Il 24 giugno 2006 una tragedia scosse l’estate calabrese appena cominciata. All’Aquapark di Zambrone, uno dei parchi acquatici più conosciuti del Sud Italia, si spegneva la vita di una bambina di sei anni.
Il suo nome era Letizia e si trovava in vacanza in Calabria assieme ai genitori e al fratellino di qualche anno più grande. La famiglia era originaria di Carpi, nel Modenese. Letizia era fuggita al controllo dei genitori, abbandonando la piscinetta destinata ai più piccoli ed entrando fatalmente nella vasca degli adulti, una attrazione che simulava il movimento delle onde marine. La bimba fu trascinata dal flutto artificiale verso il centro della piscina, che raggiungeva una profondità di circa due metri, e a nulla valse l’intervento dei bagnini del parco e il successivo trasporto in elisoccorso all’ospedale di Lamezia Terme.
Letizia spirò ancor prima di atterrare al nosocomio della città della Piana. Quel 24 giugno di vent’anni fa coincideva con il giorno di apertura della stagione estiva dell’Aquapark di Zambrone. Sarebbe stata l’ultima.
La disgrazia diede infatti un colpo determinante a un’impresa già in difficoltà da qualche tempo a causa dell’apertura di altri impianti in altre regioni del Sud e della scomparsa dei finanziamenti per la trasformazione programmata del parco in un resort di lusso. Una realtà che per quasi due decenni aveva rappresentato una delle attività più fiorenti e innovative della Calabria, un autentico fiore all’occhiello della regione e di tutto il Meridione d’Italia.
La storia dell’Aquapark di Zambrone
Zambrone, cittadina della provincia di Vibo Valentia, distante una dozzina di chilometri da Tropea. Conosciuto oggi per la spiaggia del Paradiso del sub, una delle più frequentate da calabresi e turisti, il nome del paese è stato per anni legato in maniera inscindibile al parco acquatico che si affacciava sulle acque azzurre della Costa degli dei.
Nato dalla comunione di intenti e di finanze di un gruppo di imprenditori locali con a capo la famiglia Mancini, l’Aquapark fu inaugurato nel 1989. Primo parco acquatico dell’Italia meridionale, l’Aquapark di Zambrone rappresentò per un’intera generazione di bambini e ragazzi un sogno.
30.000 metri quadrati fra vasche, attrazioni e aree relax; aperto tutta l’estate, dalla seconda metà di giugno ai primi di settembre; oltre centomila visitatori all’anno: queste erano le generalità di una delle attività imprenditoriali più prospere della Calabria che dava da vivere a decine e decine di famiglie, creando occupazione soprattutto per i giovani grazie al cospicuo numero di dipendenti, fra animatori, camerieri, bagnini, addetti alle pulizie e alla manutenzione, che lavoravano nella struttura estate dopo estate.
Un parco conosciuto in tutta Europa
“Kamikaze”, “Laguna Hawaii”, “Sliding Hill”, “Flow Rider”, il “Fiume Lento” che serpeggiava per l’intero parco, i nomi delle attrazioni più popolari, sulla bocca dei tantissimi che ogni estate pianificavano una giornata di sole e divertimento al celebrato parco acquatico.
Molteplici furono i riconoscimenti che la World Waterpark Association – la associazione internazionale no profit che si occupa di valutare i parchi acquatici e formare gli operatori del settore – assegnò negli anni alla struttura. Una vera eccellenza conosciuta in tutta Europa che aveva come punti di forza l’organizzazione degli spettacoli musicali – nell’estate del ’95 l’emittente radiofonica RTL 102.5 trasmise i suoi programmi proprio dall’Aquapark – e la ottima formazione del personale. Un particolare di grande rilievo per i clienti, sottolineato anche dal portale “Parksmania”: “[…] Quindi ha un vero punto di forza nella grande organizzazione che lo contraddistingue, segno di un’attenzione particolare verso il proprio pubblico”.
Oculate anche le mosse relative alla mobilità grazie agli accordi con le Ferrovie dello Stato per la messa al servizio di treni speciali per la bella stagione, treni che fermavano a Zambrone partendo dalle stazioni di Cosenza, Lamezia Terme, Villa San Giovanni, Reggio Calabria – nella città sullo Stretto, in un’epoca non ancora coperta dalle vendite online, era financo predisposta una prevendita dei biglietti per non perdere tempo una volta giunti al parco – e Catanzaro, in Calabria, e dalla Sicilia orientale con collegamenti da Taormina e Sant’Agata di Militello. Arrivati alla stazione di Zambrone, poi, i visitatori erano accompagnati ai cancelli dell’Aquapark da una navetta gratuita.
L’apertura di Etnaland
Una prima frattura nella solidità dell’impresa zambronese si aprì nel 2001, con l’inaugurazione della più all’avanguardia Etnaland di Belpasso, in Sicilia, isola da cui proveniva circa un terzo del pubblico del parco dei divertimenti della provincia di Vibo. Il parco di Etnaland coi suoi 280.000 metri quadrati di superficie oscurò quello calabrese, le cui attrazioni – nonostante l’inaugurazione nel 2002 del suddetto “Flow Rider”, la piscina che permetteva di cavalcare le onde su una tavola da surf, una novità in Italia – iniziarono a essere poco al passo coi tempi.
Il sorriso di Sprizzy, la simpatica mascotte del parco raffigurante una balenottera azzurra, di certo impressa nei ricordi dei bambini del tempo, cominciò lentamente ad appannarsi.
La fine del parco aquatico
Il declino dell’Aquapark di Zambrone proseguì fino all’estate del 2006, segnata dalla tragedia della piccola Letizia. La stagione 2006 fu il capolinea di una grande avventura imprenditoriale, l’ultima estate per quella che rimane una delle più lungimiranti imprese mai impiantate nella regione.
Oggi, dopo anni di abbandono, il parco non esiste più, smantellato e sostituito da una schiera di villette e da un villaggio turistico.
Foto di Luigi Calimeri
Antonio Pagliuso
