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Home » Il razzismo è una gramigna: Riflessioni sulla tolleranza

Il razzismo è una gramigna: Riflessioni sulla tolleranza

Lettera n. 3 a Raffaele Cardamone

Domenico Lanciano di Domenico Lanciano
16 Luglio 2020
in OPINIONI
0
Il razzismo è una gramigna: Riflessioni sulla tolleranza
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Caro Raffaele,

la mamma è una sola. È una verità biologica, pare. Ma il razzismo ha diverse madri. Una di queste è, paradossalmente, la tolleranza. Sì, sembra incredibile, ma spesso è proprio la tolleranza che genera razzismo. Eppure, abbiamo sentito pronunciare “tolleranza” solitamente associandola alla “pace”… pace e tolleranza! Come se fossero sorelle! Su internet si può trovare addirittura una vasta fraseologia che celebra proprio l’abbinamento “pace e tolleranza” – “tolleranza e pace” mentre i discorsi politici, culturali, religiosi e persino pacifisti se ne fanno vanto. Essere “tollerante” appare il miglior pregio dell’uomo contemporaneo.

Mentre invece tale parola nasconde un tranello, un inganno, l’esatto contrario di ciò che può apparire ad una prima lettura. Pace e tolleranza sono addirittura termini antitetici! Provo e tento di dimostrarlo, nonostante sia una parola che sembra fatta apposta per confondere le idee e contrabbandare un aspetto negativo della vita e della società con un sentimento persino nobile e ambìto da tutti.  Scusa se non sarò esaustivo (il tema è semplice quanto complicato), però le menti oneste e sincere ne capiranno sino in fondo il significato e la valenza. Qui, il mio compito è soltanto quello di enunciare tale tema come problema e come “input” a voler approfondire autonomamente, se siamo curiosi di venirne a capo.

Questa terza lettera e le altre (passate e future) sul razzismo non hanno altro scopo fondamentale se non quello di far riflettere, con un accorato invito, un chiaro input, appunto, ad approfondire per conoscere meglio e meglio sensibilizzarsi. In particolare, approfondire dentro noi stessi e verificare come e quanto siamo sinceri con noi stessi, con gli altri. Con la Vita. Con lo stare al mondo.

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1 – IL VOCABOLARIO

Come è stata, è e sarà sempre nostra consuetudine, partiamo pure adesso con il significato della parola “tolleranza”. Sintetizza bene Wikipedia, senza scomodare il Treccani o i trattati politico-filosofici che abbondano a riguardo e sono accessibili a chi intenda appassionarsi. <<Tolleranza è un termine relativo alla capacità di sopportare, senza essere danneggiati, qualcosa che di per sé potrebbe essere spiacevole o dannosa. In senso sociologico la tolleranza si manifesta in chi, teoricamente o praticamente, mostra rispetto e indulgenza nei confronti di coloro i quali pensano e agiscono credendo in diversi principi relativi alla religione, alla politica, all’etica, alla scienza, all’arte e alla letteratura.

La tolleranza non può essere definita in senso positivo come una virtù poiché riguarda una negatività che viene sopportata per una serie di motivi che escludono un’accettazione piena e senza condizioni di chi viene tollerato. Tuttavia la tolleranza esprime una funzione positiva nel senso che fa apparire una diversità di opinioni che dal confronto dialettico possono procurare una più ampia verità.>>

2 – I TITOLARI DELLA TOLLERANZA

Per capire meglio il vero significato di “tolleranza” è necessario capire chi ne siano i titolari. Chi tollera?… Chi può permettersi il lusso o la facoltà di tollerare?… Semplice: chi ha il potere in generale o un potere più specifico! Ed è poi conseguenziale: chi ha il potere di decidere, solitamente discrimina o pretende compromessi non sempre onesti. Da qui i primi frutti della tolleranza è la discriminazione, il compromesso che può scivolare verso la corruzione. Può essere più o meno dolorosa, ma la discriminazione porta dolore acuto (sempre, comunque e ovunque). Oppure sofferenza continua perché “sofferenza di status” (di condizione sociale, umana, di popolo o di categoria discriminata). Mentre la corruzione, madre di tante altre negatività, è una spirale da cui è difficile uscire o una droga da cui è quasi impossibile guarire.

