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Avere un’edicola ai tempi del Covid: la storia di Daniela Talarico

di Raffaella De Grazia –

Possedere e gestire un’attività commerciale in Italia, come è ben noto, non è impresa facile e diventa ancor più complesso in tempi di Covid-19. Ne è conscia Daniela Talarico, giovane donna che dal 2006 è comproprietaria con sua cognata Roberta dell’edicola Paper Shop Roby & Dany, realtà importante della ridente città di Genova.

Daniela – che riserva al “nostro” Sud ed in particolare alla cittadina di Soveria Mannelli un posto speciale nel suo cuore – e Roberta si sono trovate in prima linea anche in periodo di lockdown causato dalla pandemia da Coronavirus, dato che le edicole rientrano tra le attività commerciali rimaste aperte proprio per il servizio importantissimo che offrono alla cittadinanza.

La giovane donna ha quindi vissuto in prima persona le difficoltà nella gestione del rapporto edicolante-cliente, cercando di adattarsi – e di adattare i suoi affezionati avventori – alle necessarie norme di protezione imposte dal nostro Governo e dai massimi esponenti della sanità mondiale. “Il modo di porsi con le persone è l’aspetto che ha subito maggiori cambiamenti nella nostra attività – racconta Daniela – Lo scambiarsi strette di mano (bandite!), lo scambiarsi oggetti personali senza prima averli disinfettati accuratamente, oppure il non potersi abbracciare per un saluto: questo è cambiato con i clienti più affezionati. Più di quello che riguarda la gestione lavorativa in sé, diciamo. Alla fine quella è rimasta la stessa, il “tran tran” è più o meno invariato, anche perché non ci siamo mai fermate in questi mesi nonostante il fatto che, a differenza degli anni passati, non abbiamo fatto aperture pomeridiane la domenica sotto le feste ed abbiamo chiuso l’attività nelle giornate di Natale e Santo Stefano”.

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Altro “nodo” che Daniela e sua cognata Roberta hanno dovuto affrontare riguarda l’uso della mascherina, non esattamente recepito da tutti. “Non andrebbe utilizzata come bandana, salva gomito, salva mento o cerchietto, per intenderci!”, scherza Daniela che non nasconde le difficoltà che il suo settore sta attraversando; difficoltà che risalgono a tempi ben antecedenti a quelli della disastrosa pandemia che continua a mettere in ginocchio diversi settori impiegatizi.

La nostra categoria ha subito continui e duri colpi, determinati soprattutto dall’andamento di un’economia in crisi sotto molti punti di vista, uno su tutti l’evoluzione del digitale e quindi il maggior spazio al web e meno al cartaceo… Ma, nonostante tutto, siamo ancora qui, cercando di fare del nostro meglio per migliorare e stare al passo il più possibile con i tempi”, sottolinea la gioviale Daniela che non ci sta ad essere etichettata come un’eroina, nonostante lo sforzo – spesso sottovalutato – compiuto da tutti coloro che hanno mantenuto con coraggio aperte le proprie saracinesche. “Non mi sento affatto un’eroina, o una da paragonare a chi in questi lunghi mesi ha combattuto una vera guerra batteriologica in veste di personale medico, ma semplicemente una persona ligia al dovere e alle proprie responsabilità, che ha affrontato questo momento buio come tanti altri, nonostante tutti i rischi che questo poteva comportare – chiosa la Talarico, che ha ben chiaro cosa chiedere al nuovo anno – Il mio augurio per il futuro è la speranza di un ritorno quanto prima possibile alla normalità che ci è stata sottratta, per tornare a riappropriarci della nostra libertà e per ricominciare a vivere di cose semplici, senza complicanze né limitazioni”. Un augurio limpido, che l’intero mondo di certo farà proprio.

Raffaella De Grazia

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