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	<title>La sposa Archivi - ilReventino.it</title>
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	<title>La sposa Archivi - ilReventino.it</title>
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		<title>Per Cortale, dedicate 95 pagine nel nuovo libro del giornalista piemontese Piero Dadone </title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2023 08:24:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nello scorso mese di aprile, la Rai ha replicato la miniserie televisiva “La Sposa” che, appena un anno fa nel gennaio 2022, ha avuto un grande successo di ascolti, pure perché raccontava la consuetudine di cercare e poi sposare donne del Sud da parte di operai, agricoltori ed allevatori del Nord Italia. Adesso, il giornalista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nello scorso mese di aprile, la Rai ha replicato la miniserie televisiva “La Sposa” che, appena un anno fa nel gennaio 2022, ha avuto un grande successo di ascolti, pure perché raccontava la consuetudine di cercare e poi sposare donne del Sud da parte di operai, agricoltori ed allevatori del Nord Italia.</p>
<figure id="attachment_92132" aria-describedby="caption-attachment-92132" style="width: 192px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/Piero-Dadone-giornalista-e-scrittore-piemontese-73-anni.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-92132" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/Piero-Dadone-giornalista-e-scrittore-piemontese-73-anni.jpg" alt="" width="192" height="263" /></a><figcaption id="caption-attachment-92132" class="wp-caption-text"><em>Piero Dadone</em></figcaption></figure>
<p>Adesso, il giornalista piemontese Piero Dadone ha dedicato ben 95 pagine (sulle complessive 300) del suo recente libro “Provinciali di mondo” (fresco di stampa ed edito da Nino Aragno di Torino) ad una suggestiva storia realmente accaduta, ovvero il viaggio avventuroso di quattro giovanotti delle alte Langhe cuneesi verso il paese di Cortale, in provincia di Catanzaro, nel novembre 1964. Quando ancora l’Autostrada del Sole era aperta solo a tratti, i quattro giovani hanno percorso oltre 1200 km con una piccola Fiat 500 attraverso strade anche tortuose pur di giungere là dove erano attesi da famiglie e ragazze tra cui scegliere quella che avrebbe voluto sposarsi ed essere disposta a vivere nella provincia di Cuneo, per dare figli e lavoro ad una terra, le Langhe, che in quegli anni vedeva la fuga delle donne verso le città industrializzate mettendo in crisi l’agricoltura e gli allevamenti.</p>
<p>Presentando il libro “Ti ho vista che ridevi” del collettivo Lou Palanca (edito da Rubbettino nel 2015), lo stesso Carlo Petrini, fondatore nel 1989 e presidente di Slow Food, associazione multinazionale del cibo Made Italy, ha chiaramente ammesso e dichiarato che le Langhe sono state salvate dalle “Calabrotte” cioè dalle donne che dalla Calabria sono andate a sostenere la natalità e la produttività di quella famosa parte del Piemonte destinata, pure grazie a loro, a diventare territorio di riferimento per la nuova civiltà enogastronomica.</p>
<p>Nel marzo 2022 l’Università delle Generazioni di Badolato (CZ) ha proposto ai sindaci delle Langhe di erigere, in una più simbolica località, un monumento alla “Calabrotte” pure come riconoscimento e gratitudine per quanto fatto da queste donne che nel dopoguerra fino agli anni ottanta hanno sofferto lontananza e innumerevoli sacrifici per contribuire al rilancio di quel territorio che si suddivide tra le province di Cuneo, Asti e Torino. Ne scrive pure il noto antropologo cuneese Nuto Revelli nel libro “L’Anello forte, la donna: storie di vita contadina” dove si racconta pure delle cosiddette Calabrotte.</p>
<figure id="attachment_92129" aria-describedby="caption-attachment-92129" style="width: 178px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/copertina-Dadone-2023.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-92129" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/copertina-Dadone-2023-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/copertina-Dadone-2023-178x300.jpg 178w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/copertina-Dadone-2023.jpg 536w" sizes="(max-width: 178px) 100vw, 178px" /></a><figcaption id="caption-attachment-92129" class="wp-caption-text"><em>Copertina &#8220;Provinciali di mondo&#8221;</em></figcaption></figure>
<p>Piero Dadone, nel suo libro che sarà nelle librerie a giorni, rivisita un suo lungo articolo, pubblicato dal quotidiano torinese La Stampa nell’intera pagina 71 (Mondovì – Ceva) venerdì 09 dicembre 2011 con il titolo &lt;&lt; Con la “500” dall’alta Langa a cercar moglie in Calabria &gt;&gt;. Prima protagonista di tale racconto è l’allora quattordicenne Maria Cefalì, poi andata in moglie ad uno dei quattro giovanotti e trasferitasi a Rocca Cigliè (Cuneo) dopo il matrimonio avvenuto nell’estate 1966, quando aveva appena 16 anni. Si può leggere la pagina de La Stampa al seguente link  &lt;&lt; <a href="https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/allegato1-LA-STAMPA-09-12-2011-pagina-71-Mondov_-Ceva.pdf" target="_blank" rel="noopener">https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/allegato1-LA-STAMPA-09-12-2011-pagina-71-Mondov_-Ceva.pdf </a>&gt;&gt; mentre la bella vicenda amorosa-matrimoniale di Maria, dal 1964 ai giorni nostri, può essere letta al seguente altro link &lt;&lt; <a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-385-la-grande-storia-damore-di-maria-cefalisposa-del-sud-da-cortale-di-calabria-alle-langhe-piemontesi-per-diventare-calabrotta/" target="_blank" rel="noopener">https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-385-la-grande-storia-damore-di-maria-cefalisposa-del-sud-da-cortale-di-calabria-alle-langhe-piemontesi-per-diventare-calabrotta/</a> &gt;&gt;.</p>
<figure id="attachment_92131" aria-describedby="caption-attachment-92131" style="width: 226px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/la-calabrotta-Maria-Cefali-di-Cortale-CZ-73-anni.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-92131" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/la-calabrotta-Maria-Cefali-di-Cortale-CZ-73-anni-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/la-calabrotta-Maria-Cefali-di-Cortale-CZ-73-anni-226x300.jpg 226w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2023/05/la-calabrotta-Maria-Cefali-di-Cortale-CZ-73-anni.jpg 491w" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" /></a><figcaption id="caption-attachment-92131" class="wp-caption-text"><em>La calabrotta Maria Cefalì</em></figcaption></figure>
<p>Adesso si spera che il libro di Piero Didone “Provinciali di mondo” possa venire presentato a Cortale in sua presenza, durante la prossima estate, come ha fatto intendere un assessore di tale Amministrazione comunale, magari in abbinamento ai due già citati libri “Ti ho vista che ridevi” e “L’Anello forte”. Potrebbe essere un evento storico, pure nel puntualizzare la vicenda delle donne calabresi emigrate per amore o per semplice matrimonio nel centro-nord della nostra penisola. E, magari, il monumento alle Calabrotte potrebbe essere realizzato in Calabria, forse proprio a Cortale che, paese dell’Istmo di Catanzaro tra i golfi di Squillace e di Lamezia dove è nato il nome Italia, è al centro della Calabria e può rappresentare le donne di tutta la nostra regione ma anche del Sud, come ha evidenziato il film “La Sposa” di Rai Uno. Piero Dadone, 73 anni, oltre che giornalista e scrittore di lungo corso, ha avuto diversi ruoli nelle istituzioni pubbliche, tra cui consigliere regionale del Piemonte.</p>
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		<title>Langhe e Calabria: Calabrotte alla ribalta</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 12:40:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 8 marzo, in occasione della “Festa delle Donne” le associazioni culturali “Università delle Generazioni” e “Amici della Calabria” hanno assegnato simbolicamente a tutte le Calabrotte delle Langhe il “Gran Premio delle Generazioni” e un affettuoso attestato di Riconoscenza e di Gratitudine per quanto significato per questo territorio piemontese, per essersi fatte onore e per aver reso onore alla Calabria, loro regione di origine. Adesso, tale pergamena fa bella mostra di sé accanto al gonfalone nella Sala consiliare del Comune di Rocca Cigliè (foto) come valore per tutte le Calabrotte delle Langhe. In precedenza, le stesse due associazioni avevano proposto la realizzazione di un vero e proprio monumento alle Calabrotte con una “Lettera aperta a tutti i sindaci delle Langhe” per siglare un’epoca ed un’epopea sociale.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Premio-alle-Calabrotte-8-marzo-2022.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-81109" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Premio-alle-Calabrotte-8-marzo-2022-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Premio-alle-Calabrotte-8-marzo-2022-210x300.jpg 210w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Premio-alle-Calabrotte-8-marzo-2022-716x1024.jpg 716w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Premio-alle-Calabrotte-8-marzo-2022.jpg 722w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a>Alle Calabrotte si è interessato pure il Corriere della Sera che ne ha fatto un bel servizio per il suo magazine settimanale “Sette” pubblicato venerdì 18 marzo scorso a firma della giornalista Giusi Fasano, riscuotendo grande successo. Mentre corre voce che in Calabria, il Comune di Cortale (in provincia di Catanzaro) intenda dedicare uno o più eventi, dal momento che da questo paese sono andate via parecchie donne sposate a giovanotti delle Langhe agli inizi degli anni sessanta, come ha ben documentato il giornalista Piero Dadone per il quotidiano “La Stampa” con l’intera pagina 71 del 09 dicembre 2011. Lo stesso Dadone sta per pubblicare un libro dedicato alle Calabrotte, evidenziando particolari inediti e situazioni sconosciute ai più.</p>
