Quando il feretro del giovanissimo cittadino richiese è giunto alle porte del paese ad accoglierlo in un ideale abbraccio collettivo, ci sono già centinaia di persone. Momento inviso, momento straziante: il silenzio è surreale, il calpestio dei passi si fa cupo e pesante, gli occhi sono segnati dalle lacrime e le mani si stringono come segno di legame dinnanzi alla morte.
Simeri Crichi ieri sera, sabato 25 luglio 2026, si fermata per lo struggente commiato a Giuseppe Grande, morto domenica 19 luglio, a soli 22 anni, in un incidente stradale sulla strada statale 106. Funerale e lutto cittadino. Un velo di profonda tristezza è calato sulla Chiesa Collegiata del borgo di Simeri per un dolore ineffabile e senza confini.
Giuseppe Grande non era solo figlio, fratello, amico, ma anche un bravo ragazzo benvoluto da tutta la comunità. Così accanto a mamma Marcella, a papà Francesco, alla sorella Giulia, alla fidanzata Sabrina, ai parenti, si palesa una marea umana segnata dal lutto. Impossibile non notare i ragazzi che indossavano una maglia bianca con la foto del giovane Giuseppe.
Non è semplice trovare le parole per dire addio a un ragazzo di 22 anni. Non ha fatto retorica né perifrasi don Francesco Cristofaro nella sua omelia. Ha detto, tra le altre considerazioni, la guida spirituale di Simeri:
“Ci ritroviamo in tanti così oggi: inermi, spogliati, con domande senza risposte. Con la sensazione che, davanti a ciò che è accaduto, la morte sembri aver steso il suo mantello, riducendo tutto a cenere. Ciascuno di noi, in modi diversi, porta questo peso: adulti, genitori, nonni, amici, ragazzi. Di fronte a ciò che è accaduto, sembra che sia solo la morte a parlare che sia lei a dettare il senso delle cose, a imporsi come padrona….Oggi non siamo qui a cercare spiegazioni, colpe, responsabilità. Ci sarà tempo anche per questo. Non è questo quel tempo. Oggi chiediamo solo questo: la forza di trovare qualcosa fuori di noi che ci rimetta in cammino. La speranza non nega la morte che portiamo nel cuore, ma osa credere che la morte non è padrona.
Voglio concludere con un invito. Ognuno di noi dia un pezzettino di cuore a Giuseppe per farlo vivere ancora. Sono tanti gli esempi di giovani che dopo la loro morte hanno fatto tanto bene perché la loro vita, il loro esempio ha ispirato scelte, apportato bene, contribuito a rendere migliore la vita di altri. Allora, e mi rivolgo in particolare ai ragazzi, ai suoi amici. Cari giovani, fate rivivere Giuseppe. Allora, forse voi mi chiederete, ma come possiamo fare don? Provo a dirvi qualcosina. Dategli vita attraverso piccoli. Grandi gesti di bontà. Scegliamo il bene e scegliamo sempre. il bene ha tante forme. Il bene pi grande che possiamo fare è stare vicino a chi ha bisogno. Io sogno dei giovani cosi. Date vita a Giuseppe, inseguendo i vostri sogni e i vostri talenti. Non abbiate paura di inseguire i vostri sogni. Non accontentatevi. Sognate in grande. Abbiamo bisogno di voi.
Date vita a Giuseppe rispettando la vita. Fate sempre scelte di vita. Una volta il mio padre spirituale mi ha dato un consiglio che porto nel cuore. Chiama sempre le cose per nome e ciò che è spazzatura, chiamala spazzatura e gettala nella spazzatura. Quante cose nella nostra vita sono spazzatura. Molte volte si vive con sentimenti negativi, odio, rancore. Non fatevi mai abitare da questi sentimenti.”
Un’esortazione che ha fatto breccia nel folto uditorio. Tra gli astanti al mesto rito funebre anche il presidente della Provincia di Catanzaro Amedeo Mormile; il capitano della Compagnia di Sellia Marina Giovanni Spadoni; il comandante della stazione di Simeri Crichi Maresciallo Matteo Carla; il subcommissario Pasquale Micucci del Comune di Simeri Crichi; il sindaco di Botricello Saverio Puccio; l’assessore Domenico Fotino e la consigliera Anna Maria Galea per il Comune di Sellia Marina; il sacerdote Don Giuseppe Biamonte già parroco di Soveria Simeri.
Autorità civili, militari e religiose per un solo messaggio: morire per un incidente stradale non è mai una fatalità, serve più sicurezza e serve più prevenzione.

