Un ponte di amore tra il Reventino e Lourdes, esperienza incisa nell’anima dei volontari
Gigi De Grazia
Un ponte di amore tra il Reventino e Lourdes. Lourdes è un angolo di Paradiso sulla terra. Sono partiti in gruppo e sul treno bianco dell’Unitalsi diretto a Lourdes si sono uniti i volontari e i loro “amici” diversamente abili per un viaggio nei luoghi di fede mariana.
La preparazione per il viaggio per arrivare in Francia è avvenuta in parrocchia e si è completata con la parteciapzione al Corpus Domini e la processione per le vie di Soveria Mannelli (nelle foto che pubblichiamo a corredo del testo) a cui l’Unitalsi ha preso parte con i suoi componenti.
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Il viaggio a Lourdes che è appena stato intrapreso è un’esperienza unica ed inebriante che lascia il segno e rimane incisa nell’anima dei volontari.
Per chi c’è stato, ma soprattutto per chi non ha potuto vivere questo intenso, emozionante e indimenticabile pellegrinaggio, adesso può farlo, guardando come i sogni, le speranze grazie al coraggio e la passione dei volontari e dei soci diversamente abili diventano una splendida realtà… chiamata Unitalsi!
Il calore umano nel treno, l’energia della fede, nel suo incontro con la Vergine Maria segna il cammino dell’Unitalsi e lo orienta verso nuove direzioni di bellezza, sui PASSI DI SPERANZA di molte persone diversamente abili della zona montana del Reventino.
Un’esperienza indimenticabile, una conferma o una riscoperta della propria fede, e non è solo un bagno nelle piscine, ma è un vero e proprio bagno nel cuore e nell’amore incondizionato di Maria, un vero e proprio cammino di fede che riesce a rigenerare il proprio spirito grazie alle numerose guarigioni e conversioni, riuscendo a percepire la pace che questo luogo emana.
Il coordinatore del Gruppo Parrocchiale del Reventino, Francesco Bonaddio, spiega ed evidenzia dicendo che “ognuno di noi deve compiere gesti di fraternità nei confronti del prossimo, specialmente di coloro che sono provati dalla sofferenza.
Questi piccoli gesti hanno tanto valore: possono essere semi che danno speranza, possono aprire strade e prospettive di comunione tra i diversi carismi e le istituzioni di carità, perché nessuno di noi lavora per sé stesso, ma in nome di Cristo, che ci ha mostrato la via del servizio. La carità si fa come corpo ecclesiale, sempre. Vi invito perciò a rafforzare tutte quelle metodologie che consentano di lavorare insieme in questo territorio martoriato da tante situazioni di sofferenza e abbandono. A noi la battaglia a Cristo la vittoria”.