso dire quindi di aver raggiunto molti obiettivi, ma al contempo non sono finiti. Ce ne sono ancora tantissimi da raggiungere.>>
È mai capitato qualche insuccesso? Come hai reagito?
Lavorare con il pubblico non è semplice come sembra, la clientela con il passare del tempo diventa sempre più esigente. Cosa caratterizza il tuo legame con i tuoi clienti?
<<Probabilmente la qualità, la precisione nel rispettare la puntualità degli appuntamenti e cercare di essere sempre disponibile per quanto possibile. Sicuramente la professionalità, perché riesco a mantenere un rapporto professionale con la clientela. Cerco naturalmente di avere una certa empatia con le clienti, quello è alla base. Ma oltre l’appuntamento finisce lì, altrimenti diventano tutte amiche e la professionalità in questo campo viene meno.>>
Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
<<Sicuramente le storie che sento: dalla signora che mi racconta qualcosa di ironico, alla signora che invece sente la necessità di sfogarsi, e l’appuntamento diventa una sorta di terapia. Ed è proprio questo il bello: essere un punto di riferimento. È bello condividere tanti momenti felici con le mie clienti. Addirittura, mi è capitato di truccare una cliente alla sua laurea, poi alla sua promessa, al suo matrimonio e al battesimo della sua bambina. Alla fine, è come se ti sentissi una di famiglia perché sei accanto in ogni evento importante, le vedi nei vari passaggi della propria vita. Ci sono però anche cose meno belle, ad esempio ora le clienti sono molto esigenti. Questo è molto triste. Lo stiamo notando negli ultimi anni, dopo la pandemia.>>
Vista la presenza di diversi centri estetici, cosa ti rende unica e cosa ti caratterizza?
<<Sicuramente i prodotti che rivendo. Non ho mai ceduto a vendere prodotti economici o commerciali; preferisco vendere un articolo in meno, ma quando lo faccio, sono certa di offrire un prodotto di alta qualità. Mi assicuro sempre che i prodotti che offro non siano disponibili online, così che i clienti si sentano incentivati a venire da me anziché acquistare online. Cosa mi caratterizza? L’orario continuato che oramai non fa più nessuno, o quasi. Inoltre, cerco di portare sempre novità di anno in anno. Cerco sempre cose nuove, che siano trattamenti o linee di prodotti, e lo faccio sia per i clienti che per me stessa.>>
Tornassi indietro cambieresti qualcosa delle tue scelte lavorative? Ad esempio, saresti rimasta a Roma?
<<No, in una grande città non ci starei. In 10 anni le cose cambiano. Sono cambiate qui in Calabria, figuriamoci in una grande città. Anche come posizione, quella che ho scelto mi piace.>>
Ci sono vantaggi e aiuti per le donne che si approcciano al mondo del lavoro? Per te è stato difficile?
<<Quando ho aperto il centro non c’erano aiuti per l’imprenditoria femminile come oggi. Io per fortuna ho avuto un aiuto fondamentale da parte dei mie genitori, da sola non ce l’avrei mai fatta. Anche perché, scegliendo di affidarsi agli investimenti destinati all’imprenditoria femminile, bisogna mettere in conto che una parte del capitale deve essere anticipata; quindi, non si può partire da zero. Sicuramente preferisco chi si prende le proprie responsabilità pagando le tasse, un affitto e le varie spese che vanno affrontate; capace di dare anche lavoro ad altre persone. Ed è davvero gratificante sapere che la persona che scegli di assumere dipende dal lavoro che realizzerete insieme. Preferisco chi sceglie di prendersi le proprie responsabilità piuttosto che decidere di lavorare in nero da casa. Questo non è solo una questione di correttezza, ma anche perché si rischia di sminuire il valore del lavoro che si decide di intraprendere. Ormai è sempre più diffusa l’idea che “fare le unghie” è la cosa più semplice del mondo, e che basta seguire un corso per poterlo fare, lavorando da casa. Così facendo, non hai, ad esempio, la sterilizzatrice che è fondamentale per garantire la pulizia degli attrezzi.>>
Lavorare con altre persone, quindi, significa anche crescere insieme, sei d’accordo?
<<Certo, perché stimoli la crescita del tuo obiettivo insieme alla persona che hai accanto e collabora con te giorno dopo giorno. È una crescita condivisa, che si affronta insieme. E, secondo me, è giusto che ognuno abbia i suoi obiettivi personali e i suoi adeguati riconoscimenti.>>
C’è qualche messaggio che vuoi condividere con chi sceglie di investire nel proprio territorio e per le donne propense ad approcciarsi al mondo dell’imprenditoria?
<<Dal mio punto di vista, investire nel nostro territorio è importante e fondamentale, soprattutto per noi donne è un qualcosa che dà soddisfazione. Naturalmente, come in tutte le cose, ci sono i pro e i contro. L’importante è saper lavorare in modo professionale e umano, mantenendo il giusto livello di empatia. Lavorare in un’attività di tua proprietà comporta non solo l’assenza di un datore di lavoro, ma anche maggiori responsabilità da gestire. Certo, ci possono essere sfide, ma la soddisfazione e la gratificazione che ne derivano superano di gran lunga le difficoltà.>>

