Quest’anno, la nuova stagione venatoria, inizia in un clima di grande incertezza. Un gruppo di cacciatori del comprensorio del Reventino – Savuto, in una nota pervenuta in redazione, fanno rilevare quanto segue. Tanti i problemi insoluti che, condizionando l’attività venatoria, frenano gli entusiasmi dei circa ventisettemila seguaci di Sant’Uberto, residenti in Calabria. Tra le tante inadempienze, quella del piano faunistico regionale non ancora approvato; le necessarie modifiche da apportare alla legge 9/96; gli Ambito Territoriale di Caccia (A.T.C.) dormienti che non si esprimono per come dovrebbero; il calendario venatorio non ancora ufficializzato tramite delibera regionale; la mancanza assoluta di segnali concreti riguardo la pianificazione della fauna e del territorio.
Di fronte tale situazione problematica ed emergenziale, ultimamente, alcuni cacciatori del comprensorio del Reventino – Savuto, dediti alla caccia al cinghiale in braccata, l’unica forma che garantisce risultati concreti dal punto di vista dei prelievi, hanno scritto alle massime rappresentanze istituzionali in ambito regionale; primo tra tutti, all’assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca, onorevole Gallo, per evidenziare tale preoccupante situazione, suggerendo la modifica di alcuni punti del disciplinare sulla caccia al cinghiale.
Tra i suggerimenti quello di diminuire il numero minimo dei componenti per il riconoscimento delle squadre, portandoli, dagli attuali 20 soggetti, a quindici. Esigenza motivata che un prevedibile calo dei rinnovi delle licenze di caccia, per effetto della crisi economica scaturita dalla pandemia covid 19. Questa richiesta, sarebbe anche avvalorata per garantire una maggiore sicurezza durante le battute di caccia, avendo la possibilità, senza condizionamenti numerici, di inserire nella squadra, gente esperta, responsabile ed altamente affidabile. Altre proposte interessanti sono state avanzate, in un clima collaborativo, per migliorare una situazione che viene definita di emergenza.