Inoltre, nel nostro quotidiano possiamo ampiamente sperimentare: solitamente chi ha il potere se la gira e se la rigira (detto in termini popolari) sempre e comunque a modo suo e proprio vantaggio in qualsiasi cosa esista al mondo, anche la più banale. “Cu patra e cu patrùni on c’è ragiùni” avverte un antico proverbio “Con padre e con padrone non c’è da avere ragione”… hanno il potere! Pure per questo c’è sempre (dentro una qualsiasi tipo di coppia, famiglia, comunità, nazione e universo-mondo) una forsennata corsa al potere, al comando. “O di domina o si è dominati” affermava più di qualcuno. E’ qui il gioco!

Quindi la tolleranza (se e quando c’è) non è altro che una strategia di potere che, tra tante altre opzioni, può persino diventare benevola “concessione” verso i sottomessi di un qualche margine di azione e in ben determinati e controllati contesti, fin tanto che tale azione non intacchi gli interessi del potere, ma anzi lo facilita. E non superi comunque la soglia di tollerabilità decisa proprio da chi detiene il poter di decidere. Altrimenti scatta la violenza che, tra tanti altri aspetti, porta al razzismo nella sua vastissima gamma di espressioni, fino a quella più cruenta delle persecuzioni, uccisioni, genocidi. Quasi tutto nasce dalla e nella tolleranza.

La tolleranza ha tantissimi altri sinonimi, come le sue sfumature. Come il male, le negatività. Il contrario della tolleranza è, inevitabilmente, l’Amore e tutte le sue coniugazioni positive fino a giungere alla felicità e all’Armonia. Non si scappa.

3 – LASCIAMOLI SFOGARE!!!

A riprova di tutto ciò, cito sempre un piccolo ma emblematico episodio realmente accaduto in Agnone del Molise nella seconda metà degli anni ottanta. Ne sono stato testimone diretto, come spettatore di una seduta di Consiglio comunale. Dico di un politico locale di spicco appartenente ad un partito sedicente progressista che, finalmente, dopo tanti decenni di opposizione era andato al potere al Comune, in coalizione con altri. Ai propri compagni di partito che si lamentavano di lasciare troppo spazio alle proteste dell’opposizione, Egli (la buonanima!) li ha zittiti con una semplice, perentoria, geniale, fulminea e irrisoria frase: “E lasciamoli sfogare!!!”. E aggiunse: “Tanto il potere ce lo abbiano noi”. A volte i piccoli esempi, gli aneddoti valgono più di mille volumi e trattati sull’argomento, pure perché sono la loro estrema sintesi.

Quel “Lasciamoli sfogare!” è emblematico del clima democratico o pseudo-tale. Alla fine chi decide è sempre chi comanda, in un modo o nell’altro. E non c’è spazio per le vere libertà, quelle che andrebbero a disturbare il manovratore (come si dice in gergo giornalistico). La democrazia è una finta. La stessa Costituzione che appare così tanto “illuminata” è, a volte, “tollerante” e, quindi, non giusta.

Nella vita concreta tra le parti, la tolleranza si attua o si supera con i rapporti di forza o con la “forza contrattuale” come era in uso dire in ambienti sindacali nei decenni (postbellici) delle grandi conquiste moderne (Statuto dei lavoratori, Divorzio, Diritti vari). Senza questa forza contrattuale, la soglia di tolleranza si abbassa pericolosamente. Ecco perché è ricorrente la frase e l’esortazione a “non abbassare la guardia”. Chi è “tollerato” è sempre in difesa … sempre all’assalto della cittadella del Potere, per strappare concessioni di relativo benessere o margini di esistenza più sopportabile. Non sempre riesce. E, a volte, dalla padella si può cadere nella brace. Come è successo con le cosiddette “case di tolleranza”.

