
Giuseppe Colosimo, che possiamo tranquillamente definire “figlio d’arte”, essendo stato anche lui calciatore della Garibaldina, della quale è attualmente direttore sportivo, ci ha rilasciato alcune dichiarazioni sul padre Angelo e su questa dimostrazione d’affetto nei suoi confronti:
Mio padre, fino a pochi giorni prima di scoprire la sua malattia, a dispetto dei sintomi che già facevano sentire i loro effetti negativi sulla sua salute, non mancava mai una seduta d’allenamento in cui si occupava della preparazione dei portieri della squadra.
Ricordo anche che – già in ospedale e poco prima della sua scomparsa – si teneva continuamente informato sul risultato di una partita di play-off che la Garibaldina stava disputando in quel momento. Fino all’ultimo ha tifato per la sua squadra di sempre e sicuramente lo fa ancora adesso.
Lui aveva la casacca della Garibaldina cucita addosso. E ora gli farà sicuramente piacere questo riconoscimento ed essere ricordato per tutto quello che ha fatto per questa maglia. >>
<< Il suo esempio e la sua dedizione ci sono ancora oggi di conforto e ci fanno da sprone nella nostra gestione della squadra.
Vogliamo continuare l’opera che lui aveva così bene iniziato, quando, in un momento di difficoltà, non pensò neppure per un istante di tirarsi indietro, ma fece tutto il possibile per non disperdere il nome e la storia della sua Garibaldina.
È anche nel suo ricordo che troveremo la forza per preparare la prossima stagione, per provare a fare sempre meglio. >>
<< Fin da quando è venuto a mancare, si sentiva l’esigenza di fare qualcosa di concreto per ricordare una figura di cui tutti hanno sempre riconosciuto l’importanza per la storia calcistica della Garibaldina.
Personalmente, ho avuto modo di collaborare con lui per qualche anno e, in questo periodo, è maturato un rapporto che ha travalicato i confini del campo di calcio e si è trasformato in vera e propria amicizia. Per questo sono doppiamente felice per quello che siamo riusciti a fare oggi e che Angelo si è meritato ampiamente. >>
Il sindaco ha poi detto pubblicamente:
<< Angelo ha dato tutto se stesso allo sport e alla Garibaldina, cui ha cercato di trasmettere i suoi valori. Ha
Un’altra bandiera della Garibaldina, l’ex calciatore Peppe Chiodo, ha avuto per Angelo parole di sincera amicizia:
<< Se l’intelligenza è anche la capacità di intrecciare rapporti umani, Angelo era il numero uno, e non solo in campo. Bene hanno fatto la Garibaldina e l’amministrazione comunale a dargli questo riconoscimento, perché lui si è sempre dedicato alla squadra con passione e abnegazione. >>
Poi ha ricordato l’episodio del loro esordio, quando – ancora ragazzini – furono chiamati in extremis per una partita di spareggio nella quale la squadra doveva sopperire a molte assenze, e ha ringraziato Angelo rivolgendosi direttamente alla sua gigantografia e provocando la commozione generale.
<< Angelo era l’allenatore dei portieri quando io ero presidente. È stato sempre fedele alla Garibaldina, una persona buona, un esempio per tutti noi e per tante generazioni. Purtroppo ci ha lasciati proprio quando stava dando il meglio di sé. >>
Infine, Don Adamo Castagnaro, che aveva dato inizio alla manifestazione con la benedizione della targa, ha voluto chiudere con quella che lui stesso ha definito “una battuta da prete”. Nel ricordare anche il lavoro di Angelo all’accettazione dell’Ospedale di Soveria Mannelli – un lavoro prezioso e svolto sempre con senso del dovere – ha detto:
In questo modo, Don Adamo, con la sua semplicità disarmante, ha voluto strappare un ultimo sorriso ai presenti, ma con un messaggio profondo e di speranza, con cui è riuscito a ricordarci il senso vero della vita, terrena e – per chi ci crede – ultraterrena.
di Raffaele Cardamone
