SCIGLIANO – Si è svolta oggi, nella suggestiva cornice di piazza C. Golia, la diciottesima edizione del Premio “Costruttori di Legalità”, manifestazione promossa dall’associazione Savuto Libero, presieduta da Eugenio Canino, con il patrocinio del Comune di Scigliano. Diciottesima edizione, un traguardo importante che certifica la maturità di un appuntamento ormai consolidato nel panorama delle iniziative dedicate alla diffusione della cultura della legalità.
A sottolinearlo è stato il senatore Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare Antimafia, chiamato a trarre le conclusioni di una giornata che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, del mondo penitenziario, dell’associazionismo e numerosi cittadini.
Per la prima volta, tuttavia, è mancata la presenza della magistratura, sempre protagonista nelle precedenti edizioni. Il procuratore Eugenio Facciolla, annunciato tra gli ospiti, ha dovuto rinunciare alla partecipazione per sopraggiunti impegni.
La conduzione dell’incontro è stata affidata, come ormai da tradizione, al professor Gianfranco Bonofiglio, direttore de “La Voce Romana”.
Tra i protagonisti dell’edizione 2026 figuravano lo psicologo e criminologo forense Sergio Caruso, la dirigente penitenziaria Maria Luisa Mendicino, il tenente colonnello della Guardia di Finanza Roberta Masci, il vice questore di Lamezia Terme Concetta Gangemi, il colonnello dei Carabinieri Dario Pini e il prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano.
Presenti anche amministratori locali e rappresentanti del mondo associativo e istituzionale, tra cui l’associazione L’Albero dei Sorrisi, a testimonianza di come il Premio abbia saputo trasformarsi negli anni in un momento di confronto tra istituzioni e società civile.
La manifestazione si è svolta all’aperto, favorita da una splendida giornata estiva, soleggiata ma non afosa. Piazza C. Golia, affacciata sulla valle del Savuto, ha accolto un pubblico numeroso e vario. Le numerose divise d’ordinanza presenti hanno poi contribuito a conferire una ulteriore scenografia a un appuntamento che fa della legalità il proprio tema centrale.
Il tono istituzionale ha prevalso sulla dimensione più personale che aveva caratterizzato le precedenti edizioni, nelle quali molti premiati avevano condiviso esperienze dirette e aneddoti, alcuni particolarmente coinvolgenti. Probabilmente la forte presenza di rappresentanti delle forze dell’ordine, inevitabilmente legati al rigore del proprio ruolo, ha reso gli interventi più formali, senza tuttavia diminuirne il valore.
L’intervento conclusivo del senatore Giuseppe Lumia ha chiuso gli interventi in programma che hanno preceduto la consegna dei premi.
Lumia ha invitato tutti a compiere un cambio di prospettiva: passare dall’«io» al «noi», perché solo superando l’io si può contrastare realmente il potere delle mafie.
Richiamando il pensiero del filosofo Erich Fromm e la celebre domanda “Avere o essere?”, ha evidenziato come una società costruita esclusivamente sull’avere finisca per indebolire i legami sociali e favorire ogni forma di illegalità.
Da qui la proposta di un Patto Civico della Valle del Savuto, capace di mettere in rete sindaci, scuole, servizi sociali, associazioni e cittadini, trasformando la lotta alle mafie in un progetto permanente e condiviso.
Nel suo intervento non sono mancati richiami alle responsabilità individuali. Secondo Lumia, anche comportamenti apparentemente lontani dalla criminalità organizzata, come pagare il pizzo o alimentare il mercato della droga, contribuiscono a finanziare le mafie.
«La legalità, ha ribadito, non può essere soltanto un burocratico rispetto delle regole, ma deve produrre giustizia, uguaglianza e piena attuazione dei principi costituzionali.»
Il senatore ha quindi ricordato come il vincolo mafioso sia destinato a perpetuarsi se non viene spezzato da una risposta collettiva. «Il vincolo mafioso non va mai in pensione», ha affermato, sottolineando la necessità di affiancare all’azione repressiva un grande investimento nell’educazione, nella cultura, nella scuola, nella denuncia e nella partecipazione civile.
Come da consueto, il riconoscimento consegnato ai premiati è rappresentato da un libro aperto raffigurante Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della lotta alla mafia e del sacrificio dello Stato.
A questo si è aggiunto un ulteriore riconoscimento offerto da Scintille Cosenza, raffigurante il rosone del Duomo di Cosenza.
Dopo diciotto edizioni, il Premio “Costruttori di Legalità” continua così a rappresentare un appuntamento di riferimento per il territorio. Un’occasione non solo per premiare chi, con il proprio lavoro, contribuisce ogni giorno alla difesa della legalità, ma soprattutto per ricordare che la lotta alle mafie non può essere demandata esclusivamente alla magistratura e alle forze dell’ordine. È una responsabilità collettiva che chiama in causa istituzioni, scuola, associazioni e cittadini, perché solo una comunità consapevole e unita può costruire una cultura della legalità capace di durare nel tempo.