<p>S’infoltisce, quindi, la “letteratura sulle Calabrotte” che già avevano avuto l’attenzione anche sociologica sia dello scrittore cuneese Nuto Revelli, specialmente con il libro “L’anello forte” (Einaudi 1985) sia del collettivo Lou Palanca con la narrazione di “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino 2015) presentato ad Alba nella giornata delle donne del 2016 da Carlin Petrini, fondatore e presidente di “Slow Food” il quale ha dichiarato, come pure nella presentazione del libro, che le Calabrotte hanno salvato le Langhe.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Pergamena-08-marzo-2022-per-le-Calabrotte-accanto-al-gonfalone-di-Rocca-Ciglie-CN.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-81107" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Pergamena-08-marzo-2022-per-le-Calabrotte-accanto-al-gonfalone-di-Rocca-Ciglie-CN-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Pergamena-08-marzo-2022-per-le-Calabrotte-accanto-al-gonfalone-di-Rocca-Ciglie-CN-300x225.jpg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Pergamena-08-marzo-2022-per-le-Calabrotte-accanto-al-gonfalone-di-Rocca-Ciglie-CN-750x563.jpg 750w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/04/Pergamena-08-marzo-2022-per-le-Calabrotte-accanto-al-gonfalone-di-Rocca-Ciglie-CN.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>&lt;&lt; Motivo in più per attendersi un vero e proprio “monumento” da parte di tutti i Comuni di questo territorio! &gt;&gt; sostiene Domenico Lanciano, giornalista calabrese, promotore di eventi ed iniziative a favore di queste “spose del Sud” le quali (comunemente dette “Calarotte”) hanno vivificato demograficamente, socialmente ed economicamente numerosi aree, pure in deficit procreativo, del centro-nord Italia, come ampiamente descritto, lo scorso mese di gennaio, anche dalla mini-serie televisiva di Rai Uno “La Sposa”. Mentre Lamberto Colla, direttore del quotidiano web &lt;&lt; <a href="http://www.gazzettadellemilia.it/" target="_blank" rel="noopener">www.gazzettadellemilia.it</a> &gt;&gt; di Parma sostiene che tutte queste donne del Sud sposando i giovanotti del nord hanno contribuito, con l’amore e la forte dedizione etica, ad unire maggiormente l’Italia, contribuendo così alla ricostruzione postbellica. Adesso si aspetta l’interesse storico-sociologico dell’Università della Calabria e di quella di Cuneo-Torino; mentre probabilmente il giornalista Livio Oggero si dedicherà a intervistare i figli e i nipoti delle Calabrotte.</p>
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		<title>Cosa ci può insegnare il film-evento “La Sposa” di Rai Uno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Lanciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 10:09:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tito, adesso che piano piano si spegneranno (quasi) tutti i riflettori sul film-evento “La Sposa” (andato in onda per tre puntate su Rai Uno, nelle prime serate delle domeniche 16, 23 e 30 gennaio), possiamo cominciare a riflettere meglio sui suoi più veri risvolti antropologici e storici, oltre che emotivi. Come hai potuto notare, da parte mia ho cercato di offrire a noi stessi e ai nostri lettori alcuni “input” conoscitivi delle situazioni che hanno dato origine alla massiccia emigrazione meridionale verso il centro-nord Italia (e l’estero), dentro il cui esodo bisogna inserire pure il grande e significativo fenomeno dell’emigrazione matrimoniale di centinaia di migliaia di ragazze. Costoro hanno avuto un eminente ruolo sociale non soltanto per la demografia specialmente di talune zone (come, ad esempio, le Langhe piemontesi) ma anche per il sostegno alla continuità o alla rinascita socio-economica di intere aree rurali abbandonate dalla manodopera indigena in corsa verso i miraggi delle città.</p>
<p>Ma troppo alto è stato il prezzo personale, familiare e sociale pagato da chi emigrava (per lavoro o matrimonio). Un costo che, poi, si è riversato su tutto il sud Italia che si è letteralmente svuotato di abitanti dando origine a quello spopolamento che continua ancora sotto altre forme come, ad esempio, la fuga dei cervelli. E’ un “Sud in fuga” o forse meglio un “sud-serbatoio” di questa società industriale che, nata già ingiusta quanto a premesse, si sta rivelando sempre più atroce nella continuità presente e nelle prospettive future, per tutti i popoli del mondo e per il nostro unico pianeta. Un ripensamento su società industriale e globalizzazione è assolutamente urgente da fare pure per evitare l’aumento dei disastri ambientali e umani che sono sotto gli occhi di tutti noi e che, purtroppo, sono destinati a peggiorare in modo irreversibile se non si attuano immediatamente almeno i rimedi più necessari e non più rinviabili.</p>
<p>1 – IL SUCCESSO DI UN FILM-EVENTO</p>
<p>“La Sposa” di Rai Uno è da considerarsi un “film-evento” almeno per due motivi. Il primo è prettamente tecnico e riguarda i notevoli dati dell’ascolto, mentre il secondo è soprattutto culturale ed emotivo, pure per le reazioni ed i dibattiti che ne sono scaturiti, specialmente dopo la prima puntata di domenica 16 gennaio … segno che i principali temi trattati (umani, sociali, storici e identitari) erano e sono profondamente sentiti dall’anima popolare dei telespettatori. In pratica, tale fiction ha fatto centro.Comunque. E ci dobbiamo attendere una prosecuzione per la prossima stagione televisiva invernale … se è vero come dovrebbe essere vero che le leggi dell’Auditel portano quasi sempre almeno ad una estensione di un prodotto che è stato particolarmente gradito dall’opinione pubblica, la quale se l’aspetta.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/2-la-sposa-rai1/" rel="attachment wp-att-195827"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195827" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_300+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/2-la-sposa-rai1.jpg" alt="" width="300" height="150" data-spai="1" data-spai-upd="300" /></a>Guardiamo, quindi, i dati d’ascolto della terza ed ultima puntata, rapportandoli a quelli delle due precedenti. Domenica 30 gennaio coloro che hanno seguìto in TV la terza puntata de “La Sposa” sono stati quasi 7 milioni, cioè ben 6.925.000 con uno share del 31.8% in aumento del 3,1% rispetto al 26,8% della prima puntata e del 1,9% rispetto alla seconda (28.7%). I telespettatori sono aumentati di 948.000 unità rispetto alla prima puntata (5.983.000) e di 357.000 rispetto alla seconda puntata (6.568.000).</p>
<p>E’ stato un film-evento pure per me che solitamente non seguo più da tempo i programmi televisivi al di fuori dei telegiornali e degli approfondimenti tematici. Ho seguito tale serie TV unicamente perché il tema trattava la Calabria, mia amatissima regione di nascita, e l’emigrazione matrimoniale di quelle “donne del Sud” che sono andate in moglie a uomini del centro-nord Italia, dove la corsa alle città aveva svuotato le campagne. Un argomento a me assai caro per averlo vissuto in prima persona e studiato parecchio.</p>
<p>Ricordi, Tito?… Ne avevamo già ampiamente trattato pure con la “Lettera n. 320 del 24 febbraio 2021” ( https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-320-la-difficile-emigrazione-femminile-matrimoniale-e-contadina-in-italia-da-sud-a-nord-1945-1985/) proseguendo il discorso nella “Lettera n. 322 del 19 marzo 2021 – Miscellanea 1 con i paragrafi 5-6-7). Addirittura 5 anni prima, nell’aprile 2016 avevamo dato uno sguardo all’emigrazione matrimoniale descritta nel libro “Ti ho visto che ridevi” edito da Rubbettino nel 2015 con un articolo-recensione ripreso pure da altri siti web come  &lt;&lt;https://www.restoalsud.it/in-evidenza/le-langhe-salvate-dalle-calabresi-leuropa-dalle-attuali-migrazioni/&gt;&gt;del 16 aprile 2016 ore 13.09, inserito da Monica Suràce giornalista campobassana di origine reggine.</p>
<p>2 – DUE SETTIMANE D’INTENSO LAVORO</p>
<p>Caro Tito, da lunedì 17 gennaio a tutt’oggi(martedì 01 febbraio 2022) per me sono state due settimane di intenso lavoro, nel redigere comunicati-stampa a ripetizione non soltanto per “www.costajonicaweb.it” ma anche per altri siti che mi chiedevano un commento su questo film “La Sposa” che ha colpito la sensibilità dei telespettatori, specialmente della Calabria e del Veneto, le due regioni più direttamente coinvolte dalla narrazione. Ma si sono risentiti, in vario modo, pure molti telespettatori della Puglia e del Piemonte dove sono state girate le principali scene in sostituzione dei luoghi originali di Calabria e Veneto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/3-sposa-sud-a-verona/" rel="attachment wp-att-195828"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195828" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_300+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/3-Sposa-sud-a-Verona.jpg" alt="" width="300" height="219" data-spai="1" data-spai-upd="300" /></a>Per me si è trattato di sostenere con più chiarezza, antropologicamente e sociologicamente, i fatti storici narrati, a volte e purtroppo con qualche sbavatura e disattenzione che ha amareggiato moltissimi telespettatori (vedi martedì 18 gennaio 2020 – https://www.lanuovacalabria.it/nel-film-la-sposa-di-rai-uno-sulla-calabria-ce-il-mercato-delle-vacche).E poi avevo il compito di avanzare proposte come, ad esempio, quella di realizzare un monumento alle “Spose del Sud” là dove sono state almeno più numerose, ma anche nelle stesse regioni di loro provenienza (mercoledì 26 gennaio 2022 -https://www.vipiu.it/leggi/veneto-padania-monumento-spose-sud-universita-generazioni-la-sposa-rai-1/) … e, in particolare, nelle Langhe piemontesi(mercoledì 26 gennaio 2020 – https://www.lavocedialba.it/2022/01/26/leggi-notizia/argomenti/attualita-14/articolo/dalla-calabria-arriva-la-richiesta-di-un-monumento-nelle-langhe-per-le-calabrotte.html).Tutto ciò pure affinché la memoria ed il valore non scompaiano più nel tempo!</p>