4 – LE CASE DI TOLLERANZA

Che tutto, indistintamente tutto passi per la Cultura (o mentalità) personale o di un intero popolo è cosa che ci può vedere ad occhio nudo. Ma la prima Cultura è la Natura. Così, la forza (contrattuale) della Natura è stata sempre così tanta ed imprescindibile che chiunque sia andato al comando di un popolo o di una nazione ha dovuto comunque fare i conti con la Natura. In particolare con la Natura sessuale della vita o, più semplicemente, con il sesso o sessualità … ovvero con la forza più inarrestabile della vita, della continuità della vita che si esprime innanzi tutto nell’irresistibile attrazione sessuale, nella voglia che hanno gli esseri umani di volersi bene, di amarsi, di darsi piacere e felicità. Di creare e procreare.

La Storia ci dice che ha perso ogni possibile battaglia o guerra chiunque si sia messo contro il sesso (come forza veramente democratica, o la più democratica che esista in Natura). Persino la Chiesa cattolica o altre Religioni. E questo nonostante all’esterno possa apparire il contrario, che tutto sia sotto controllo.

Così, nelle varie epoche, ogni regime socio-politico-religioso ha cercato di affrontare tale tema come problema da risolvere (quasi sempre di ordine pubblico o legato al “comune senso del pudore”) e non come “diritto naturale” ed inalienabile. Come Amore! E, il più delle volte, la tolleranza (il contentino, il permessino, il consentito, ecc.) nasconde la negazione di diritti fondamentali dell’uomo naturale e del cittadino o “homo sapiens”. D’altra parte la “Natura negata” o la “Natura corrotta o stravolta” è un aspetto tipico del “Potere che tollera ma non risolve”.

Il Parlamento Italiano con legge n. 75 del 20 febbraio 1958 (prima firmataria la senatrice Angelina Merlin, 1887-1979 partito socialista italiano) abolì le cosiddette “case di tolleranza” ovvero la regolamentazione della “prostituzione” (o, meglio, dell’esercizio della sessualità) introducendo i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Già era un’offesa dare delle “prostitute” alle signore che elargivano gioia e conoscenza. Il linguaggio del potere sporca quasi sempre le migliori intenzioni e fa vedere il “peccato” anche là dove non c’è pur di ricavarne lucro e sottomissione. Prostitute o vere e proprie professioniste (spesso vocazionali) che subivano il “racket” di Stato. La letteratura a riguardo, dalla più antica “prostituzione” sacra alla soavità di don Oreste Benzi (1925-2007), ne mostra proprio di belle!

E, poiché non si ha il coraggio di fare le cose bene, il rimedio (pur lodevolissimo) ha prodotto molteplici e più gravi distorsioni che hanno avuto bisogno di altri tipi di “tolleranza” finendo per offendere tutti. Una tolleranza delle tolleranze! D’altra parte, il diritto alla soddisfazione sessuale, come il diritto alla “felicità naturale” è stato negato così come tanti altri diritti osteggiati dal “Potere” di turno. E, ribadisco, già il termine “prostituzione” risulta offensivo, specialmente alla luce della vita dei popoli che noi preferiamo far contenere dalla nostra visione dell’antropologia culturale. E nulla si fa per la “prostituzione” sociale, economica e politica e persino religiosa! Ah, l’ipocrisia di Stato e di Potere! Che si autotollera!…

5 – TOLLERANZA ZERO E SPAZZATURA SOTTO IL TAPPETO

Uno dei termini più in uso negli ultimi decenni è l’espressione “tolleranza zero” per indicare la politica intransigente e repressiva, a tappeto, contro la piccola criminalità metropolitana, realizzata con apparente efficacia da Rudolph Giuliani come sindaco di New York dal 1994 al 2001 e variamente imitata da altre realtà negli Stati Uniti e nel resto del mondo, con conseguenti devastanti poiché non andava e continua a non andare alla radice dei problemi.

