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Le 5 copertine dei Pink Floyd della laurea a distanza di Annalisa Liparoti scelte per la tesi

Ha suscitatato molto interesse l’articolo di Enzo Bubbo, dedicato ad Annalisa Liparoti di Petronà che si è laureata a distanza in Scienze della Comunicazione all’università di Bologna con una tesi su cinque copertine dei Pink Floyd. A seguito dell’attuale emergenza sanitaria la studentessa di Petronà, in collegamento dalla sua abitazione, ha incentrato la sua tesi sulla comunicazione visiva, in particolare su cinque specifiche copertine dei dischi, una volta si chiamavano 33 giri, della band Pink Floyd.

Molti lettori sono stati incuriositi dalla notizia ed in particolare, i tantissimi appassionati del mitico gruppo dei Pink Floyd hanno chiesto in redazione quali fossero le cinque copertine scelte nella discografia del gruppo musicale. Per saperne di più abbiamo raggiunto, e la ringraziamo per la disponibilità fornita, la neodottoressa Annalisa Liparoti che ci ha inviato l’esaustiva risposta, che di seguito pubblichiamo, motivando la scelta delle cinque copertine dei Pink Floyd.

UMMAGUMMA, l’immagine di quest’album è formata da quattro foto che a rotazione ci mostra come protagonista ogni membro del gruppo. L’ho scelta per il significato che c’è dietro a quello che, a primo impatto, può sembrare un “gioco di riflessi”. Sottolinea, infatti, l’importanza che ogni membro del gruppo ha e ci fanno capire che ognuno contribuisce alla creazione di qualcosa! E mi ha affascinata il fatto che il loro grafico/fotografo ha trasformato questa fotografia in un’immagine “irreale”.

ATHOM HEART MOTHER, la copertina di quest’album è quella che più mi ha attratto. Mi sono chiesta perché avessero scelto una semplice fotografia di una mucca in un prato, per un disco totalmente sperimentale e psichedelico. In realtà il loro grafico/fotografo ha spiegato che quest’immagine è del tutto in coerenza con il loro disco, in quanto quest’album non aveva un tema preciso o un filo conduttore che collegasse le tracce. E’ stata una scelta azzardata e molti pensavano che sarebbe stata una scelta anti promozionale, ma quella foto catturava l’attenzione di chiunque entrasse in un negozio di dischi.

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THE DARK SIDE OF THE MOON, non potevo non sceglierla. Un’immagine con una scarsa densità figurativa ma che è diventata l’icona del gruppo, un simbolo di riconoscimento. Questa più di tutte sottolinea la potenza comunicativa che un’immagine può possedere.

THE DIVISION BELL, che ho selezionato per i temi che vengono trattati nell’album: parla della distanza che c’è tra gli esseri umani e dei problemi di una comunicazione tra individui sempre più limitata e insicura. Grazie a quest’immagine ho capito come anche un concetto così astratto può essere figurativizzato in modo semplice ed efficace.

L’ultimo album è WISH YOU WERE HERE che ho preso in esame per la folle scelta che hanno fatto di avvolgere il disco in un involucro di plastica nera opaca per non far vedere la vera immagine del disco. Ci insegnano (come hanno fatto anche i Beatles) quanta importanza può assumere anche un semplice colore. Anche in questo caso è stata una scelta azzardata in quanto hanno limitato la visione di un’immagine. In più, chi va a comprare il disco non sa da chi è stato creato né quante tracce contiene l’album. Hanno sempre trovato una strategia per catturare l’attenzione di tutti e per continuare a sorprendere il loro pubblico.

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