Site icon ilReventino.it

Religione e mafia, l’inganno della falsa devozione a Soveria Mannelli incontro con Enzo Ciconte

Il salone del Santuario della Madonna di Fatima a Soveria Mannelli ospita l’incontro San Michele è il patrono dei famosi? Devozione dei cattolici e mafia. Il perché di un grande inganno”, con la partecipazione di Enzo Ciconte, tra i massimi esperti italiani di criminalità organizzata. L’iniziativa, promossa dall’arcipretura di Soveria Mannelli – come riporta una nota pervenuta in redazione – in collaborazione con la casa editrice Rubbettino, rientra nelle celebrazioni dedicate a San Michele Arcangelo.

Il cuore dell’incontro è un tema tanto delicato quanto attuale: la strumentalizzazione della religione da parte della ndrangheta. Ciconte, che ha dedicato decenni di studi ai riti e ai codici mafiosi, mostra come la falsa devozione degli affiliati – fatta di santini bruciati, giuramenti su immagini sacre ed evocazioni di San Michele come protettore – sia in realtà un inganno. Un linguaggio simbolico, non semplice folklore, costruito per cercare prestigio e legittimazione sociale. Generazioni di giovani vi si sono lasciate attrarre, convinte di entrare in un’élite rispettata, salvo ritrovarsi imprigionate in una spirale criminale.

Originario di Soriano Calabro, docente di Storia delle mafie italiane all’Università di Pavia e già consulente della Commissione parlamentare antimafia, Enzo Ciconte ha contribuito in modo decisivo alla conoscenza delle mafie italiane. A partire da Ndrangheta dallUnità a oggi, primo studio storico complessivo sulla criminalità calabrese, ha firmato numerosi volumi di riferimento. Con Rubbettino ha pubblicato titoli fondamentali come Storia criminale. La resistibile ascesa di Mafia, Ndrangheta e Camorra dallOttocento ai giorni nostri, Ndrangheta, Ndrangheta padana, Politici e malandrini, Riti criminali e molti altri.

Le sue ricerche dimostrano come la ’ndrangheta sia riuscita a coniugare arcaico e moderno, mantenendo in vita rituali ottocenteschi perfino nelle capitali europee. Dai giuramenti di Duisburg, con i santini rinvenuti nelle tasche degli assassinati, alle affiliazioni filmate in Lombardia, emerge una mafia che continua a usare simboli religiosi per rinsaldare appartenenza e disciplina interna.

ADVERTISEMENT

È su questo inganno – il travestimento della fede come strumento di potere – che Ciconte invita a riflettere, in un tempo in cui la devozione a San Michele Arcangelo si rinnova con forza nella comunità. L’appuntamento di Soveria Mannelli sarà dunque un’occasione preziosa non solo per smontare i falsi miti della cultura mafiosa, ma anche per riscoprire il senso autentico di una fede che nulla ha a che vedere con l’onorata società.

 

 

Exit mobile version