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La memoria di un giovane soldato dimenticato, tra storia e ricerca della professoressa Rosa Maria Mastroianni

Questo lavoro si colloca nel solco di quelle ricerche che, muovendo da un nucleo privato, si aprono progressivamente a una dimensione storica più ampia, interrogando il rapporto tra memoria individuale, responsabilità familiare e ricostruzione documentaria. Alla sua origine vi è l’impegno della professoressa Rosa Maria Mastroianni, docente di lettere nella scuola secondaria di secondo grado, che ha intrapreso un’indagine storica animata da un duplice intento: da un lato, il rispetto del metodo e della verifica delle fonti; dall’altro, la volontà di dare ascolto a una memoria familiare rimasta a lungo sospesa tra silenzio e incertezza.

Il lavoro si configura dunque come una ricerca storica di matrice familiare, condotta con rigore scientifico e senso critico, nella quale l’esperienza personale non prevale sull’analisi, ma ne costituisce il primo, necessario impulso. In questa prospettiva, la vicenda oggetto dell’indagine non viene assunta come dato compiuto o già definito, bensì come problema storico da esplorare, ricostruire e comprendere attraverso un paziente confronto con le fonti, gli archivi e la documentazione ufficiale.

Vi sono esistenze che la Storia, nel suo inesorabile procedere, ha relegato ai margini della memoria collettiva, pur avendole attraversate con la medesima violenza e tragicità riservata ai nomi più celebrati. La vicenda del soldato scelto Ernesto Mastroianni appartiene a questa schiera silenziosa di vite spezzate, consumate nella quotidianità anonima della guerra e a lungo avvolte da una nebbia di notizie incerte, di silenzi istituzionali e di dolore privato.

Il soldato Ernesto Mastroianni morto sul fronte balcanico

Ernesto Mastroianni nacque il 9 gennaio 1920 nel piccolo villaggio rurale del Casale d’Aquino, nel territorio di Motta Santa Lucia, in provincia di Catanzaro. Primogenito di Antonio Mastroianni e Pasqualina Villella, crebbe in una Calabria aspra e poverissima, dove la sopravvivenza era affidata più alla tenacia che alle opportunità. L’infanzia e l’adolescenza furono segnate da privazioni profonde; tuttavia, la vita contadina offriva ancora gli strumenti minimi per contrastare la fame: un orto da coltivare, la legna da raccogliere, i frutti spontanei dei boschi – ghiande e castagne – e l’allevamento di pochi animali, ultimo baluardo contro la miseria.

La sua istruzione formale si arrestò alla terza classe elementare, probabilmente frequentata in una scuola improvvisata presso l’abitazione di uno zio. Eppure, in quella semplicità ruvida e senza ornamenti, Ernesto coltivava sogni e speranze comuni a tanti giovani del suo tempo: il lavoro, la famiglia, una vita sottratta alla precarietà. Il 26 aprile 1941 sposò Francesca Perrone, suggellando un progetto di futuro che la guerra avrebbe brutalmente interrotto.

Il 18 gennaio 1942, chiamato alle armi, Ernesto fu costretto ad abbandonare la sua terra e i suoi affetti. Vestì l’uniforme grigioverde del 73° Reggimento Fanteria “Lombardia” e fu inviato al Deposito di Trieste. Il destino volle che appena un mese dopo la sua partenza, il 27 febbraio 1942, la giovane moglie Francesca desse alla luce il loro unico figlio, Francesco, che Ernesto poté conoscere soltanto durante un breve congedo di convalescenza nel luglio del 1942, trascorrendo venti giorni colmi di un’intensità struggente. Il 5 agosto fece ritorno al reparto e il 15 ottobre 1942 ottenne il grado di soldato scelto.

