
Un reparto che veniva aperto in modo anche un po’ inatteso, ma che era poi definito dal Commissario ad acta come imprescindibile per gli ospedali montani della regione, ridisegnandone le funzioni con un servizio che allargava le prospettive per i malati oncologici, spesso costretti a migrare in strutture lontane o anche fuori regione.
<< Il nuovo ambulatorio di oncologia, istituito presso la struttura montana, più che un ambulatorio ha tutta l’aria di essere un reparto, con posti letto veri e propri, essendo stato istituito nella ristrutturata ala sud del secondo piano; oggi, se il provvedimento è una prerogativa del decreto commissariale che ne vuole analoga istituzione negli altri ospedali montani, quello dell’ASP di Catanzaro nella tempistica ha bruciato tutti. >>
<< Oggi questo comprensorio che ha le caratteristiche per poter dare l’avvio a un reparto del genere, avrà la possibilità di curare i propri ammalati in loco evitando inutili e costose trasmigrazioni per le famiglie non solo fuori regione ma anche all’interno della stessa, poiché di questi tempi questo tipo di cura ha costi di una certa rilevanza, senza tralasciare il fatto che la struttura ospedaliera si presenta bene per accogliere questa e altre iniziative. >>
Così come le parole dell’allora sindaco Giuseppe Pascuzzi:
<< L’oncologia legittimerà ancora di più la presenza nella struttura del laboratorio analisi e della radiologia oltre che della struttura nel suo complesso; – aggiungendo – è in itinere la presenza stabile in ospedale di un ortopedico e di un gastroenterologo, oltre che la prossima apertura di un pronto soccorso che per concezione sarà uno dei migliori della regione. >>
<< Oggi dobbiamo registrare che quasi dopo un anno dall’istituzione il reparto ha aperto si e no per due o tre mesi e mai con cadenze rispettate, tanto che allo stato il reparto e la porta sono chiusi, potendo concludere che il servizio non ha mai funzionato per come nelle previsioni e di fatto. Dove siano le responsabilità è arduo dirlo poiché qualora ipotizzate nella mancanza di personale o altro, non sortirebbero che inutili giustificazioni. Certo è che l’iniziativa si è sgonfiata come spesso è accaduto per altre cose.
A questo si dovrebbe aggiungere anche il Day Surgery ovvero la chirurgia di giorno, che sebbene ipotizzata nei decreti commissariali come asse portante delle strutture montane in più discipline, di fatto, pur essendo presenti nell’Ospedale sale operatorie ultra-moderne, non ha assunto i connotati per cui è stata prevista.
Da qui la nostra solita preghiera ai vertici sanitari e istituzionali locali, affinché come loro abitudine si prodighino a voler risolvere quanto fin qui detto. >>
Abbiamo poco da aggiungere a quanto riferito dal Comitato Pro Ospedale del Reventino, che ha ricostruito perfettamente una vicenda consueta nella sanità calabrese: dalle dichiarazioni roboanti del giorno dell’inaugurazione al lento decadimento dei servizi promessi. Solo un invito a chi decide le politiche sanitarie regionali: non promettete se non potete mantenere. Ormai i cittadini – in questo caso raccolti in Comitato – vigilano e hanno i mezzi per diffondere l’informazione. Il gioco non può reggere a lungo e produce più danni che benefici.
di Raffaele Cardamone
