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I “Muri” del M° Mario Naccarato. Una mostra di grande successo a Catanzaro

Nelle foto alcune delle opere in mostra durante l’esposizione. In evidenza Naccarato a destra e Mazzitelli


Una Personale in grado di emozionare e far riflettere. E, perché no, anche dividere le opinioni e i giudizi. Sicuramente, però, capace di catturare l’attenzione dei tantissimi visitatori che a Catanzaro hanno potuto ammirare «MURI», la mostra d’arte moderna del M° Mario Naccarato, allievo del noto artista innovatore e pioniere di un certo tipo di arte, Alessandro Mazzitelli presente al vernissage insieme alla compagna Apollonia Nanni, amica del Reventino.it, che ci ha gentilmente fornito le foto dell’evento.

Abbiamo intervistato l’artista per capire e far capire meglio a voi lettori, il valore e il significato di questa esposizione.

Maestro, una mostra di grande impatto visivo. Ce la racconta?

L’esposizione svoltasi nei locali dell’EX STAC di p.zza Matteotti a Catanzaro, nel novembre scorso, dal titolo MURI, curata dalla Prof.ssa Caccia e supportata dall’Associazione Terra di Mezzo e Associazione Cultura Attiva si è conclusa da alcuni giorni.

Facendo un rendiconto, per afflusso di visitatori e per interesse suscitato, posso affermare di avere superato ogni mia aspettativa. Molti hanno manifestato grande interesse ed entusiasmo, apprezzando sia le opere installative che quelle a parete e il video mandato in loop. Anche l’allestimento che serviva a dare un senso di precarietà è stato apprezzato moltissimo.

Il titolo, MURI, è scaturito da una serie di opere che ricordano dei muri scrostati, graffiati, non levigati, muri che dividono, che creano separazioni, incomunicabilità, precari, proprio come i tempi che stiamo vivendo. Tempi in cui, capi di stato e governanti, anziché costruire ponti, fra gli uomini, le culture, sembrano intenti a innalzare barriere, certamente le più alte e difficili da superare sono quelle mentali.

Parliamo di Mario Naccarato artista. Come nasce?

Nell’età preadolescenziale ho iniziato ad utilizzare pennelli e colori, realizzando i primi lavori figurativi, seguirono più tardi le prime esperienze espositive, crescendo ho acquisito più consapevolezza, capacità critica e autocritica del lavoro artistico che portavo avanti, così fino all’età adolescenziale. Ad un certo punto, ho sentito la necessità di un cambiamento, mi necessitava un linguaggio che mi facesse esprimere in tutta libertà e questo l’ho trovato con l’arte contemporanea.

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Riguardavo con senso critico il lavoro fatto fino a quel punto, prendendo sempre più coscienza sociale, vivendo in maniera più diretta le problematiche che mi circondavano. (anni 70). Questa condizione, mi portava a seguire in modo più attivo le iniziative artistiche cittadine e nazionali. Vi era un fermento artistico che non mi era indifferente e mi poneva nuovi interrogativi, per cui ritenevo sempre più necessario, un cambiamento che mi facesse sentire in linea con il mio tempo.

Un capitolo a parte crediamo meriti il suo maestro Alessandro Mazzitelli. Cos’ha rappresentato per lei come artista e come uomo?

La visita alla mia mostra del Maestro Mazzitelli è stata una forte emozione, in primo luogo, perché nonostante tutti gli acciacchi che lo affliggono è voluto venire ugualmente e poi nel vedere un uomo che ha donato l’intera vita per la ricerca artistica, non mi dilungo, poi, sulla compagna di vita Apollonia, altrimenti rischio di uscire fuori tema.

Come già detto, in questo periodo era già iniziata, la mia fase di presa di coscienza che l’arte dovesse avere un ruolo non solo estetico, ma anche concettuale. L’incontro col Maestro Mazzitelli professore al Liceo Artistico, combaciò con il clima già descritto, favorendo maniera profonda il cambiamento.

Non era raro che a scuola il professore Mazzitelli indicasse il ruolo e valore dell’arte nella società, dando utili consigli, al punto che, cominciammo a vederci anche in orari extra scolastici per continuare a parlare di argomenti inerenti l’arte contemporanea e di tutte le problematiche legate ad essa. Non di rado, ci si vedeva anche la sera, intraprendendo discussioni che terminavano a notte inoltrata.

A proposito del Naccarato giovane, ci racconta l’esperienza di land art in Sila

Le discussioni spesso, non erano semplici confronti, ma spesso sfociavano in operazioni da realizzare sul territorio. Fu così, che pianificammo l’intervento di Land Art, l’idea cominciava a prendere corpo e a strutturare la maniera per l’intervento artistico nei boschi della Sila Piccola, era pressante l’idea di lasciare un segno del nostro operare artistico, in quell’ambiente incontaminato.

Furono utilizzati dei rotoli di carta, che venivano srotolati sull’erba, oppure avvolgevano gli alberi, in un abbraccio fraterno e simbiotico, che diventava anche segno grafico, quel percorso segnato dal nostro passaggio, nel pieno rispetto dell’ambiente circostante.

Quei rotoli di carta, sembravano, che l’ambiente circostante, li stesse aspettando per accoglierli, non aspettava altro.

Progetti futuri. Il Reventino potrebbe essere ispiratore di un progetto artistico e teatro di qualche installazione? IN quel caso la seguiremo con ancora maggiore attenzione e partecipazione.

Certamente, sarebbe auspicabile che con Il Reventino si potesse avviare un rapporto sinergico per la realizzazione di installazioni artistiche e lavori teatrali, l’arte non ha limiti espressivi e crea condivisioni, ponti ed emozioni che vengono fruiti con più facilità di quanto si possa credere.

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