Caro Raffaele,


Mentre invece tale parola nasconde un tranello, un inganno, l’esatto contrario di ciò che può apparire ad una prima lettura. Pace e tolleranza sono addirittura termini antitetici! Provo e tento di dimostrarlo, nonostante sia una parola che sembra fatta apposta per confondere le idee e contrabbandare un aspetto negativo della vita e della società con un sentimento persino nobile e ambìto da tutti. Scusa se non sarò esaustivo (il tema è semplice quanto complicato), però le menti oneste e sincere ne capiranno sino in fondo il significato e la valenza. Qui, il mio compito è soltanto quello di enunciare tale tema come problema e come “input” a voler approfondire autonomamente, se siamo curiosi di venirne a capo.


1 – IL VOCABOLARIO
Come è stata, è e sarà sempre nostra consuetudine, partiamo pure adesso con il significato della parola “tolleranza”. Sintetizza bene Wikipedia, senza scomodare il Treccani o i trattati politico-filosofici che abbondano a riguardo e sono accessibili a chi intenda appassionarsi. <<Tolleranza è un termine relativo alla capacità di sopportare, senza essere danneggiati, qualcosa che di per sé potrebbe essere spiacevole o dannosa. In senso sociologico la tolleranza si manifesta in chi, teoricamente o praticamente, mostra rispetto e indulgenza nei confronti di coloro i quali pensano e agiscono credendo in diversi principi relativi alla religione, alla politica, all’etica, alla scienza, all’arte e alla letteratura.


2 – I TITOLARI DELLA TOLLERANZA
Per capire meglio il vero significato di “tolleranza” è necessario capire chi ne siano i titolari. Chi tollera?… Chi può permettersi il lusso o la facoltà di tollerare?… Semplice: chi ha il potere in generale o un potere più specifico! Ed è poi conseguenziale: chi ha il potere di decidere, solitamente discrimina o pretende compromessi non sempre onesti. Da qui i primi frutti della tolleranza è la discriminazione, il compromesso che può scivolare verso la corruzione. Può essere più o meno dolorosa, ma la discriminazione porta dolore acuto (sempre, comunque e ovunque). Oppure sofferenza continua perché “sofferenza di status” (di condizione sociale, umana, di popolo o di categoria discriminata). Mentre la corruzione, madre di tante altre negatività, è una spirale da cui è difficile uscire o una droga da cui è quasi impossibile guarire.


Quindi la tolleranza (se e quando c’è) non è altro che una strategia di potere che, tra tante altre opzioni, può persino diventare benevola “concessione” verso i sottomessi di un qualche margine di azione e in ben determinati e controllati contesti, fin tanto che tale azione non intacchi gli interessi del potere, ma anzi lo facilita. E non superi comunque la soglia di tollerabilità decisa proprio da chi detiene il poter di decidere. Altrimenti scatta la violenza che, tra tanti altri aspetti, porta al razzismo nella sua vastissima gamma di espressioni, fino a quella più cruenta delle persecuzioni, uccisioni, genocidi. Quasi tutto nasce dalla e nella tolleranza.


3 – LASCIAMOLI SFOGARE!!!
A riprova di tutto ciò, cito sempre un piccolo ma emblematico episodio realmente accaduto in Agnone del Molise nella seconda metà degli anni ottanta. Ne sono stato testimone diretto, come spettatore di una seduta di Consiglio comunale. Dico di un politico locale di spicco appartenente ad un partito sedicente progressista che, finalmente, dopo tanti decenni di opposizione era andato al potere al Comune, in coalizione con altri. Ai propri compagni di partito che si lamentavano di lasciare troppo spazio alle proteste dell’opposizione, Egli (la buonanima!) li ha zittiti con una semplice, perentoria, geniale, fulminea e irrisoria frase: “E lasciamoli sfogare!!!”. E aggiunse: “Tanto il potere ce lo abbiano noi”. A volte i piccoli esempi, gli aneddoti valgono più di mille volumi e trattati sull’argomento, pure perché sono la loro estrema sintesi.