<p>Abbiamo ricordato il fatto che avevamo già segnalato il piccolo monumento realizzato dallo scultore Gianni Verdiglione nel gennaio 2021 a Badolato borgo (mercoledì 19 gennaio 2022 -https://www.costajonicaweb.it/la-sposa-a-badolato-il-paese-in-vendita-in-provincia-di-cz-ce-gia-un-piccolo-monumento-alle-spose-del-sud-richieste-dal-nord/).</p>
<p>Poiché il film “La Sposa” è stato un vero successo ed ha colpito l’anima popolare, è stato facile farmi accogliere dall’antica Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone la proposta di dedicare una vera e propria campana alle “Spose del Sud” (20 gennaio 2022 – https://www.informamolise.com/prima-pagina/campana-donne-del-sud-campana-monumento-in-realizzazione-alla-pontificia-fonderia-marinelli).</p>
<p>3 –  TANTI I RISCONTRI MULTIMEDIALI</p>
<p>Giornalisticamente sono state davvero impegnative per me queste due settimane de “La Sposa” … però davvero piene di soddisfazioni. Ti confido che sono state tra le più felici della mia vita, non soltanto per i tanti riscontri multimediali ed interpersonali, ma anche e soprattutto perché sento che ho reso anche io un po’ di giustizia umana e sociale, di memoria e di visibilità a tutte quelle persone, in particolare a quelle donne, la cui partenza mi faceva soffrire così tanto che ha lasciato un grande ed incolmabile vuoto nella mia anima. Come un lutto. Ti ho spesso scritto delle partenze dolorose e traumatiche cui ho assistito alla stazione ferroviaria di Badolato fin dalla mia più tenera età. Sono state proprio tali partenze a cambiare la mia esistenza, che ho dedicato quasi completamente alla mia gente di Badolato, al mio popolo calabrese e meridionale, pur nella visione universalista, etica ed umanitaria che da sempre caratterizza la mia Wita!…</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/4-sposi-a-cortale-1966/" rel="attachment wp-att-195829"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195829" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_300+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/4-Sposi-a-Cortale-1966.jpg" alt="" width="300" height="274" data-spai="1" data-spai-upd="300" /></a>In particolare, se sono giunto a scegliere un argomento badolatese come tesi di laurea nel 1973; se sono giunto alla vicenda di “Badolato paese in vendita in Calabria” nel 1986 e a tante altre iniziative … è stato proprio a sèguito di tutte quelle strazianti partenze, che hanno svuotato il borgo e la mia vita. Se da sempre mi interesso allo spopolamento di Badolato e di oltre 20mila borghi d’Europa (pensando pure a quelli svuotati in tutto il mondo dalla inciviltà industriale e dalla cattiva globalizzazione) è proprio per l’emigrazione definitiva o stagionale, lavorativa o matrimoniale (di cui le “Spose del Sud” sono un chiaro esempio) per come sofferte dal mio popolo e dalla mia gente, pure dalla mia stessa famiglia.</p>
<p>4 – GRAZIE AI COLLEGHI GIORNALISTI</p>
<p>Sento il bisogno di ringraziare oltre a te, che sei sempre molto generoso e puntuale, altri colleghi giornalisti che hanno rilanciato o evidenziato i miei comunicati-stampa su “La Sposa” in queste due settimane. Come, ad esempio, i sempre gentili colleghi:  Simone Musmeci (direttore diwww.soveratoweb.com), Raffaele Cardamone (www.ilreventino.it di Soveria Mannelli), Franco Polìto (www.preserreedintorni.it di Squillace), Vincenzo De Virgilio (www.agenziacalabrianotizie.com di Catanzaro), Maria Rosaria Carosella (www.altomolise.net), Maurizio d’Ottavio (www.ecoaltomolise.net e Primo Piano Molise), Franco Laganà (corrispondente da Badolato del Quotidiano del Sud), ma anche Letizia Varano (Gazzetta del Sud – Catanzaro), Santo Strati e la sua redazione (https://calabria.live/), il direttore di www.vipiu.it (Vicenza più), Pino Nano e la sua redazione (www.primapaginanews.it), la redazione di Soverato diwww.telemia.it, la giovanissima Giusi Grilletta (https://ecodellojonio.it) vera promessa del giornalismo calabrese.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/5-logo-gazzetta-dellemilia/" rel="attachment wp-att-195830"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195830" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_300+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/5-logo-gazzetta-dellemilia.png" alt="" width="300" height="54" data-spai="1" data-spai-upd="300" /></a>Ringrazio davvero tanto e di cuore le redazioni dei seguenti siti web: www.ecodellalocride.it; www.informamolise.com; www.molisenews24.it; www.isnews.it;calabriadirettanews.com; www.lavocedialba.it;www.targatocn.it;  www.lanuovacalabria.it che mi sono stati assai utili per diffondere talune importanti note-stampa. Un particolare ringraziamento va a Lamberto Colla di provincia di Parma, direttore di  “www.gazzettadellemilia.it” che da molto tempo ormai mi pubblica puntualmente e con generosità non soltanto le “Lettere a Tito” ma anche tante altre note-stampa.</p>
<p>5 – DUE RISCONTRI INTERPERSONALI</p>
<p>Tra l’altro sono stato assai lieto di avere avuto due riscontri diretti: il primo(con email di sabato 22 gennaio 2022 ore 10.55) mi è pervenuto da Maria Rosaria DE RITO di Diamante (CS) di cui ti ho dato conto venerdì 28 gennaio 2022 ai paragrafi 1 e 2 della  &lt;&lt;https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-383-la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/&gt;&gt;.</p>
<p>Il secondo riscontro mi è giunto per telefono alle ore 13.37 di sabato 29 gennaio 2022 dal Piemonte, precisamente dal borgo di Roccaciglié (130 abitanti circa in provincia di Cuneo, nelle Langhe). Mi ha cercato la signora Anna Baricalla per dirmi che è figlia di Maria Cefalì di Cortale (CZ) andata in sposa nel 1966 a Giovanni Baricallaun giovane muratore delle Langhe di Roccaciglié. Probabilmente ti racconterò presto la storia di Maria, che ho già intervistato per telefono nel pomeriggio di oggi, martedì primo febbraio dalle ore 14.21 per 66 minuti e 36 secondi.</p>
<p>6 – DUEINTERESSANTI ALLEGATI</p>
<p>Intanto ti unisco, come primo allegato, l’interessante e toccante pagina 71 (Mondovì – Ceva) pubblicata da LA STAMPA venerdì 09 dicembre 2011 a firma di Piero Dadone con il titolo &lt;&lt; Con la “500” dall’Alta Langa a cercar moglie in Calabria &gt;&gt; dove si racconta di quattro giovani poi sposatisi con ragazze di Cortale, paese interno nell’istmo di Catanzaro, tra i golfi di Squillace e di Lamezia, proprio nella zona dove 3500 anni fa è nato il nome Italia. Tale pagina mi è stata donata gentilmente dalla signora Anna Baricalla di Roccacigliè (CN), la cui mamma Maria Cefalì era una delle quattro ragazze che, dopo sposate, sono andate a vivere nelle Langhe cuneesi.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/6-michele-minieri/" rel="attachment wp-att-195831"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195831" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_300+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/6-Michele-Minieri.jpg" alt="" width="300" height="300" data-spai="1" data-spai-upd="300" /></a>L’altro allegato si riferisce ad un toccante articolo-documento del collega Michele Minieri di San Martino in Pensilis (Campobasso) pubblicato da “Il Giornale d’Italia” (pagina 7 del 13/14 giugno 1959 edizione serale) che riporta il titolo &lt;&lt;Col “treno della speranza” le molisane lasciano la casa in cerca di fortuna &gt;&gt;. Trattasi delle donne che si recavano negli orti del milanese (come ho descritto per le donne calabresi nella “Lettera a Tito n. 320” del 24 febbraio 2021) così come facevano le donne di quasi tutto il sud Italia, in modo stagionale (durata media 9 mesi). Alcune di queste donne trovava, poi, marito in Lombardia. Pure costoro dovrebbero essere considerate “Spose del Sud”.</p>
<p>Sensibile alle tematiche dell’emigrazione Sud verso Nord, l’amico Michele Minieriè salito appositamente su uno di questo “treni della speranza” (da Termoli a Bologna) per intervistare numerose donne molisane che, appunto, si recavano a lavorare sui campi della Lombardia per racimolare il denaro necessario per la sopravvivenza della propria famiglia o per farsi una dote matrimoniale.</p>
<p>7 – LE FOTO DELLA LETTERA A TITO N. 320</p>
<p>A tale proposito, sfogliando il web nella ricerca di notizie sull’emigrazione femminile meridionale verso il nord Italia, ho trovato l’articolo &lt;&lt;https://www.rivieraweb.it/la-sposa-e-la-calabria-quando-una-fiction-indignaoppure-no/&gt;&gt; (sito di Siderno – RC). Con mia piacevole sorpresa ho notato che appartengono alla nostra “Lettera n. 320 del 24 febbraio 2021” tre delle quattro foto presenti in tale articolo scritto da Giuseppe Romeo a commento della miniserie tv “La Sposa”.Purtroppo non è citata la fonte delle foto.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/7-gruppo-foto/" rel="attachment wp-att-195832"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195832" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_300+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/7-Gruppo-foto.jpeg" alt="" width="300" height="300" data-spai="1" data-spai-upd="300" /></a>Spero che tutto ciò che è stato scritto su “La Sposa” venga raccolto ed analizzato da qualche Università italiana (in particolare meridionale) o altro istituto legato agli studi delle fiction televisive o cinematografiche. Infatti è interessante conoscere meglio i sentimenti e le considerazioni non soltanto dei giornalisti ma anche della gente comune la quale, tramite i “social”, si è espressa a favore o contro questa miniserie televisiva assai seguita e “polemizzata”. Ma, proprio grazie a questo enorme successo (pur con commenti molto contrastanti tra di loro), probabilmente la RAI sarà indotta a decidere per una seconda serie del film “La Sposa”.</p>