Infatti, tale “tolleranza zero” (osannata quanto criticata e detestata per il suo “populismo penale” e per il razzismo che nascondeva e ancora nasconde con sempre maggiore perfidia) non faceva altro che mettere la “polvere” o la “spazzatura” di casa sotto il tappeto, rimandando le vere problematiche che andrebbero affrontate puntando al benessere di tutti, dal momento che, in gran parte, la criminalità urbana è frutto di frustrazioni e razzismi sociali. Imposti.

Uno dei risultati della “tolleranza zero” è la facoltà data alla polizia di reprimere con l’uso frequente ed impunito delle armi qualsiasi azione sospetta, eliminando il sospettato, senza alcun rispetto per i diritti umani. Così abbiamo avuto i tremendi e ben noti casi di poliziotti che hanno ucciso, con armi o senza armi (soffocando nel fermo), tantissime persone (in genere neri e latinos), tra cui (e purtroppo non ultimo) il malcapitato George Perry Floyd (della invisa minoranza afro-americana) avvenuto il 25 maggio 2020 a Minneapolis (USA) e che tanto clamore, sdegno e rivolte ha suscitato in tante parti del mondo.

Il paradosso della ideologia e della pratica della “tolleranza zero” è proprio l’intolleranza verso coloro che vengono ritenuti intollerabili da una classe dirigente e di potere che si arroga il diritto di decidere chi deve vivere e chi deve morire, di deve stare sulla faccia della terra e chi addirittura è indegno. Non ricorda tutto ciò le varie “leggi razziali” o gli atteggiamenti che portano ai genocidi?

Cosicché c’è la tendenza (antica forse quanto il genere umano) ad annientare i poveri ma non la povertà, i criminali ma non la criminalità, i ladri ma non il furto. Peccato che la “tolleranza zero” si rivolga ai ceti poveri e alle minoranze indifese … a quelli da eliminare piuttosto che alla “tolleranza zero” verso qualsiasi tipo di corruzione e di crimini perpetrati dalle classi medio-alte e dalle classi dirigenti e governative, cui tutto è o sembra essere permesso (persino crimini di guerra).

6 – CI CASCANO PERSINO LE RELIGIONI E I PACIFISTI

È tanto delicato e diffuso nel mondo il tema della “tolleranza” che ci cascano persino le Religioni e addirittura i pacifisti e in non-violenti. Pure la Chiesa cattolica parla spesso di “tolleranza” dimenticando il precetto evangelico dell’Amore e, in particolare, dell’unico comandamento emanato dal suo fondatore Gesù Cristo: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Che altro non è se non il frutto della saggezza umana, più che un comandamento divino. Un precetto di buon senso e di sana “opportunità esistenziale”.

Al paragrafo 9 della precedente seconda lettera evidenziavo come è necessario fare il bene almeno per due motivi: per Amore o per Egoismo. E a tal proposito una sonora e solenne lezione ci proviene dalla pandemia del Covid-19. In pratica, se c’è gente che soffre e se la passa male, prima o poi questo loro disagio, questa loro sofferenza può passare a tutto il resto del mondo. Lo hanno dimostrato pure tutte le altre epidemie e pandemie che nei millenni hanno falcidiato i popoli, facendoli spesso regredire impedendone la crescita.

“Ama il prossimo tuo come te stesso” significa, tra tanto altro, che è necessario aiutare chi ci sta vicino a non mettere in pericolo la nostra sicurezza o il nostro benessere. L’Amore e l’Egoismo possono singolarmente o insieme (paradossalmente) disinnescare “bombe” sociali di ogni genere.

Pensando di fare cosa buona ed utile, pure l’ONU (organizzazione delle nazioni unite) promuove il falso tema-rimedio-problema della “tolleranza”. Infatti ha dichiarato il 16 novembre “International day for tolerance” (giornata internazionale per la tolleranza). Giustifica: “Come primo passo contro le discriminazioni”. Strano come pure le più grandi ed importanti istituzioni del pianeta partano con “premesse sbagliate” nei loro discorsi e nelle loro iniziative. È forse un caso partire sempre o quasi da PREMESSE SBAGLIATE?…

7 – UNA PREZIOSA OCCASIONE DI RIFLESSIONE

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” può valere anche riguardo la “tolleranza”. La presente lettera, lungi dal voler puntare il dito verso qualcuno, intende unicamente farci riflettere tutti, a cominciare da me stesso. Può essere una preziosa occasione per guardarci dentro, singolarmente e come comunità.

