Carlopoli – Nello spazio antistante le imponenti mura dell’Abbazia di Corazzo a Carlopoli si è svolta l’iniziativa promossa dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” per celebrare il decennale del referendum sulla ripubblicizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali.


Ricordiamo che Bruno Arcuri, scomparso prematuramente (aveva 30 anni) a seguito di un incidente stradale avvenuto nel luglio del 2009, era stato eletto nell’aprile del 2008 sindaco di Carlopoli e si era prodigato con impegno all’iniziativa popolare per l’acqua Bene Comune e per questo porta il suo nome il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica in modo da far rimanere sempre vivo il suo ricordo nel tempo.




Dopo aver ripercorso gli oltre dieci anni di strada dei movimenti per l’acqua in Calabria, ha sottolineato che l’operazione di uscita dalla liquidazione e riacquisizione del pubblico delle quote private, che si sta tentando oggi di attuare su Sorical soprattutto in vista dei fondi del Recovery Plan, non rende pubblica l’acqua calabrese e non realizza affatto il referendum. Una Società per Azioni come la Sorical, anche se a capitale pubblico, risponde a logiche privatistiche e può essere ceduta in qualsiasi momento ad un privato. Acqua bene comune non vuol dire capitale pubblico, ma gestione pubblica, ossia azienda speciale, proposta che da anni i movimenti stanno ribadendo.
Ha preso successivamente la parola, in collegamento telefonico, il vescovo di Cassano allo Jonio, Mons. Francesco Savino che ha ribadito «a 10 anni dal Referundum dico di no ad ogni privatizzazione sull’acqua e dico di no al nucleare e aggiungo sono per un’obiezione forte rispetto a quelle realtà che investono sulle armi».
Nel suo intervento, ricordando l’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco, ha ricordato di essersi schierato senza remore a favore dell’acqua pubblica, ha invitato ad attivare processi culturali di sensibilizzazione per la difesa e tutela dei nostri territori ed ha sollecitato vigilanza e corresponsabilità contro gli eccessi di un “mercato selvaggio dove non contano i beni comuni ma soltanto la massimizzazione del profitto, dove anche la persona viene mercificata”.





