Il 21 febbraio 1943 il 73° Reggimento fu destinato al fronte balcanico. La 7ª compagnia venne dislocata in Slovenia, nella regione della Bela Krajina (Carniola Bianca), nei pressi di Vinica, allora parte della provincia di Lubiana annessa all’Italia fascista. Qui, lontano dai clamori delle grandi battaglie, si consumò il suo tragico destino.

Il 17 luglio 1943, Ernesto Mastroianni perse la vita non in un atto di eroismo bellico, ma nella monotona e crudele routine militare. Il verbale di constatazione di morte, redatto l’8 agosto 1943 e sottoscritto da un ufficiale medico e dal cappellano militare, riferisce che il soldato scelto, inviato al punto strategico di quota 190 per richiamare una vedetta incaricata del cambio di guardia, venne colpito accidentalmente da un colpo di fucile esploso da un altro fante, identificato soltanto dalle iniziali “c.a.”, mentre questi stava inserendo la sicura dell’arma. Il proiettile lo colpì al torace, uccidendolo all’istante. Ernesto aveva appena ventitré anni.

La guerra terminò, ma Ernesto non fece mai ritorno a Motta Santa Lucia. Alla famiglia giunsero soltanto notizie frammentarie, confuse, dolorosamente vaghe. Il telegramma ufficiale, recapitato al Comune il 4 agosto 1944, recava una formula tanto solenne quanto inesatta: «Caduto in combattimento – Fronte Orientale». Un’espressione che, oltre a certificare la morte, oscurava la verità dei fatti e prolungava l’angoscia dell’attesa.

I genitori, straziati dal lutto, si presero cura del piccolo Francesco, cresciuto senza aver mai conosciuto il volto del padre, affidandosi a un ricordo trasmesso per via indiretta, fatto di racconti, silenzi e fotografie ingiallite.

A distanza di ottant’anni, la verità è riemersa grazie alla tenacia e al rigore della professoressa Rosa Maria Mastroianni, pronipote del caduto, figlia di Ernesto Mastroianni — primogenito del fratello Carmelo — che porta il suo nome come atto di memoria e di risarcimento simbolico. Docente di lettere nella scuola secondaria di secondo grado, animata da una profonda passione storica e da un senso etico della ricerca, Rosa Maria Mastroianni ha intrapreso una complessa e paziente indagine archivistica per ricostruire l’intero percorso umano e militare del soldato.

La ricostruzione ha richiesto l’incrocio di fonti eterogenee e di documentazione dispersa: il Comune di Motta Santa Lucia, per le prime attestazioni ufficiali; il Distretto Militare di Catanzaro, per risalire alla chiamata alle armi, all’assegnazione al 73° Reggimento e alla matricola (n. 15839); il Ministero della Difesa – Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, custode dei registri di guerra e dei verbali ufficiali; infine, gli Uffici comunali e cimiteriali di Vinica, determinanti per individuare il luogo della caduta e le prime sepolture provvisorie.

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Le ricerche hanno condotto a un esito di altissimo valore storico e umano: le spoglie di Ernesto Mastroianni, inizialmente sepolte nel cimitero militare italiano in Slovenia, sono state successivamente traslate nel Sacrario Militare “Oltremare” di Bari, nella sezione dedicata alla Jugoslavia, luogo che raccoglie oltre 70.000 caduti italiani provenienti da ogni fronte del mondo.

Con il ritrovamento della verità storica, si è finalmente conclusa la lunga e dolorosa attesa della famiglia Mastroianni. Alla memoria privata si è restituita una dimensione pubblica; all’oblio, un nome; al silenzio, una voce. La figura di Ernesto Mastroianni, soldato morto con onore nella discrezione tragica della storia minore, sopravvive oggi non solo nel cuore dei suoi discendenti, ma anche grazie all’opera rigorosa e meritoria della professoressa Rosa Maria Mastroianni, il cui lavoro di ricerca si configura come un autentico atto di giustizia morale, storica e civile nei confronti di un giovane che la guerra aveva condannato a essere dimenticato.

di Ernesto Mastroianni

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