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Tra marketing e sport: come le criptovalute hanno sostituito i brand del gioco nelle sponsorizzazioni italiane

Era il luglio del 2018, il Decreto Dignità appena varato cambiava in maniera radicale il rapporto tra sport italiano e mondo delle scommesse. Lo faceva introducendo il divieto assoluto di pubblicità per giochi e scommesse con vincita in denaro, esteso a ogni canale di comunicazione, comprese le sponsorizzazioni sportive. Per i club di Serie A, che fino a quel momento avevano nel betting uno dei principali partner commerciali, si è trattato di un colpo economico rilevante, con perdite stimate in decine di milioni di euro l’anno legate alla fine di collaborazioni storiche con marchi come Bwin, Betway o StarCasino.

Cosa è cambiato da quel momento in poi? In che modo le crypto sono entrate in questo mondo?

Ne abbiamo parlato con gli esperti della redazione di Slotmania.

“Privati di questa fonte di ricavi, i club italiani si sono trovati a cercare in fretta soluzioni alternative, proprio mentre il settore delle criptovalute stava vivendo una fase di crescita esplosiva. Tra il 2021 e il 2022, complice il boom del Bitcoin e l’esplosione del fenomeno NFT, il mondo crypto si è trovato con grande disponibilità di capitali da investire, ma ancora poco conosciuto al grande pubblico”.

L’approdo delle crypto nel mondo del calcio è stato anche un investimento mediatico?

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“Certo, da un lato i club italiani avevano bisogno di nuovi ricavi, dall’altro le aziende crypto cercavano visibilità e credibilità mainstream. L’incontro tra domanda e offerta ha prodotto una vera e propria ondata di accordi”.

Quali sono i club italiani che hanno creato questo tipo di sponsorizzazione?

“Tra i primi c’è stato il Milan, che ha stretto una partnership con BitMEX, exchange di criptovalute, mentre la Juventus ha scelto Bitget come sponsor di manica. L’Inter, dopo la fine dello storico legame con Pirelli, ha avviato una collaborazione con Socios.com, piattaforma della società Chiliz specializzata nei fan token, strumenti digitali che permettono ai tifosi di partecipare a sondaggi e iniziative legate al proprio club. Anche il Napoli ha guardato in questa direzione, con l’accordo con il meme token Floki, mentre l’Udinese ha scelto Kiba Inu. A livello di competizioni, Crypto.com è stato tra gli sponsor di rilievo della Coppa Italia, seguendo un percorso già intrapreso in altri contesti sportivi internazionali come la Formula 1 e la NBA”.

Si può parlare di violazione del Decreto Dignità?

“No, le aziende del settore crypto, infatti, non offrono giochi con vincita in denaro e quindi non rientrano nel perimetro del divieto. Proprio questa distinzione normativa ha reso il settore digitale un’alternativa naturale e percorribile per i club, in un momento storico in cui i canali tradizionali di sponsorizzazione legati al gioco erano diventati improvvisamente inaccessibili sul mercato domestico. Anche se qualcosa si sta muovendo anche sul fronte del Decreto Dignità”.

In che senso?

“Negli ultimi tempi, il quadro normativo è tornato al centro del dibattito. La Lega Serie A ha presentato al Governo una richiesta di revisione del divieto, sostenendo che la norma abbia sottratto al sistema calcio oltre 100 milioni di euro l’anno in mancate sponsorizzazioni, senza per altro dimostrarsi efficace nel contrasto alla ludopatia”.

Una revisione che, se dovesse concretizzarsi, cambierebbe il rapporto tra club italiani, brand del gioco e sponsor crypto.

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