<p>8 – GIOVANNINO A PESCA CON NONNO ANTONIO</p>
<p>“La Sposa” è anche un film impostato su tre generazioni: la mamma della sposa (che resta al paese, vedova e povera), la sposa Maria che emigra al nord per matrimonioe Vittoria la figlia di Maria nata da questo incrocio Sud-Nord. Milioni sono le situazioni simili in Italia. La generazione dei nonni che restano nel Sud, quella che lascia il borgo e parte per cercare fortuna nel centro-nord Italia dove forma famiglia e genera figli e nipoti (per i quali, alla lunga e forse, il sud non esisterà più).</p>
<p>Ecco, con questa bella foto (che ritrae di spalle nonno Antonio e il suo primo nipote Giovannino davanti al mare del Golfo dei Poeti nella baia di La Spezia), oltre ad omaggiare la simpatia e i simboli di questi miei amici, intendo proporre la considerazione delle radici che parecchia Italia del centro-nord ha ancora nel nostro Sud con una tendenza alla globalizzazione … tanto che le radici tendono piano piano a dissolversi con la speranza che nasca l’identità fondata su un’unica Umanità. Il che dovrebbe portare con più facilità agli ideali di pacifica convivenza tra le persone provenienti da ogni angolo del mondo.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/8-nonno-e-nipote/" rel="attachment wp-att-195833"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195833" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_225+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/8-Nonno-e-nipote.jpg" alt="" width="225" height="300" data-spai="1" data-spai-upd="225" /></a>Infatti, questo nonno Antonio è nato in Abruzzo. Poco più che ventenne, nei primi anni settanta, è emigrato a Milano dove ha lavorato (fino alla pensione) come tecnico altamente specializzato in una ditta multinazionale molto importante. In un viaggio turistico in Grecia ha incontrato l’amore della sua vita, una donna dell’est europeo con cui ha formato una bella famiglia. Dalla primogenita nata in Lombardia (sposata con un emiliano) è nato il loro primo nipote, Giovannino. Sentirà Giovannino qualche fremito di sud, a parte le piacevoli vacanze che trascorre in centro-Adriatico? Chi vivrà vedrà. Sicuramente l’affettuosa impronta dell’amore del nonno perpetuerà luoghi e sentimenti di un Sud destinato a diventare sempre più lontano.</p>
<p>9 – SALUTISSIMI</p>
<p>Caro Tito, spero di poterti far conoscere nella prossima “Lettera n. 385” gli interessanti esiti dell’intervista telefonica fatta ore fa alla gentile e saggia signora Maria Cefalì di Cortale, “Sposa del Sud” nelle Langhe negli anni sessanta. Rappresenta un delicato esempio ed una toccante pagina di storia non soltanto della Calabria o del Piemonte ma di tutta l’Italia che, uscita molto malconcia dal dopoguerra 1940-45, stenta ancora tantissimo ad essere veramente “unita” dopo i pur tanto decantati 162 anni dalla conquista del Sud da parte dei Savoia. Dei 162 anni ben 76 sono ormai repubblicani (quasi la metà) senza esiti positivi nel rapporto Nord Sud, la cui forbice delle differenze socio-economiche si sta allargando, negativizzandosi sempre di più!… Il problema, quindi, è strutturale, di mentalità o di egoismi, non di tipo di governo.</p>
<p>Alla prossima, Direttore, e sempre grazie per il prezioso spazio che mi dedichi. Con tanta cordialità, pensando alle tue generazioni, in particolare al tuo primo nipote Leonardo che ha, più o meno, gli anni di Giovanninoe che pure tu fai gioire e bei con il mare, quello jonico della Calabria però!</p>
<p><em><strong>Domenico Lanciano</strong></em></p>
<p>ITER-City, martedì 01 febbraio 2022 ore 23.53 – Dal settembre 1967 il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”. Le foto: la n. 1 è mia; le numero 2-3-5-7 sono state prese dal web; la n. 4 è della famiglia Cefalì-Baricalla; la n. 6 è di Michele Minieri e la n. 8 è della famiglia Rapa.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/allegato1-la-stampa-09-12-2011-pagina-71-mondov_-ceva/" target="_blank" rel="attachment noopener wp-att-195835">allegato1 – LA STAMPA 09-12-2011 pagina 71 Mondov_-Ceva</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-384-cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/allegato-2-giornale-ditalia-14-giugno-1959-m-minieri/" target="_blank" rel="attachment noopener wp-att-195834">allegato 2 – Giornale d’Italia 14 giugno 1959 – M. Minieri</a></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilreventino.it/cosa-ci-puo-insegnare-il-film-evento-la-sposa-di-rai-uno/">Cosa ci può insegnare il film-evento “La Sposa” di Rai Uno</a> proviene da <a href="https://www.ilreventino.it">ilReventino.it</a>.</p>
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		<title>La rivoluzione femminile delle “Spose del Sud” con l&#8217;ultima puntata de &#8220;La sposa&#8221; su Rai Uno</title>
		<link>https://www.ilreventino.it/la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-de-la-sposa-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Lanciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2022 09:20:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Tito, prima di scriverti questa lettera n. 383, ho voluto attendere i dati di ascolto della seconda puntata dello sceneggiato televisivo di Rai Uno “La Sposa” che tratta dell’ampio fenomeno delle donne del sud Italia richieste in moglie da uomini del centro-nord i quali (nel dopoguerra e fino agli anni ottanta, in pieno boom [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilreventino.it/la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-de-la-sposa-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/">La rivoluzione femminile delle “Spose del Sud” con l&#8217;ultima puntata de &#8220;La sposa&#8221; su Rai Uno</a> proviene da <a href="https://www.ilreventino.it">ilReventino.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tito, prima di scriverti questa lettera n. 383, ho voluto attendere i dati di ascolto della seconda puntata dello sceneggiato televisivo di Rai Uno “La Sposa” che tratta dell’ampio fenomeno delle donne del sud Italia richieste in moglie da uomini del centro-nord i quali (nel dopoguerra e fino agli anni ottanta, in pieno boom economico-industriale) non riuscivano a trovare ragazze disposte a sposarli poiché erano quasi tutte scappate in città per un lavoro meno faticoso rispetto a quello fatto nelle stalle e sui campi. Ebbene, pare che le polemiche avutesi a livello nazionale, specie sui social, abbia giovato a tale “fiction” poiché i telespettatori, in una settimana, sono aumentati considerevolmente di numero … ben 585.000 conun più 1,9% di share sulle altre prime serate tv. E non mi sembra affatto cosa da poco.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-383-la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/1-signora-de-rito/" rel="attachment wp-att-195716"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-195716 size-medium" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_290+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/1-signora-De-Rito.jpg" alt="" width="290" height="300" data-spai="1" data-spai-upd="290" /></a>Intatti, la prima puntata di domenica 16 gennaio sarebbe stata vista da 5.983.000 spettatori (con uno share del 26,8%) mentre la seconda (domenica 23 gennaio) pare abbia raggiunto un nuovo record assoluto su tutte le altre trasmissioni tv: ben 6.568.000 unità (pari al 28.7%). Personalmente sono assai lieto che il tema delle “spose del sud” abbia suscitato molto interesse ma anche forti discussioni e persino aspre polemiche, non soltanto sulla stampa e sui social, ma persino a livelli istituzionali, se è vero, come pare sia vero, che si sono esposti a commentare duramente tale “fiction” esponenti politici di calibro regionale come l’ex Presidente f.f. della Calabria, Nino Spirlì, e il presidente del consiglio del Veneto, Roberto Ciambetti. Non a caso entrambi politici appartenenti al partito della Lega (forse ex Nord)di Matteo Salvini.</p>
<p>1 – MARIA ROSARIA DE RITO di DIAMANTE (CS)</p>
<p>Sabato 22 gennaio 2022 alle ore 10.55 ho ricevuto la seguente inattesa e gradita email dalla signora Maria Rosaria DE RITO di Diamante, bellissima e da me tanto amata cittadina sul mare Tirreno della provincia di Cosenza. &lt;&lt;Buongiorno, ho letto con attenzione e rispetto ciò che lei ha scritto a proposito del film “La sposa”. Anche io sono stata sollecitata e mi sono sentita in dovere di difendere la mia amatissima terra … con un post. Ho cercato di contattarla attraverso i social, ma non l’ho trovata.E così le scrivo queste poche righe per salutarla, tra calabresi…e rivolgerle i miei complimenti. Ho letto di lei abbastanza per esprimerle stima e considerazione&gt;&gt;.La signora De Rito (nella foto) ha 58 anni, una bella famiglia con marito e tre figli, una bene avviata attività sul lungomare di Diamante, denominata proprio “Gioie di Diamante” (bigiotteria, souvenir e oggettistica d’artee di stile).E’ originaria di Cosenza città, ma così tanto attratta dal mare da volerci vivere. Afferma che “il mare crea dipendenza”. A chi lo dice. Sapesse a me!!! …</p>
