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Bianchi, presentato “Quando a partire eravamo noi”: l’ultimo libro di Giancarlo De Santis

 “Quando a partire eravamo noi” libro di Giancarlo De Santis, edito da Calabria letteraria, è stato presentato dall’Amministrazione comunale di Bianchi. Cornice dell’interessante incontro piazza Matteotti, dove il pubblico e gli addetti ai lavori sono stati accolti ed invitati a seguire ben definite regole di prevenzione contro il  Coronavirus.

Insieme all’autore – è scritto in un comunicato del comune – sono intervenuti il sindaco Pasquale Taverna, relazione di Angelo Falbo, narratrice Ramona Nicotera. Ha coordinato Erika Moraca, consigliera comunale di Bianchi con delega alla biblioteca.

Per il sindaco Taverna – prosegue la nota – il testo “propone una riflessione su un tema di grande attualità: l’emigrazione, fenomeno drammatico ed esaltante nello stesso tempo che ha diviso famiglie e spopolato interi paesi non solo del Sud Italia. Tema che si ripropone ancor oggi con la partenza dei giovani in cerca di un lavoro all’estero. Questo libro – ha concluso il primo cittadino – ha il grande pregio e riconoscenza di noi tutti per averci ricordato quando a partire eravamo noi”.

La consigliera Moraca, attraverso una serie di domande mirate, ha consentito all’autore di spiegare il perché del libro, le attinenze ai nostri giorni, luci e ombre di un periodo durissimo dell’emigrazione. “Il racconto – chiarisce De Santis -, è rappresentato sotto forma teatrale e ripercorre il fenomeno dell’emigrazione italiana dialogando con i diretti protagonisti del tempo Maria e Pietro. Un viaggio di una famiglia di emigranti alla fine dell’800 primi decenni del 900, partita dalla piccola comunità di Castagna (Carlopoli) per l’America e fatta idealmente ritornare in Italia ai giorni nostri”.

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A far rivivere ed apprezzare ancor più il testo – prosegue la nota stampa – è stato il dialogo scenico schietto e tenero fra nonno e nipote, che ha fatto rivivere la loro storia e capire che il presente è molto simile del loro passato. Alla fine del viaggio (partenza, arrivo e accoglienza) nel ripensare ai tanti sacrifici sofferti dagli immigrati italiani, uno dei protagonisti si lascerà andare a una amara considerazione: «Oggi l’Italia è diventata una terra d’immigrazione. Oggi in Italia arrivano molti uomini che, come noi tanti anni fa, cercano una seconda possibilità. Però sembra che molti hanno dimenticato quando a partire eravamo noi».

Lo studioso Angelo Falbo fa una sostanziosa analisi e, dati di emigrazione alla mano, oltre a sottolineare la struttura teatrale del testo “tanto breve nelle pagine, quanto intenso nel contenuto  ed efficace nella esposizione scenica e discorsiva, evidenzia – ha affermato – che la tecnica scelta aiuta la semplicità e la comprensione dei concetti”.

Falbo nella sua disamina, individua quattro livelli: voci fuori campo, voci di raccordo, voci di letture, tutto finalizzato a sostenere, sotto il profilo storico, sociale, culturale e letterario tre scene: partenza, arrivo ed accoglienza ed infine, la rievocazione: il ritorno nei luoghi di origine.

“L’emigrazione – sottolinea con una certa amarezza lo studioso – è un tema madre capace di contenere molte considerazioni: storiche, sociali, economiche e politiche e aggiunge che l’emigrazione attiene alla formazione stessa dei nostri paesi, del nostro stato unitario e della stessa repubblica. Le nostre comunità – spiega ancora Falbo – sono figlie di un fenomeno migratorio interno durato secoli che dai nostri luoghi pedemontani, prima si è svolto dando vita ai nostri casali e poi è giunto sulle fasce marine tirreniche e ioniche oltre che nelle città dei rispettivi versanti”.

“La storia dei casati e delle loro maestranze – conclude Falbo alla fine della nota – fa sì che sui cammini della transumanza, troviamo le famiglie Tallarico, Moraca e tante altre. Nel fenomeno dell’emigrazione troviamo dentro le scelte economico-politiche che ne hanno e ne stanno disegnando tuttora lo sviluppo e il dibattito in corso”.

 

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