Nella vita concreta tra le parti, la tolleranza si attua o si supera con i rapporti di forza o con la “forza contrattuale” come era in uso dire in ambienti sindacali nei decenni (postbellici) delle grandi conquiste moderne (Statuto dei lavoratori, Divorzio, Diritti vari). Senza questa forza contrattuale, la soglia di tolleranza si abbassa pericolosamente. Ecco perché è ricorrente la frase e l’esortazione a “non abbassare la guardia”. Chi è “tollerato” è sempre in difesa … sempre all’assalto della cittadella del Potere, per strappare concessioni di relativo benessere o margini di esistenza più sopportabile. Non sempre riesce. E, a volte, dalla padella si può cadere nella brace. Come è successo con le cosiddette “case di tolleranza”.
4 – LE CASE DI TOLLERANZA
Che tutto, indistintamente tutto passi per la Cultura (o mentalità) personale o di un intero popolo è cosa che ci può vedere ad occhio nudo. Ma la prima Cultura è la Natura. Così, la forza (contrattuale) della Natura è stata sempre così tanta ed imprescindibile che chiunque sia andato al comando di un popolo o di una nazione ha dovuto comunque fare i conti con la Natura. In particolare con la Natura sessuale della vita o, più semplicemente, con il sesso o sessualità … ovvero con la forza più inarrestabile della vita, della continuità della vita che si esprime innanzi tutto nell’irresistibile attrazione sessuale, nella voglia che hanno gli esseri umani di volersi bene, di amarsi, di darsi piacere e felicità. Di creare e procreare.


Così, nelle varie epoche, ogni regime socio-politico-religioso ha cercato di affrontare tale tema come problema da risolvere (quasi sempre di ordine pubblico o legato al “comune senso del pudore”) e non come “diritto naturale” ed inalienabile. Come Amore! E, il più delle volte, la tolleranza (il contentino, il permessino, il consentito, ecc.) nasconde la negazione di diritti fondamentali dell’uomo naturale e del cittadino o “homo sapiens”. D’altra parte la “Natura negata” o la “Natura corrotta o stravolta” è un aspetto tipico del “Potere che tollera ma non risolve”.
Il Parlamento Italiano con legge n. 75 del 20 febbraio 1958 (prima firmataria la senatrice Angelina Merlin, 1887-1979 partito socialista italiano) abolì le cosiddette “case di tolleranza” ovvero la regolamentazione della “prostituzione” (o, meglio, dell’esercizio della sessualità) introducendo i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Già era un’offesa dare delle “prostitute” alle signore che elargivano gioia e conoscenza. Il linguaggio del potere sporca quasi sempre le migliori intenzioni e fa vedere il “peccato” anche là dove non c’è pur di ricavarne lucro e sottomissione. Prostitute o vere e proprie professioniste (spesso vocazionali) che subivano il “racket” di Stato. La letteratura a riguardo, dalla più antica “prostituzione” sacra alla soavità di don Oreste Benzi (1925-2007), ne mostra proprio di belle!


5 – TOLLERANZA ZERO E SPAZZATURA SOTTO IL TAPPETO
Uno dei termini più in uso negli ultimi decenni è l’espressione “tolleranza zero” per indicare la politica intransigente e repressiva, a tappeto, contro la piccola criminalità metropolitana, realizzata con apparente efficacia da Rudolph Giuliani come sindaco di New York dal 1994 al 2001 e variamente imitata da altre realtà negli Stati Uniti e nel resto del mondo, con conseguenti devastanti poiché non andava e continua a non andare alla radice dei problemi.


Uno dei risultati della “tolleranza zero” è la facoltà data alla polizia di reprimere con l’uso frequente ed impunito delle armi qualsiasi azione sospetta, eliminando il sospettato, senza alcun rispetto per i diritti umani. Così abbiamo avuto i tremendi e ben noti casi di poliziotti che hanno ucciso, con armi o senza armi (soffocando nel fermo), tantissime persone (in genere neri e latinos), tra cui (e purtroppo non ultimo) il malcapitato George Perry Floyd (della invisa minoranza afro-americana) avvenuto il 25 maggio 2020 a Minneapolis (USA) e che tanto clamore, sdegno e rivolte ha suscitato in tante parti del mondo.