<p>Caro Tito, fa sempre piacere ricevere un qualsiasi riscontro da qualcuno dei nostri lettori, pure perché abbiamo così la percezione o la certezza che c’è almeno chi legge ciò che scriviamo e che le nostre parole non si disperdono completamente nel vento. E fa ancora più piacere quando poi al riscontro sono abbinati i complimenti per il nostro lavoro giornalistico. Quindi ringrazio doppiamente e di vero cuore la gentilissima signora Maria Rosaria che ha sentito il desiderio di cercare i miei contatti per scrivermi e solidarizzare.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-383-la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/2-la-sposa-tv/" rel="attachment wp-att-195717"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-195717 size-medium" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_300+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/2-La-Sposa-tv.jpg" alt="" width="300" height="180" data-spai="1" data-spai-upd="300" /></a>Ci dovrebbero essere più lettori come la signora De Rito, poiché così si creerebbero utili occasioni di dialogo e di crescita interpersonale e collettiva, specialmente riguardo valori sociali molto importanti (come, ad esempio, l’identità regionale, di popolo e di cultura condivisa), il rispetto reciproco e la voglia di costruire insieme una migliore e comune realtà, pur in un contesto nazionale o di globalizzazione. Come dimostra il pur breve messaggio della originale e partecipativa “cittadina” e orgogliosamente “calabrese” De Rito. Della quale, qui di sèguito, trascrivo il post evidenziato su facebook (diffusissimo spazio social che però non posso seguire, perché non ho proprio il tempo materiale, impegnato come sono … “in tutt’altre faccende affaccendato”). Più in là nel tempo, dirò alla signora De Rito della mia “calabresìte acuta” da cui non guarirò mai. Ritengo che pure Lei abbia la “calabresìte acuta” come tanti di noi alla luce di quanto qui evidenziato.</p>
<p>2 – IL POST DELLA SIGNORA DE RITO SU FACEBOOK</p>
<p>Martedì 18 gennaio 2022 ore 16.02 – Titolo: NON GUARDIAMO QUESTO FILM.</p>
<p>Eccola … la mia delicata discreta silenziosa CALABRIA oltraggiata come da copione ormai … da sempre. Eccola … la tipica verginella del Sud, dolce paziente sottomessa laboriosa … pronta al sacrificio. Record di ascolti, per una banale scontata vista e rivista OFFENSIVA storia NON calabrese, ma di pregiudizio. LA CALABRIA è sempre umile, ignorante, povera, remissiva. LA CALABRIA non protesta, non lotta, non urla e non si incazza mai. E’ misera. E la miseria non ha voce. Solo luoghi comuni. E’ un cliché oramai consolidato e robusto. Ne ho le prove. Dieci anni fa contattai un agente immobiliare di Firenze per trovare casa ai miei figli. Ebbene … percepii la sua esitazione durante la conversazione telefonica. Che SVANI’ quando ci trovammo di fronte. Si chiama pregiudizio. E il film dell’altra sera lo alimenta. Quando nel mio negozio entrano clienti del Nord … le loro parole sono sempre le stesse: Non pensavamo … Non immaginavamo … Non avremmo mai supposto … Cosa? Che fosse così bella, civile, dignitosa, ospitale … la mia docile CALABRIA.</p>
<p>Il giudice Gratteri arresta delinquenti della ndrangheta in tutta Italia. Ma la ndrangheta è calabrese. Il pregiudizio è confezionato.  Leggendo l’amara verità di “Il massacro dei Savoia” di Antonio Ciano … ho pensato bene di contattare l’autore. La sua disponibilità e gentilezza è andata oltre ogni limite e nel preciso intento di darmi coraggio mi inonda, letteralmente, di notizie relative ad una CALABRIA INDUSTRIALIZZATA. Sfido chiunque a trovare una traccia fra film filmetti fiction o trailer di ciò che la CALABRIA è stata prima del 1860. Vi sfido e attendo con pazienza. Ma non c’è traccia. Ve lo assicuro. E non solo. Siamo stati anche un popolo coraggioso, temerario, leale. Non come ora. Che siamo MUTI e CENSURATI.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-383-la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/3-massacro-del-sud/" rel="attachment wp-att-195718"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-195718 size-medium" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_212+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/3-massacro-del-sud.jpg" alt="" width="212" height="300" data-spai="1" data-spai-upd="212" /></a>Hanno speso e impiegato 160 anni per costruire questa immagine perdente. Il pregiudizio è una montagna di marmo. Non ce la fai a buttarlo giù. Puoi solo sostenerlo. E niente … la CALABRIA non deve disturbare. Non deve pretendere. Forse non deve esistere più. Il film dell’altra sera favorisce lo stupro e lo legittima. Invece noi siamo, rispetto a ciò, anche ALTRO e già l’ho detto. Ma è meglio che non si sappia. La tivù del Regìme sponsorizza un cliché. Fa comodo. I soldi dell’Europa stanno già andando altrove? Altro che al Sud. Tanto a noi non servono. Tanto poi vengono, ci comprano e ci pisciano addosso e noi esultiamo … la mia CALABRIA presto insorgerà. Si ribellerà. Si opporrà. E si prenderà il posto che le spetta … la mia fiera orgogliosa CALABRIA sta aspettando il momento giusto. Insieme a tutto il SUD …. (19 condivisioni)</p>
<p>( vedi &lt;&lt;https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=996792727575991&amp;id=100017358186238&amp;sfnsn=scwspmo&gt;&gt; ).</p>
<p>3 – LA RIVOLUZIONE FEMMINIE E “LE SPOSE” DEL SUD.</p>
<p>Caro Tito, in questi ultimi undici giorni (dal 17 ad oggi 27 gennaio) sono stato molto impegnato a sensibilizzare, descrivere e testimoniare, attraverso alcuni miei articoli giornalistici, quella che io ritengo sia una importante tappa della più generale “rivoluzione femminile” che ancora si sta realizzando in Italia e nel mondo, specialmente dal 1945, dopo l’immane seconda guerra mondiale. E “le spose del sud” fanno parte a pieno titolo di questa rivoluzione femminile. Tra i tanti commenti e le troppe polemiche, vorrei invitare a intravedere (nella pur criticabile mini-serie televisiva “La Sposa” in onda in tre puntate su Rai Uno) quello spiraglio di luce che fa riferimento ad una vera e propria (pur faticosa ma necessaria) “rivoluzione culturale” non solo delle donne ma di tutta la società italiana, appunto, dal 1945 in poi.</p>
<p>Tu mi hai pubblicato alcuni di questi articoli; mentre altri sono stati pubblicati da siti web dell’Emilia, del Veneto, del Molise ed anche della Calabria. Spero di potertene dare conto quando sarà concluso l’effetto di tale mini-serie televisiva “La Sposa” di Rai Uno. Comunque sia, continuo con il fare qualche altra considerazione, visto che ormai sono sul tema.</p>
<p>4 – TUTTO IL BENE TUTTO IL MALE DEL MONDO</p>
<p>Caro Tito, è risaputo che non tutto è male al 100% e non tutto è bene al 100%. A questa legge naturale risponde pure la miniserie TV “La Sposa” di cui abbiamo vistosu Rai Uno (con molto interesse ed attenzione) la prima puntata, domenica sera 16 gennaio, e la seconda domenica 23; mentre siamo in attesa di seguire la conclusione di tale “fiction” con la terza, domenica 30. Ognuno può vederci tutto il bene o tutto il male del mondo; però a Mamma Rai e a chi ha realizzato tale film interessa, alla fin fine, il record di ascolti. Anzi la discussione e persino le polemiche sono sempre benvenute non soltanto alla produzione e alla stessa Rai (perché sono utili ad aumentare gli ìndici Auditel ed i conseguenti vantaggi per tutti) ma anche alla vivacità critica popolare che così si esercita a fare emergere problematiche ed argomenti legati al prodotto socio-culturale proposto in modo semplice o complesso. Perciò, non tutto è male o buono al 100%. C’è del positivo e del negativo in tutte le cose, pure in percentuale alla propria sensibilità umana e sociale, alla percezione soggettiva, alla suscettibilità e all’opinione di ognuno di noi. Poi, alla fin fine, qualcosa di utile emerge sempre, nonostante le tendenziosità colpose o colpevoli, dirette o indirette.</p>
<p>5 – IL FENOMENO DEI MATRIMONI MISTI</p>
<p>Tra i tanti commenti che si possono fare a proposito del tema principale del film “La Sposa”, quello sui “matrimoni misti” mi sembra sempre attuale e presente, specialmente dopo che i nostri paesi, le nostre regioni, le nostre nazioni, gli stessi continenti si sono aperti sempre di più dopo secoli di chiusura e di incomunicabilità, la quale favorisce incomprensioni e pregiudizi (come acutamente ha osservato la stessa signora Maria Rosaria De Rito). Se prima si soleva dire “Donne e buoi dei paesi tuoi” … adesso la maggior parte dei matrimoni avvengono con persone che non appartengono alla propria comunità. E ciò implica mentalità, abitudini e costumi diversi che non sempre l’Amore e l’intelligenza, la buona volontà e lo spirito di sacrificio riescono a fare accettare o conciliare. Né le persone che contraggono matrimoni misti sembrano essere sufficientemente preparati a tale passo, convinti come sono che i sentimenti possano appianare tutte le difficoltà. Ma, purtroppo e alla lunga, non è così.</p>
<p>Oggi addirittura sono numerosi i matrimoni che non avvengono con connazionali ma tra persone di lingue e culture diverse, a volte pure troppo lontane e differenti per poter reggere l’impatto di una unione stabile,  continua e duratura. Tra tanto altro, abbiamo appreso, con grande orrore da giornali e TV, che talune culture non ammettono assolutamente un matrimonio con persone diverse dal proprio status mentale e religioso. Infatti, quante ragazze sono state uccise (pure in Italia) dai loro stessi genitori e parenti perché amavano giovani di altra cultura, nazionalità, ceto o religione oppure addirittura avevano presosemplici e formali atteggiamenti di altre civiltà (come ad esempio quella nostra, tanto vituperata “occidentale”)!…</p>
<p>Di fronte a tale disumanità ci fanno sorridere le pur importanti difficoltà presentateci dal film “La Sposa”. Perciò,  essendo quello proposto da Rai Unoun tema di vissuto e di storia nazionale, a tutti gli italiani (e a noi calabresi in particolare) spetta trarre i migliori spunti per conoscere meglio il fenomeno di tali “matrimoni misti” tra ragazze del sud Italia e uomini del centro-nord, i quali (per merito o per colpa della veloce industrializzazione dal 1945 alla fine degli anni ottanta) non riuscivano più a trovare nei loro paesi donne da sposare, perché erano scappate in città per realizzare quella “emancipazione” che piano piano ha portato ad una vera e propria RIVOLUZIONE FEMMINILE poi pure nel Sud Italia e in altri contesti.</p>
