Ci giunge all’attenzione una lettera-appello da parte di una signora calabrese, che ci ha pregato di mantenere l’anonimato, residente a Catanzaro, che chiede a gran voce, ma con dignità e garbo, di essere ascoltata dalle autorità competenti, le istituzioni politiche e anche dagli stessi calabresi.
Qui, di seguito, pubblichiamo interamente il testo arrivato in redazione, sperando di poter contribuire, almeno in minima parte, alla felice risoluzione del problema prospettato dalla protagonista della spiacevole vicenda.
“Quindici anni di assistenza, una casa ottenuta con sacrifici e un’ingiustizia che non può più essere ignorata”
Con la presente, intendo portare all’attenzione delle autorità competenti e dell’opinione pubblica una vicenda familiare che, per gravità e ricadute, non può più rimanere confinata nel silenzio.
e per oltre quindici anni sono stata l’unica persona a garantire assistenza continua ai miei genitori anziani e gravemente malati: visite mediche, emergenze ospedaliere, trasferimenti forzati, gestione economica, cura quotidiana e sorveglianza costante in un contesto abitativo altamente problematico.
LA REALTÀ DEI FATTI: UNA GESTIONE COMPLETA E ININTERROTTA
In seguito a una divergenza familiare riguardante la gestione dell’accompagnatore e delle somme percepite, mia sorella maggiore si è allontanata dalla famiglia lasciando i miei genitori senza supporto. Da quel momento — come risulta da anni di documentazione, interventi medici e testimonianze — sono stata io a occuparmi di tutto.
I miei genitori vivevano a Catanzaro, in un quartiere caratterizzato da fortissime criticità sociali, frequenti interventi delle forze dell’ordine, infiltrazioni d’acqua e condizioni che mettevano a rischio la loro sicurezza.
Per tali ragioni, e per il progressivo peggioramento della loro salute, ho presentato richiesta di cambio alloggio ATERP, trasferendoli provvisoriamente in una casa in affitto — con costi sostenuti interamente dalla mia famiglia.
IL NUOVO ALLOGGIO ATERP: UNA CONQUISTA OTTENUTA ATTRAVERSO ANNI DI SACRIFICI
Dopo un’attesa di otto anni è stato assegnato l’alloggio.
Quell’abitazione, tuttavia, era in condizioni tali da richiedere interventi immediati e onerosi: ho provveduto personalmente all’adeguamento degli impianti elettrici e del gas, all’acquisto dei mobili e alla messa in sicurezza dell’appartamento — impedendone anche l’occupazione abusiva.
Tutto ciò è documentabile ed è stato fatto, desidero aggiungere, a mie spese, mentre continuavo a occuparmi della gestione sanitaria e assistenziale dei miei genitori.
LA MALATTIA, LA DEMENZA E L’ASSISTENZA H24
Mia madre è entrata in una fase avanzata di demenza. Ho dovuto lasciare il lavoro per assisterla giorno e notte, fino agli ultimi istanti della sua vita. Le spese funerarie sono state anticipate dal mio compagno, con promessa — mai onorata — di restituzione.
IL CROLLO: IL RIENTRO DI MIA SORELLA E L’IMPROVVISO RIBALTAMENTO DELLA SITUAZIONE
Quando mia madre era ormai alla fine e mio padre ricoverato, mia sorella — assente da anni e con cui i miei genitori avevano interrotto i rapporti — ha iniziato a ricomparire.
Secondo quanto riferito da mio padre per lungo tempo, i rapporti con lei erano stati caratterizzati da conflitti, tensioni economiche e distanza affettiva. Tuttavia, in un momento di estrema fragilità, questa figura ha ricominciato a frequentarlo in modo sempre più insistente.
Da quel momento:
sono stata allontanata dalla casa che io stessa avevo sistemato e sostenuto economicamente;
il cilindro della porta è stato cambiato per impedirci l’accesso;
mio figlio, residente con regolare registrazione, è stato allontanato con la forza, provocando l’intervento di polizia e ambulanza;
sono state avviate denunce che hanno destabilizzato un ragazzo che, in buona fede, aveva seguito le indicazioni del nonno;
i nostri mobili, i nostri effetti personali e le nostre spese documentabili sono rimasti bloccati all’interno;
al nonno — dopo 15 anni di assistenza ricevuta dalla mia famiglia — è stato fatto revocare la residenza dei nipoti, andando contro quanto egli stesso aveva dichiarato e richiesto per anni.
Quanto accaduto non è solo ingiusto: è moralmente e civilmente inaccettabile.
LA MIA POSIZIONE OGGI
Dopo anni di sacrifici, investimenti economici, tutela sanitaria, assistenza psicofisica e gestione amministrativa, mi ritrovo esclusa dall’alloggio che ho contribuito a rendere abitabile e sicuro. Un alloggio ottenuto solo grazie al percorso assistenziale, documentato e continuativo, sostenuto da me e dalla mia famiglia.
Ritengo che questa situazione rappresenti una forzatura, un abuso emotivo nei confronti di una persona fragile e un’ingiustizia verso chi ha garantito, in solitudine, tutto il carico familiare per oltre quindici anni.
COSA CHIEDO ALLE ISTITUZIONI
Con questa lettera, chiedo formalmente:
- un riesame della situazione abitativa Legata all’alloggio ATERP in questione, alla luce della reale storia assistenziale;
- la tutela dei diritti miei e dei miei figli, ingiustamente esclusi dopo anni di convivenza, assistenza e sacrifici;
- un accertamento sulla legittimità delle revoche di residenza avvenute in condizioni di evidente pressione familiare;
- la restituzione dei beni personali e dei mobili acquistati e collocati all’interno dell’alloggio;
- che venga tenuto in considerazione il contributo economico, logistico e assistenziale da me sostenuto per rendere l’alloggio idoneo alla vita degli anziani.
CONCLUSIONE
Dopo anni di silenzio, oggi mi rivolgo alle istituzioni e alla comunità con una sola richiesta:
che sia ripristinata la verità dei fatti e riconosciuto il diritto di chi, con fatica, ha sostenuto un intero nucleo familiare mentre altri erano assenti.
Non chiedo privilegi.
Chiedo semplicemente giustizia, riconoscimento e rispetto.