Cosicché c’è la tendenza (antica forse quanto il genere umano) ad annientare i poveri ma non la povertà, i criminali ma non la criminalità, i ladri ma non il furto. Peccato che la “tolleranza zero” si rivolga ai ceti poveri e alle minoranze indifese … a quelli da eliminare piuttosto che alla “tolleranza zero” verso qualsiasi tipo di corruzione e di crimini perpetrati dalle classi medio-alte e dalle classi dirigenti e governative, cui tutto è o sembra essere permesso (persino crimini di guerra).
6 – CI CASCANO PERSINO LE RELIGIONI E I PACIFISTI
È tanto delicato e diffuso nel mondo il tema della “tolleranza” che ci cascano persino le Religioni e addirittura i pacifisti e in non-violenti. Pure la Chiesa cattolica parla spesso di “tolleranza” dimenticando il precetto evangelico dell’Amore e, in particolare, dell’unico comandamento emanato dal suo fondatore Gesù Cristo: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Che altro non è se non il frutto della saggezza umana, più che un comandamento divino. Un precetto di buon senso e di sana “opportunità esistenziale”.


“Ama il prossimo tuo come te stesso” significa, tra tanto altro, che è necessario aiutare chi ci sta vicino a non mettere in pericolo la nostra sicurezza o il nostro benessere. L’Amore e l’Egoismo possono singolarmente o insieme (paradossalmente) disinnescare “bombe” sociali di ogni genere.
Pensando di fare cosa buona ed utile, pure l’ONU (organizzazione delle nazioni unite) promuove il falso tema-rimedio-problema della “tolleranza”. Infatti ha dichiarato il 16 novembre “International day for tolerance” (giornata internazionale per la tolleranza). Giustifica: “Come primo passo contro le discriminazioni”. Strano come pure le più grandi ed importanti istituzioni del pianeta partano con “premesse sbagliate” nei loro discorsi e nelle loro iniziative. È forse un caso partire sempre o quasi da PREMESSE SBAGLIATE?…
7 – UNA PREZIOSA OCCASIONE DI RIFLESSIONE
“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” può valere anche riguardo la “tolleranza”. La presente lettera, lungi dal voler puntare il dito verso qualcuno, intende unicamente farci riflettere tutti, a cominciare da me stesso. Può essere una preziosa occasione per guardarci dentro, singolarmente e come comunità.


8 – SALUTISSIMI
Caro Raffaele, penso che questa terza lettera possa concludersi qui. Inutile dilungarsi. Ritengo che ognuno di noi sia dotato di intelligenza sufficiente per capire le problematiche legate alla “tolleranza” così come alla necessaria felicità ed Armonia di popoli e persone. Come sono solito fare, le mie “Lettere” costituiscono (molto umilmente e senza pretese) soltanto un “input” … lo stesso che utilizzo per me stesso. E, poiché ho la possibilità di constatare che le riflessioni aiutano a formarci e a perfezionarci nel migliore dei modi, mi permetto di proporle a chi sia altrettanto umile e disposto ad accettare o adottare le mie riflessioni.


Grazie ancora e sempre per l’ospitalità redazionale. La prossima volta spero di poterti raccontare numerosi episodi in cui sono stato vittima di razzismi più o meno grandi, alcuni dei quali hanno cambiato la mia esistenza, mentre altri mi hanno stravolto la vita. I razzismi – dicevamo precedentemente – hanno tantissime sfumature. Di alcune di tali venature non riusciamo ad accorgercene, per cui il nostro senso dell’orientamento e la nostra percezione dovrebbe essere sempre più attenta e raffinata. Il razzismo è una cosa troppo seria per poterci distrarre o addirittura per poter prestare il fianco persino alla più sottile delle violenze razzistiche.
Me ne accorgo quotidianamente e da decenni, essendo assai impegnato a depurare la cultura insidiosa che ci sta attorno e che, spesso impercettibilmente o capziosamente, ci trasmette atteggiamenti e valori razzistici passati per buoni e addirittura per meriti. Proprio come la tolleranza.
Allora, alla prossima quarta Lettera. Tanta cordialità,
Domenico Lanciano (www.ilReventino.it)
Aurora nell’Azzurro Infinito al mare di Vasto d’Abruzzo, 16 luglio 2020 ore 04,59
Le foto sono state prese dal web, mia la foto dell’alba adriatica.





























