Di fronte ad una platea assai numerosa e attenta, presso la Biblioteca Comunale “Borrello” che ha sede nei locali del Palazzo Nicotera-Severisio di Lamezia Terme si è svolto l’atteso incontro-dibattito sui temi dell’architettura, il paesaggio, l’ambiente e i diritti civili con il prof. Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte di origini calabresi, di cui tanto, ed a ragione, si è parlato sulla stampa locale e nazionale nei giorni precedenti.
L’occasione della sua presenza in Calabria, ha fornito la possibilità, come programmato nella giornata di lunedì 4 luglio 2017, per presentare la sua ultima “fatica” letteraria: il volume “Architettura ed Ambiente. Paesaggio, città, diritti civili“ edito da Einaudi.
Dopo una breve e ricca introduzione sullo studioso ad opera del giornalista Salvatore D’Elia, il professore Settis ha iniziato a parlare in maniera “diffusa” e con precisione di riferimenti dell’argomento incentrando la sua attenzione sulla RESPONSABILITÀ di chi con la propria “opera”, cioè l’architetto, spesso produce modificazioni che ledono i diritti dei cittadini ad avere e a poter conservare un AMBIENTE a misura d’uomo. Questo risponde ad un “diritto” sembra riconoscere lo studioso calabrese, purché tutto avvenga appunto con forte senso di responsabilità, da condividere con il committente, spesso una Istituzione Pubblica quando si tratta di incarichi che attengono alla redazione di piani urbanistici come il “vecchio” PRG, Piano Regolatore Generale, ora detto PSC, Piano Struttura Comunale, ovvero della “progettazione” di opere strutturali significative .
E a tal proposito Settis ha citato il caso eclatante, e non ancora spento, del “tristemente” famoso Ponte di Calatrava, progettato dal noto architetto spagnolo per l’amministrazione comunale di Venezia, guidata all’epoca da Massimo Cacciari, di professione filosofo e docente universitario. Col grande nome di Calatrava in “gioco”, tutti, o quasi tutti, hanno dimenticato la responsabilità di Cacciari in quanto amministratore.
In tale contesto, mutuando il Giuramento di Ippocrate da parte del futuro medico, Settis ha proposto, già da anni, l’adozione di un Giuramento di Vitruvio per la classe professionale degli architetti, riscuotendo una convinta approvazione ed un sincero applauso del pubblico presente.
Ha così allargato l’orizzonte introducendo i concetti di estetica e di etica sottolineando come a suo parere dovrebbe prevalere il diritto ad un ambiente da vivere, piuttosto che da osservare. L’ambiente ed il territorio non sono un quadro, attaccato ad una parete da guardare e da ammirare, bensì il luogo dove vivere e crescere i propri figli, trasferendo a loro la stessa responsabilità di cura e di conservazione.
Perciò Settis riconosce assai ben volentieri la necessità di difendere la DIVERSITÀ delle città, come quella di religione e di sesso, sottolineando invece come anche nel modo di “costruire” una città esista da anni una forte omologazione concettuale, per cui entrando in qualsiasi città non si percepisce alcuna differenza.
E’ poi intervenuto il professor Renato Laganà, architetto, docente alla facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Infine, dal pubblico, sono venute alcune domande, poste dai presenti, tra cui la professoressa Giovanna De Sensi Destito, docente all’Unical di Rende.
Approfittando dell’occasione, abbiamo chiesto al prof. Salvatore Settis, di soffermarsi sul rapporto storico ed innegabile tra il potere e le modificazioni ambientali attraverso i secoli, ricordando il monumentale volume universitario ed opera che illumina sull’intero mondo romano di Ranuccio Bianchi Bandinelli “L’arte romana nel centro del potere”, cioè in Roma stessa all’epoca di cui ragionava lo studioso senese, che fu il primo direttore generale delle Antichità e Belle Arti dal 1944 al 1947 quando ancora non esisteva il Ministero dei Beni Culturali.
L’incontro è stato organizzato dalla Libreria Tavella in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Lametino e con il Centro Riforme Democrazia Diritti. E’ stato coordinato dal giornalista Salvatore D’Elia, con la presenza del prof. Renato Laganà, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