<p>Alle pagine123 – 125 del sesto volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2007) ho trattato pure io dei “matrimoni misti” poiché anche il mio può essere considerato un “matrimonio misto” essendo stato contratto tra un calabrese ed una molisana. E, pur essendo tale unione dentro un contesto culturale quasi simile geograficamente del Sud Italia (Calabria e Molise) nel medesimo territorio dell’ex Regno di Napoli o Regno delle Due Sicilie, posso testimoniare che come “esterno” a tale ambiente ho incontrato notevoli difficoltà di accettazione, di inserimento edi integrazione. Integrazione che, ritengo per esperienza diretta, non sarà mai completa, almeno mentalmente, poiché si è spesso visti sempre come ospite e addirittura come forestiero … “extra-comunitario” cioè nato e cresciuto fuori da quella comunità cui non basta un matrimonio per essere accettato o farne parte (ciò succede però pure in Calabria e tra persone di paesi persino vicini). Infatti, per distinguere una persona proveniente (per matrimonio o lavoro) da altri paesi, immediatamente gli si affibbia il soprannome di provenienza: il monasteracioto (se proviene da Monasterace), bufungisi (da Bivongi), serrisi (da Serra San Bruno), ischioto o ischitano (da Isca sullo Ionio) e così via.</p>
<p>Qui in Molise ho avutopure  parecchie prove di venature razzistiche. Ad esempio, ho trovato qui persone che affermavano (negli anni 80) che i “calabresi sono tutti cattivi” e persino (negli anni 90 e 2000) la frase “Chi è morto? … Nessuno, un calabrese”. Per il resto, lasciamo stare, copriamo con un velo pietoso. Quindi, per trovare discrepanze, pregiudizi e “razzismi domestici” non bisogna andare nel Nord Italia per noi calabresi!… Ognuno ha il suo nord. E, per la Calabria in particolare, possiamo persino parlare di particolare “apartheid” … addirittura all’interno dello stesso Sud.</p>
<p>6 – CALABRESI ED EBREI</p>
<p>Caro Tito, sarà soltanto una mia impressione, però personalmente (da tutto ciò che ho visto e percepito in questi miei 72 anni di vita) si rafforza la convinzione che Calabresi ed Ebrei sono discriminati più di altri popoli. Ovviamente non si possono paragonare tra loro gli eventi sofferti da entrambi, però siamo più o meno sulla stessa scia, anche se per motivi differenti, forse persino opposti. Sarebbe da approfondire, anche storicamente.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-383-la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/5-giornata-della-memoria-2022/" rel="attachment wp-att-195720"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195720" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_300+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/5-GIORNATA-DELLA-MEMORIA-2022-2048x1720.jpg" alt="" width="300" height="252" data-spai="1" data-spai-upd="300" /></a>Oggi, 27 gennaio 2022, è IL GIORNO DELLA MEMORIA, per ricordare l’Olocausto degli Ebrei per mano nazi-fascista, avvenuto tra gli anni trenta e quaranta dello scorso 20° secolo. Purtroppo la lezione dell’Olocausto vale a poco, se è vero, come è vero, che un po’ ovunque nel mondo avvengono (in modo evidente o camuffato) atroci genocidi, specialmente verso le minoranze. A volte, persino genocidi camuffati o silenti.</p>
<p>7 – DA DORA AD AMINA</p>
<p>Altri Sud si affacciano alla ribalta internazionale, altri popoli. Sono coloro che bussano alle nostre porte “occidentali” attraverso le rotte del mare e dei deserti. Seppure pagando un prezzo enorme di vite e di sacrifici, questi popoli piano piano prendono il posto lasciato vuoto dagli ex meridionali nei lavori e nei ruoli più umili.  Così, ad esempio, una simbolica Amina, musulmana, ha preso il posto di Dora nelle Langhe … la sposa del sud calabrese degli anni sessanta, descritta nel libro “Ti ho vista che ridevi”  ( leggi in https://www.slowfood.it/slowine/ti-ho-vista-che-ridevi-un-romanzo-che-parla-al-mondo-slow-e-che-ti-fa-vincere-una-selezione-di-vini-unica/ ). Il ciclo ed il riciclo dei poveri riprende e si ripete.</p>
<p>8 – LETTERATURA E MUSICA DELLE MIGRAZIONI</p>
<p>Come è sempre accaduto, più o meno, ogni grande evento migratorio ha i suoi racconti (Letteratura orale o scritta, oggi anche filmica) e le sue canzoni. In uno dei miei articoli (https://www.lanuovacalabria.it/la-sposa-di-rai-uno-lanciano-a-badolato-ce-gia-un-piccolo-monumento-alle-spose-del-sud-richieste-dal-nord) pubblicato alle ore 16.48  mercoledì 19 gennaio 2022, ricordavo che il cantautore Bruno Lauzi aveva scritto e cantato nel 1966 la canzone “La donna del sud”( https://www.youtube.com/watch?v=ds8jNb1JuD0 ) cui nel 1967 faceva eco un altro bravo cantautore, Sergio Endrigo, con “Il treno che viene dal sud” (https://www.youtube.com/watch?v=1JgS9PnZXok ). Entrambi cantavano le grandi migrazioni tra sud e nord Italia, pur con visioni un po’ differenti l’uno dall’altro. Ne rasta ancora una memoria emotiva.</p>
<p>Vorrei qui ricordare, tra i tanti, altri due esempi di musica delle migrazioni o dell’esodo italiano non solo meridionale: il gruppo musical-canoro de “I ricchi e poveri” e il celebre Domenico Modugno. Il quartetto dei “Ricchi e Poveri” con il notissimo artista portoricano José Feliciano ha cantato la canzone “Che sarà” ( https://www.youtube.com/watch?v=uttf8JSOtKw ) al festival di Sanremo del febbraio 1971, riuscendo a classificarsi secondi ed ottenendo un successo strepitoso di vendite e di consensi. Una canzone attualissima ancora adesso. Domenico Modugno, di origini pugliesi, ha adattato e cantato poi nel 1973 uno struggente brano contadino abruzzese dei primi del 1900 “Amara terra mia”( https://www.youtube.com/watch?v=AuObk4VAgFI ) che ancora adesso prende e commuove noi tutti.</p>
<p>9 – DEDICATO AI MIGRANTI</p>
<p>Caro Tito, voglio dedicare la foto qui a fianco a tutti i migranti, specialmente a coloro che sono morti nelle traversate (nei deserti, nei campi di detenzione degli schiavisti, in mare) nel tentativo di trovare altrove una vita migliore. Questa terribile immagine fa riferimento al recente naufragio di una imbarcazione stracolma di migranti, nel mare tra le Bahamas e la Florida.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-383-la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/6-naufrago/" rel="attachment wp-att-195721"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195721" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_169+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/6-Naufrago.jpg" alt="" width="169" height="300" data-spai="1" data-spai-upd="169" /></a>Infatti, le migrazioni non interessano soltanto noi e il Mediterraneo, ma interessano varie parti del mondo … là dove ci sono Paesi più ricchi che attraggono manodopera “clandestina” … come ad esempio, nel sud-est asiatico verso l’Australia o nel centro America verso gli Stati Uniti.</p>
<p>10 – IN ALLEGATO LA CALABRIA DI MONGIARDO</p>
<p>Caro Tito, poiché siamo in tema di Calabria, pure per il film “La Sposa” magistralmente interpretato da una splendida “calabresella” Serena Rossi “Made in Napoli”, allego (a beneficio dei nostri gentili lettori) le sei suggestivepagine, recentemente scritte (gennaio 2022) dal filosofo Salvatore Mongiardo di Soverato e intitolate “Calabria e mondo tra passato e futuro”. Piaceranno sicuramente alla signora De Rito.</p>
<p>11 – COSIMO ERMOCIDA E’ INGEGNERE GESTIONALE</p>
<p>Caro Tito, diamo adesso uno sguardo alle nuove generazioni che si fanno e ci fanno onore. Come il giovane neo-dottore Cosimo Ermocida (nato il 05 novembre 1997) il quale si è laureato con il massimo dei voti in “ingegneria gestionale” discutendo la tesi giovedì 20 gennaio 2022, due giorni prima che ricorresse il 71mo compleanno di nascita del compianto papà Enzo (1951-2017). Una semplice coincidenza?… Penso di no!</p>
<p>Il titolo della tesi sembra essere molto interessante &lt;&lt;Analisi dei costi per l’elettrificazione di flotte di servizi TPL in ambiente urbano&gt;&gt;. In una delle prime pagine di tale volume c’è scritta una commovente dedica al tanto amato genitore: &lt;&lt;A te, papà! Raggiungere questo traguardo vuol dire mantenere quella promessa che ti ho fatto stringendoti la mano; da quel giorno purtroppo l’unica cosa che non ho più potuto stringere sei stato tu, ma è proprio a te che dedico qualsiasi passo in avanti della mia vita. Mi manchi!&gt;&gt;.</p>
<p><a href="https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-383-la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/7-laurea-cosimo-ermicida/" rel="attachment wp-att-195722"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-195722" src="https://cdn.shortpixel.ai/spai/w_223+q_lossy+ret_img+to_webp/https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/7-laurea-Cosimo-Ermicida.jpg" alt="" width="223" height="300" data-spai="1" data-spai-upd="223" /></a>Nella foto, ecco, sùbito l’avvenuta brillante laurea, il neo-dottore Cosimo con il volume della tesi e in testa la corona di alloro che nasconde alcuni peperoncini rossi che sono per tutti noi amici il simbolo di papà Enzo. Al neo-ingegnere Cosimo Ermocida, che ama tantissimo pure Badolato, vanno i nostri migliori auguri per una splendida carriera lavorativa nel contesto di una vita il più possibile serena e felice, ricca di soddisfazioni. Complimenti pure a mamma Maria e al fratello Antonio, nonché alla nonna e agli zii materni di Montesarchio (Benevento). Caro Cosimo, fatti e facci onore al massimo possibile! Augurissimi e “ad majorasemper”. Excelsior!… NOI TIFIAMO SEMPRE PER TE !!!!</p>
<p>12– SALUTISSIMI</p>
<p>Caro Tito, come ti ho già accennato, mi riprometto di darti conto (un po’ più in là) sugli effetti ed affetti che hanno suscitato, pure in me, le tre puntate dello sceneggiato televisivo “La Sposa” che tanto ha toccato la sensibilità nazionale e regionale(specialmente per i veneti e per noi calabresi). Intanto, ti ringrazio per la pubblicazione pure di questa “Lettera n. 383” e in attesa della n. 384, ti saluto sempre con tanta cordialità e stima.</p>
<p><strong><em>Domenico Lanciano</em></strong></p>
<p>ITER-City, giovedì 27 gennaio 2022 ore 18.44 – Dal settembre 1967 il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”. Le foto sono state prese dal web, meno quella fornitami da Maria Rosaria De Rito e quella della laurea di Cosimo inviatami da Maria Caturano Ermocida.</p>