Lo scopo di tale lavoro interiore (più o meno intenso, profondo ed onesto) può essere lungo e faticoso, a volte. Ma, si sa, tutte le conquiste costano sacrificio, però in cambio si ottiene maggiore serenità d’animo e miglior carattere nello stare al mondo e in società.

8 – SALUTISSIMI

Caro Raffaele, penso che questa terza lettera possa concludersi qui. Inutile dilungarsi. Ritengo che ognuno di noi sia dotato di intelligenza sufficiente per capire le problematiche legate alla “tolleranza” così come alla necessaria felicità ed Armonia di popoli e persone. Come sono solito fare, le mie “Lettere” costituiscono (molto umilmente e senza pretese) soltanto un “input” … lo stesso che utilizzo per me stesso. E, poiché ho la possibilità di constatare che le riflessioni aiutano a formarci e a perfezionarci nel migliore dei modi, mi permetto di proporle a chi sia altrettanto umile e disposto ad accettare o adottare le mie riflessioni.

L’uscita dalla “tolleranza” non è saper sopportare oppure essere bravi e gentili… non è rinunciare alla violenza e alle reazioni incontrollate o emotive… Guarire dalla “tolleranza” è esercitarsi ad Amare, rinunciando al potere o all’idea di superiorità. Bisogna riflettere molto e molto è necessario lavorare su sé stessi e nella società.

Grazie ancora e sempre per l’ospitalità redazionale. La prossima volta spero di poterti raccontare numerosi episodi in cui sono stato vittima di razzismi più o meno grandi, alcuni dei quali hanno cambiato la mia esistenza, mentre altri mi hanno stravolto la vita. I razzismi – dicevamo precedentemente – hanno tantissime sfumature. Di alcune di tali venature non riusciamo ad accorgercene, per cui il nostro senso dell’orientamento e la nostra percezione dovrebbe essere sempre più attenta e raffinata. Il razzismo è una cosa troppo seria per poterci distrarre o addirittura per poter prestare il fianco persino alla più sottile delle violenze razzistiche.

Me ne accorgo quotidianamente e da decenni, essendo assai impegnato a depurare la cultura insidiosa che ci sta attorno e che, spesso impercettibilmente o capziosamente, ci trasmette atteggiamenti e valori razzistici passati per buoni e addirittura per meriti. Proprio come la tolleranza.

Allora, alla prossima quarta Lettera. Tanta cordialità,

Domenico Lanciano (www.ilReventino.it)

Aurora nell’Azzurro Infinito al mare di Vasto d’Abruzzo, 16 luglio 2020 ore 04,59

Le foto sono state prese dal web, mia la foto dell’alba adriatica.

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Domenico Lanciano

Domenico Lanciano

È nato nel casello ferroviario di Cardàra, una contrada rurale di Badolato di Calabria, il 4 marzo 1950. Figlio di operai e di contadini, si ritiene contadino e coltivatore diretto del pensiero e della parola che prevalentemente esprime tramite “Lettere” alla maniera degli emigrati. È convinto che la “lettera” è alla portata di tutti e che non comporta ambizioni o particolari stili letterari né giornalistici ma semplicemente l’umile atto del comunicare e di far circolare gli affetti e le idee. Nel 1986 ha lanciato la vicenda di “Badolato paese in vendita” per contrastare lo spopolamento e la morte del borgo antico, prototipo e simbolo di decine di migliaia di borghi in disfacimento in tutta Europa e di milioni di comunità desertificate dalla globalizzazione in tutto il mondo, dove le città scoppiano e i paesi muoiono e invocano equilibrio. Ostracizzato a motivo di questo suo lungimirante attivismo, dal primo novembre 1988 vive in esilio in Molise.

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