Coldiretti: con le frontiere colabrodo peste suina in agguato subito etichetta. Pericolo per i nostri allevamenti e salumi DOP. E’ quanto viene posto in rilevo nella nota diffusa dall’ufficio stampa della Coldiretti Calabria.
E’ quanto chiede la Coldiretti nel commentare positivamente il maxi sequestro. Sotto accusa c’è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale pericoloso ai confini olandesi, ma anche i ritardi a livello nazionale causati da una burocrazia che non comprende l’urgenza di tracciare gli alimenti che arrivano ai consumatori in una situazione in cui l’Italia importa ogni anno dall’estero circa 1 miliardo di chili di carni suine fresche e congelate.
Coldiretti sollecita l’entrata in vigore del decreto approvato, dopo un autentico pressing di Coldiretti, dalla Conferenza Stato – Regioni che introduce l’indicazione della provenienza per le carni suine.
Il via libera all’obbligo dell’etichettatura d’origine su tutti i salumi tutela un settore che in Calabria ha una grande tradizione e che, al netto dei quattro salumi DOP calabresi (capocollo, pancetta, salsiccia e soppressata), Coldiretti stima che in Calabria il settore della produzione di salumi, insaccati e carne di maiale, dalla stalla alla distribuzione, è di oltre 400 milioni di €uro. Il provvedimento di cui Coldiretti chiede l’immediata entrata in vigore prevede che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita”, “Paese di allevamento e Paese di macellazione”.
La peste suina africana – ricorda la Coldiretti – è una malattia virale contagiosa che colpisce suini e cinghiali. Questo virus può essere trasmesso facilmente da un animale all’altro attraverso stretti contatti tra individui, o con attrezzature contaminate (camion e mezzi con cui vengono trasportati gli animali, stivali, ecc.) o attraverso resti di cibo che trasportano il virus e abbandonati dall’uomo. Considerata dunque la facilità di trasmissione – conclude Coldiretti – il rischio che il contagio possa essere esteso ai nostri allevamenti è concreto e rappresenterebbe un eventuale gravissimo danno.