<p><b>ALLEGATO: </b><span style="text-decoration: underline;"><b><a href="https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/S.-MONGIARDO_-CALABRIA-E-MONDO-TRA-PASSATO-E-FUTURO" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/S.-MONGIARDO_-CALABRIA-E-MONDO-TRA-PASSATO-E-FUTURO&amp;source=gmail&amp;ust=1643734125893000&amp;usg=AOvVaw27xm8IFAblDqgwNIfwnVta">https://www.costajonicaweb.it/<wbr />wp-content/uploads/2022/01/S.-<wbr />MONGIARDO_-CALABRIA-E-MONDO-<wbr />TRA-PASSATO-E-FUTURO</a></b>.</span>pdf</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilreventino.it/la-rivoluzione-femminile-delle-spose-del-sud-con-ultima-puntata-de-la-sposa-su-rai-uno-domenica-sera-30-gennaio/">La rivoluzione femminile delle “Spose del Sud” con l&#8217;ultima puntata de &#8220;La sposa&#8221; su Rai Uno</a> proviene da <a href="https://www.ilreventino.it">ilReventino.it</a>.</p>
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		<title>Lettera aperta per un monumento alle “calabrotte”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Lanciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 10:36:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le associazioni culturali “Università delle Generazioni” e “Amici della Calabria” hanno inviato una “Lettera aperta” ai Sindaci dei Comuni delle Langhe (vasto territorio piemontese tra le province di Cuneo e di Asti), al fondatore di Slow Food Carlo Petrini, alla presidenza della Fondazione Nuto Revelli, a parecchie altre associazioni culturali locali, ad eminenti personaggi, nonché [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilreventino.it/lettera-aperta-per-un-monumento-alle-calabrotte/">Lettera aperta per un monumento alle “calabrotte”</a> proviene da <a href="https://www.ilreventino.it">ilReventino.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le associazioni culturali “Università delle Generazioni” e “Amici della Calabria” hanno inviato una “Lettera aperta” ai Sindaci dei Comuni delle Langhe (vasto territorio piemontese tra le province di Cuneo e di Asti), al fondatore di Slow Food Carlo Petrini, alla presidenza della Fondazione Nuto Revelli, a parecchie altre associazioni culturali locali, ad eminenti personaggi, nonché a numerose testate giornalistiche regionali, nazionali ed estere.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Borghi-delle-Langhe.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-79459" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Borghi-delle-Langhe-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Borghi-delle-Langhe-300x169.jpg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Borghi-delle-Langhe-750x422.jpg 750w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Borghi-delle-Langhe.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Così scrive Domenico Lanciano, giornalista calabrese impegnato a contrastare lo spopolamento dei borghi e noto per la vicenda del 1986-88 di “Badolato paese in vendita in Calabria”:  <strong>&lt;&lt; E’ ben chiaro a tutti Voi il fenomeno delle donne che, dalla Calabria soprattutto e dal Sud Italia in genere, sono emigrate (per matrimonio e per lavoro) in Piemonte e, in particolare, nelle Langhe, contribuendo in modo alquanto determinante alla demografia e all’economia di questo importante Comprensorio, poi divenuto prestigioso marchio internazionale &gt;&gt;.</strong></p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-79300" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi-300x180.jpg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi-750x450.jpg 750w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Quindi, conclude formulando la seguente proposta:<strong> &lt;&lt; Le associazioni culturali informali “Università delle Generazioni” e “Amici della Calabria” ritengono che sia giunto il momento (anche a livello di opinione pubblica, dopo tanti studi e libri pubblicati a riguardo e specialmente dopo il grande successo dello sceneggiato televisivo LA SPOSA che sta andando in onda in tre puntate su Rai Uno) di <u>ERIGERE UN MONUMENTO ALLA COSIDDETTE &lt;&lt; CALABROTTE &gt;&gt;</u> in un luogo che sarete Voi a decidere nei tempi e nei modi più opportuni &gt;&gt;.</strong></p>
<p>In realtà, il promotore intende avanzare la stessa proposta ad altre realtà simili alle Langhe, nel centro-nord Italia dove nel dopoguerra (specialmente dal 1945 al 1990) centinaia di migliaia di donne meridionali di tutte le età hanno contribuito alla ricchezza di interi territori, nell’agricoltura (come ad esempio nelle ortaie della pianura padana), negli allevamenti, nelle industrie e nei servizi. Un monumento alla loro memoria e alla loro presenza storica è quanto mai dovuto, anche come riconoscenza e gratitudine per l’immensa missione svolta anche come prolifiche nutrici.</p>
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		<title>Non solo polemiche sulla fiction Rai &#8220;La Sposa&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Cosentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 09:29:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OPINIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelina Muraca]]></category>
		<category><![CDATA[fiction Rai]]></category>
		<category><![CDATA[La sposa]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima puntata della nuova fiction Rai &#8220;La Sposa&#8221;, che ha aperto la nuova stagione filmica della televisione di Stato, ha suscitato tantissime polemiche sia in Calabria che in Veneto, ovvero le due regioni italiane ove la storia si svolge. A parte le location scelte dal regista Fausto Campiotti e la sua troupe per girare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima puntata della nuova fiction Rai &#8220;La Sposa&#8221;, che ha aperto la nuova stagione filmica della televisione di Stato, ha suscitato tantissime polemiche sia in Calabria che in Veneto, ovvero le due regioni italiane ove la storia si svolge. A parte le location scelte dal regista Fausto Campiotti e la sua troupe per girare le scene (Puglia e Piemonte) che non sono Calabria e Veneto e che, quindi, territorialmente, non descrivono fino in fondo il contesto in cui vivevano i protagonisti negli anni &#8217;60-&#8217;70, periodo in cui è ambientata la narrazione, non facendone percepire, di conseguenza, neanche i sentimenti, La Sposa è stata subissata di giudizi negativi soprattutto per aver ridicolizzato la gente calabra e veneta.</p>
<p>Uno dei commenti più tranchant è quello dello scrittore Santo Gioffrè, autore di romanzi da cui sono state tratte anche serie televisive, che dice: &#8220;&#8230;Non si può dire che le ragazze, in quel periodo, venivano esposte in pubblica piazza e vendute, perché non è così. Negli anni &#8217;60 in Calabria c&#8217;erano grande fermento e vivacità, quesi paragonabili a quelle delle città del nord; c&#8217;erano lotte&#8230;&#8221;.</p>
<p>Anche noi del Reventino.it, nel nostro piccolo, siamo stati toccati, in un certo senso, dalle onde scaturite dalle reazioni post messa in onda del film, nel senso che abbiamo ricevuto e, come ogni volta avviene, pubblichiamo volentieri, una lettera, diciamo fuori dal coro, di Carmelina Muraca, scrittrice di saggi e nostra lettrice (e questo ci fa doppiamente piacere), che ha voluto dare un parere più sereno e meno risentito da donna, come dice lei &#8220;calabrese e matura&#8221; per acquietare gli animi più accesi sulla fiction Rai.</p>
<p><strong><em>&#8220;Vorrei esprimere un parere più sereno e meno risentito, riguardo alle polemiche suscitate negli animi di alcuni meridionali e non, dalla fiction trasmessa su RAI uno “La Sposa”, lasciando al lavoro complesso dei registi, la libertà e la responsabilità di rappresentare storie vere o anche verosimili.</em></strong></p>
<p><strong><em>Sono una donna calabrese e matura, che ha ricordi relativi agli anni sessanta/settanta molto gratificanti e positivi, non solo perché mi riportano agli anni della mia gioventù, quanto perché mi fanno riflettere sui cambiamenti sociali, culturali, politici delle varie realtà umane, e in particolare sull’ emancipazione delle donne in Italia.</em></strong></p>
<p><strong><em> Personalmente confesso di aver raggiunto quasi tutti i traguardi che mi ero prefissata in quel periodo di cambiamento, e mai avrei accettato un marito scelto per me da un pur buono “sensale”, a costo di ribellarmi alla mia famiglia, tuttavia ricordo che, fenomeni   simili a quelli riportati nella serie TV, avvenivano anche nel mio piccolo borgo, se pur in numero minoritario e ristretto.</em></strong></p>
<p><strong><em>L&#8217;emancipazione delle donne del Sud, secondo la mia opinione, è avvenuta con relativo ritardo rispetto alle donne del nord Italia, in quanto queste, usufruendo dello sviluppo industriale nelle loro regioni, hanno potuto anticipare l’ingresso nel mondo del lavoro e di seguito hanno anticipato l’emancipazione e il cambiamento che derivano dall’ autonomia finanziaria.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ricordo che nel mio paesotto, molte   donne trentenni o quarantenni, ancora non sposate, vedendo invecchiare i propri genitori accettavano matrimoni combinati con uomini del nord sconosciuti, o quasi ed emigravano nelle città industriali, verso un futuro ignoto e sperando migliore.</em></strong></p>
<p><strong><em>Tante altre invece credevano di realizzare il proprio futuro nella terra di origine e come le donne del nord davano importanza ad un lavoro autonomo, nuovo, gratificante e lontano dai contesti contadini e restrittivi.</em></strong></p>
<p><strong><em>Tutte in quegli anni avvertivamo il bisogno di cambiamento, di emancipazione, di autonomia lavorativa, affettiva, sessuale e sociale. Ma come, se non con tante difficoltà?</em></strong></p>
