Il Pronto Soccorso dell’ospedale del Reventino, a Soveria Mannelli, sembra essere nuovamente in sofferenza e non sarebbe la prima volta. Il motivo è sempre lo stesso: carenza di personale sanitario, in questo caso di tipo infermieristico. Perché i cinque medici, tutti cubani e senza i quali il Pronto Soccorso probabilmente sarebbe già chiuso da anni, e gli OSS attualmente presenti sono comunque sufficienti a garantire il servizio agli utenti.
Al contrario, dei quattordici infermieri presenti fino a qualche tempo fa, e che garantivano un livello di assistenza adeguato alle dimensioni della struttura, ne sarebbero rimasti meno di dieci. Il motivo sarebbe da addebitare ad alcuni trasferimenti nei reparti dello stesso ospedale e a un pensionamento, che sarebbe rimasto a tutt’oggi senza sostituzione.
Inutile dire che un Pronto Soccorso funzionante ed efficiente è essenziale per la sopravvivenza stessa di un ospedale di montagna come quello del Reventino.
Ma è altrettanto fondamentale ribadire come questo sia l’unico importante presidio presente in un’area territoriale, l’area interna del Reventino-Savuto, a cavallo tra le due province di Catanzaro e Cosenza, che, nonostante il progressivo spopolamento, conta ancora più di ventimila abitanti, cioè come una media cittadina calabrese.
Con la casa di comunità di Decollatura e l’ospedale di comunità di Soveria Mannelli, peraltro ospitato nella stessa struttura dell’ospedale civile, ancora in fase di organizzazione e lungi dall’essere pienamente operativi, non tenere nella giusta considerazione le esigenze del Pronto Soccorso appare come un rischio che non ci si può permettere.
Nel tentare di garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA) a un’area come questa è, infatti, fondamentale tenere presente l’orografia del territorio, le distanze e le condizioni precarie delle strade di collegamento con i grandi ospedali cittadini più prossimi.
Raffaele Cardamone

