venerdì , 22 Novembre 2019
Ultime Notizie
Home » Rubrica-DISORIENTATI » Università? No scelgo l’Istituto Tecnico Superiore

Università? No scelgo l’Istituto Tecnico Superiore

Con percorsi formativi di due anni pratici e teorici nei settori tecnologici,  meccatronici, biotecnologi e del made in Italy.

Non è uno slogan, ma un dato di fatto suffragato da percentuali positive e da esperienze reali. Tanti giovani dopo il diploma hanno scelto un percorso con taglio più pratico che coniuga teoria ed esperienza e spinge direttamente a contatto con il mondo del lavoro.

Ovviamente stiamo parlando dei corsi degli Istituti Tecnici Superiori che forniscono una specializzazione post diploma.

In genere le aree di formazione sono sei e rappresentano le vie prioritarie per lo sviluppo economico e per la competitività dell’Italia e delle varie regioni.

L’offerta formativa prevede un soggetto plurimo composto da imprese, università, centri di ricerca scientifica e tecnologica, enti locali e istituti scolastici e formativi.

Lo studente può scegliere i corsi dell’area energetica, del made in Italy, della mobilità sostenibile, della vita e delle nuove tecnologie ovvero un’area sanitaria specialistica, i beni culturali collegati con il turismo, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Un panorama che consente al giovane una formazione tecnica immediatamente vicina  al mercato del lavoro se non già rispondente al bisogno delle aziende. Il monte ore complessivo comprende dalle 1800 alle 2000 ore articolate in semestri, con una durata complessiva di due anni. Circa il trenta per cento delle ore sono svolte in una unità produttiva ed una fetta consistente di docenti, circa il cinquanta per cento sono tecnici provenienti dal mondo produttivo. Alla fine del percorso l’Istituto Superiore di riferimento rilascia il diploma di tecnico superiore nell’area specifica. E per i giovani si aprono nuove opportunità con un bagaglio di competenze e di saperi professionali che difficilmente in due anni avrebbero acquisito.

L’ultimo monitoraggio compiuto dal Miur riferisce che ben l’82% dei giovani ha trovato occupazione a fine percorso e rispetto al 2015 c’è stata una crescita di ben 4 punti. Il numero dei percorsi è aumentato come pure le aziende che sono coinvolte in questa formula teorico pratica, molto vincente e appassionante.

Le imprese spesso riescono a ritagliarsi profili adeguati al loro ciclo produttivo o all’area di mercato d’interesse. Il sito http://www.sistemaits.it/index.php offre il panorama dell’offerta aggiornata regione per regione e c’è l’imbarazzo della scelta.

I giovani possono studiare meno ed ottenere di più con una formazione professionale meno teorica e più pratica e con uno stretto collegamento con il mondo produttivo. Quello che spesso manca ad alcuni percorsi studi a vari livelli.

Buona scelta.

di: Vincenzo Canonaco

Vincenzo Canonaco
Giornalista pubblicista, ha ideato e cura la rubrica Disorientati per il sito www.ilReventino.it Sono trattati argomenti legati all’orientamento, alla formazione e al lavoro. L’intento è quello di suggerire ai giovani Disorientati indicazioni per i percorsi professionali, l’università ed il difficile mondo lavorativo.

Verifica altro

Lavorare in Europa è possibile grazie alle reti

Per noi l’Europa è dietro l’angolo. Basta un volo low – cost e arriviamo in ...

Lascia un commento