<p><strong><em> Chi voleva lo smalto, il rossetto o il parrucchiere non lo trovava in paese. Chi voleva un lavoro nuovo non lo trovava. Chi voleva formare una famiglia trovava solo da fare la casalinga.  Chi voleva frequentare le scuole superiori o l’università doveva spostarsi fuori provincia.</em></strong></p>
<p><strong><em>I disagi e le difficoltà non mancavano e tutto si è realizzato a rilento e con molte difficoltà culturali e sociali soprattutto per le donne, per le quali alcuni disagi ancora oggi, non si può nascondere che persistono nonostante tutto il progresso avvenuto.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ancora arrivano al nord treni strapieni di gente del Sud, senza valigia di cartone e con le donne sempre più belle e curate , e che portano con loro immutata bellezza mediterranea e il colore del caldo sole sulla loro pelle…  ma ancora da anni cercano lavoro fuori regione.</em></strong></p>
<p><strong><em>Dalla fiction emergono donne forti, audaci, coraggiose, che lottano non contro donne dell’altro capo dell’Italia ma fanno di tutto per essere collaborative e solidali le une con le altre ,e insieme amalgamano le esperienze, le culture, i sogni, le forze e i valori comuni.</em></strong></p>
<p><strong><em>Anche l’attrice che interpreta Maria sposa  emana profumo di donna moderna, capace di mandare tramite il suo lavoro, messaggi positivi a tutte noi donne d’Italia, unite da Nord a Sud,  capaci di proiettarci insieme in un futuro migliore,  per raggiungere traguardi comuni e condivisi&#8221;.</em></strong></p>
<p><em>Carmelina Muraca</em></p>
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		<title>Badolato, monumento alle spose del Sud richieste dal Nord</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Lanciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2022 12:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OPINIONI]]></category>
		<category><![CDATA[badolato]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Lanciano]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[La sposa]]></category>
		<category><![CDATA[monumento]]></category>
		<category><![CDATA[paese in vendita]]></category>
		<category><![CDATA[Rai Uno]]></category>
		<category><![CDATA[Serena Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[spose del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Università delle Generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1966, quando in pieno boom economico e emigratorio dal nostro meridione milioni di persone si sono trasferite al centro-nord Italia, il bravo cantautore genovese Bruno Lauzi (1937-2006) ha pubblicato la bella canzone “La donna del sud” &#60;&#60; https://www.youtube.com/watch?v=ds8jNb1JuD0 &#62;&#62; . Dice proprio di una emblematica “Maria” … più o meno come la Maria dello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1966, quando in pieno boom economico e emigratorio dal nostro meridione milioni di persone si sono trasferite al centro-nord Italia, il bravo cantautore genovese Bruno Lauzi (1937-2006) ha pubblicato la bella canzone “La donna del sud” &lt;&lt; <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=ds8jNb1JuD0" target="_blank" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=ds8jNb1JuD0</a></span> &gt;&gt; .</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-79300" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi-300x180.jpg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi-750x450.jpg 750w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/LA-SPOSA-Rai-Uno-Serena-Rossi.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Dice proprio di una emblematica “Maria” … più o meno come la Maria dello sceneggiato di RAI UNO in tre puntate “La Sposa” di cui è andata in onda la prima, domenica sera 16 gennaio, suscitando, com’era prevedibile, una marea di polemiche ma anche di apprezzamenti (con ben 6 milioni di spettatori e uno share assoluto del 26,8%). Poi, un anno dopo, nel 1967 l’indimenticabile cantautore istriano, Sergio Endrigo (1933-2005), ha fatto eco a Lauzi con un’altra memorabile canzone intitolata “Il treno che viene dal sud” con un testo meno idilliaco e più attinente al dramma dell’emigrazione &lt;&lt; <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1JgS9PnZXok" target="_blank" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=1JgS9PnZXok</a></span> &gt;&gt;.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/libro-TI-HO-VISTA-CHE-RIDEVI-da-Calabria-a-Langhe-1960.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-79298" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/libro-TI-HO-VISTA-CHE-RIDEVI-da-Calabria-a-Langhe-1960-176x300.jpg" alt="" width="176" height="300" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/libro-TI-HO-VISTA-CHE-RIDEVI-da-Calabria-a-Langhe-1960-176x300.jpg 176w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/libro-TI-HO-VISTA-CHE-RIDEVI-da-Calabria-a-Langhe-1960.jpg 602w" sizes="(max-width: 176px) 100vw, 176px" /></a>Dal 2015 Rubbettino editore diffonde “Ti ho visto che ridevi” un accorato e drammatico romanzo tratto dal vero, cui probabilmente si potrebbero essere ispirati gli autori della fiction di Rai Uno. Tale libro, firmato da Lou Palanca narra appunto di una donna che, proveniente da Riace di Calabria, è richiesta in sposa da un allevatore e agricoltore delle Langhe (vasto territorio nelle province di Asti e Cuneo). Nella prefazione di tale opera, Carlo Petrini (famoso promotore di “Slow Food”) afferma che le Langhe sono state addirittura “salvate” proprio dalle “calabrotte” cioè dalle ragazze calabresi che, andate in sposa ai giovanotti della ruralità piemontese, hanno contribuito in modo determinante al progresso demografico ed economico di quella parte del nord padano divenuto marchio internazionale. Come intende dimostrare lo sceneggiato televisivo della Rai, che proseguirà con la seconda puntata domenica 23 e con la terza il 30 gennaio.</p>
<p>Ma è anche probabile che l’idea per una fiction sia venuta alla Rai da un’intera campagna di informazione fatta pure a livello nazionale dall’Università delle Generazioni che, nel febbraio 2021, ha fatto circolare, su innumerevoli siti e giornali web e cartacei, una propria documentata dissertazione proprio sulle ragazze (vergini e forti, mansuete e grandi lavoratrici), non solo calabresi ma meridionali in genere (portando delle storie raccontate dalle protagoniste), allegandovi seri studi sociologici universitari di notevole importanza.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Gianni-Verdiglione-scultore-Badolato.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-79297" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Gianni-Verdiglione-scultore-Badolato.jpg" alt="" width="214" height="235" /></a>Però è altresì probabile che lo spunto sia scaturito dal piccolo monumento alla sposa del sud, realizzato nel gennaio 2021 dallo scultore Gianni Verdiglione proprio alla parete esterna della casa di una di queste ragazze, sita alla Via Regina Margherita di Badolato Superiore.</p>
<p>Tale monumento è una delle tante “pietre parlanti” che Verdiglione ha fabbricato in numerose via e piazze di quel borgo antico, divenuto molto ricercato e trandy per via della notorietà datagli dalle vicende internazionali del “paese in vendita” nel 1986-88 e per l’accoglienza ai quasi novecento profughi curdi della nave Ararat nel dicembre 1997.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Gianni-Verdiglione-Pietra-parlante-per-le-spose-del-sud-Badolato-CZ.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-79296" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Gianni-Verdiglione-Pietra-parlante-per-le-spose-del-sud-Badolato-CZ-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Gianni-Verdiglione-Pietra-parlante-per-le-spose-del-sud-Badolato-CZ-300x221.jpg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Gianni-Verdiglione-Pietra-parlante-per-le-spose-del-sud-Badolato-CZ.jpg 523w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>In tale pietra parlante viene ricordato il matrimonio avvenuto il 25 agosto 1979 tra Luciano Gambaretti, agricoltore veronese, e la badolatese Giuseppina Carnuccio come esempio di quando gli uomini padani cercavano moglie nel sud Italia: &lt;&lt; Vinna nu bellu giuvanottu da campagna ‘e Verona e sa levàu &gt;&gt; ovvero &lt;&lt; E’ venuto un bel giovanotto della campagna di Verona, l’ha sposata e se l’è portata via &gt;&gt;.</p>
<p>Qualsiasi sia l’ispirazione di partenza del racconto televisivo in corso, sta di fatto che le centinaia di migliaia di donne del Sud (che hanno “fecondato” il centro-nord Italia) meritano una memoria evidente e seria, come possono essere i monumenti e gli studi universitari.</p>
<p><a href="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Pontificia-Fonderia-di-Campane-Marinelli-Agnone-del-Molise.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-79301" src="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Pontificia-Fonderia-di-Campane-Marinelli-Agnone-del-Molise-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Pontificia-Fonderia-di-Campane-Marinelli-Agnone-del-Molise-300x225.jpg 300w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Pontificia-Fonderia-di-Campane-Marinelli-Agnone-del-Molise-750x563.jpg 750w, https://www.ilreventino.it/wp-content/uploads/2022/01/Pontificia-Fonderia-di-Campane-Marinelli-Agnone-del-Molise.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Ma anche campane. Infatti è giunta notizia che la Pontificia Fonderia di Campane Marinelli di Agnone del Molise sta per realizzare proprio la “Campana Spose del Sud” a ricordo di quante hanno lasciato le loro calde e soleggiate case per riempire quelle degli altri, nel lontano, nebbioso e freddo nord padano, affrontando innumerevoli sacrifici e privazioni, spesso pure razzismo e violenze di ogni genere. Come Rai racconta in questa “fiction-monumento” alle donne del Sud.</p>
<p><em>Domenico Lanciano</em></p>
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