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Addio a “Centulire”, morto Francesco Altomare, Cosenza perde uno dei suoi volti più iconici

Se n’è andato in punta di piedi,  Francesco Altomare, per tutti “u Biondu”, ma soprattutto “Centulire”, il personaggio diventato negli anni una vera e propria icona popolare della città di Cosenza.

Aveva 68 anni ed era originario di Luzzi. È morto ieri mattina nella sua abitazione a causa di un arresto cardiocircolatorio. Inutili i tentativi di soccorso del 118 e persino l’intervento dell’elisoccorso, atterrato nei pressi del cimitero di Luzzi dopo l’allarme lanciato dalla sorella con cui viveva.

La notizia si è diffusa in poche ore in tutta la provincia, generando una valanga di messaggi di cordoglio sui social. In tanti hanno pubblicato foto, video e ricordi personali, segno di quanto Francesco Altomare fosse entrato nella memoria collettiva di più generazioni.

U Biondu

La sua frase iconica, “Compà, me da centulire?”, era ormai entrata nel linguaggio comune e nel cuore di intere generazioni. Un’espressione semplice, quasi rituale, che bastava da sola a evocare la sua presenza. Ogni giorno attraversava le vie della citta, fermandosi davanti ai negozi, salutando commercianti, chiacchierando con studenti, lavoratori e passanti. Non era solo un volto noto, era parte integrante del paesaggio cittadino.

L’ultima “maschera” popolare di Cosenza

Con la scomparsa di “Centulire”, Cosenza perde forse l’ultima delle sue storiche maschere popolari.

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Una città di provincia vive anche attraverso questi personaggi, figure fuori dagli schemi che diventano quasi inconsapevolmente patrimonio comune.

Negli anni Cosenza ha sempre avuto i suoi personaggi iconici: “u Generale”, con il risvolto dei pantaloni alti fino al ginocchio e il suo inconfondibile portamento, e ancora “Totonnu u Squalu”, noto per il sorriso sdentato e la battuta sempre pronta. Ma “u Biondu” aveva qualcosa di diverso. Era riuscito a costruire un rapporto diretto con tutti: commercianti, studenti universitari, professionisti, ragazzi di quartiere e pensionati. Chiunque frequentasse Cosenza, prima o poi, finiva per incontrarlo.

Dietro questi personaggi spesso si nascondono fragilità, solitudini e percorsi di vita difficili.

U Biondu detto Centulire

Eppure Francesco Altomare aveva fatto della leggerezza il suo “modus operandi” distintivo. Mai una lamentela, mai il peso della propria condizione riversato sugli altri. Sempre una battuta, un discorso sconclusionato, una richiesta ripetuta con ironia e, quasi inevitabilmente, un sorriso. Era questo che lo rendeva speciale, riusciva a interrompere la routine quotidiana di chiunque incontrasse, anche solo per pochi secondi.

La morte di Francesco Altomare non rappresenta soltanto la scomparsa di un personaggio noto.

Con lui se ne va un frammento di quotidianità, un pezzo di memoria condivisa, una presenza costante che per decenni ha accompagnato la vita cittadina.

Forse, senza “Centulire”, Cosenza sarà una città un po’ meno provinciale, ma di certo da oggi sarà anche più vuota. Un pezzo di Cosenza se n’è andato con lui.

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