
Il sindaco Amedeo Colacino ha fatto dono all’associazione, al direttore ed alla biblioteca dell’Istituto del libro “Perché Briganti” scritto da Domenico Iannantuoni e Francesco Antonio Cefalì con la prefazione dello stesso Amedeo Colacino. Il primo cittadino ha raccontato ai ragazzi dell’Istituto di quando nell’anno 2009, inizia la rivendicazione con i provvedimenti della Giunta Comunale da lui presieduta, e con cui venivano adottate delle deliberazioni per la restituzione dei resti mortali del proprio concittadino e “catalogato” come brigante, Giuseppe Villella, illegittimamente esposti nel Museo Antropologico dell’Università di Torino.
Sta di fatto che si diffonde a livello nazionale un movimento, che raccogliendo il coro di proteste di associazioni e movimenti neomeridionalisti, si dichiara contro l’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Cesare Lombroso, ma nonostante ciò il provvedimento di riapertura, in data 27 novembre 2009, coglie tutti di sorpresa. Cesare Lombroso, fu il fondatore di una scienza dimostratasi erronea nei presupposti e nelle congetture, poggiata sulla tesi dell’uomo delinquente nato o atavico, riconoscibile dalla semplice misurazione antropometrica del cranio e dai lineamenti del viso o dalle dimensioni degli arti. <<L’apertura del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”, a Torino provoca – come riporta il sito torinese www.mole24.it – un notevole sdegno tra gli oppositori della struttura museale per via dell’anacronistica e illegale riproposizione delle aberranti tesi del medico ottocentesco, veronese di nascita (Marco Ezechia Lombroso il vero nome), tornato così, inopinatamente, all’attenzione della comunità nazionale e internazionale attraverso un percorso museale costipato di oltre 904 teschi con taglio fronte-occipitale e di maschere mortuarie di orribile fattura, detta tecnica del “Tenchini” dal suo inventore, dimostranti appunto le ipotetiche caratteristiche fisiognomiche ed antropometriche del “nato delinquente”, con tanto di nome, cognome e luogo di nascita a corredo di utile informazione. Campeggia su tutti i teschi, preziosissimo, quello del calabrese Sig. Giuseppe Villella di Motta S, Lucia (CZ), oggetto della prima rivelazione del Lombroso che così scriveva: “Alla vista di quella fossetta mi apparve d’un tratto come una larga pianura sotto un infinito orizzonte, illuminato il problema della natura del delinquente, che doveva riprodurre ai nostri tempi i caratteri dell’uomo primitivo giù giù fino ai carnivori…”>>.

