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Una giornata tipo nell’ospedale del Reventino: e sarà così per tutta l’estate!

Il Comitato Pro Ospedale del Reventino, a firma del presidente Antonio Maida, ci ha inviato questo resoconto di una giornata “tipo” all’ospedale di Soveria Mannelli. Qui sono citati alcuni casi in cui i cittadini sono fondamentalmente dissuasi dal recarsi presso questa struttura sanitaria e di fatto persuasi a cercare altrove le soluzioni ai propri bisogni.

<< Noi non abbiamo un Ufficio Reclami, i cittadini sanno però, non tutti, che ci occupiamo dell’ospedale, di conseguenza spesso ci raccontano le loro dissonanze che subiscono quali utenti presso la struttura. Magari oggi ci saranno state altre inefficienze, che non abbiamo appreso, ma basiamoci su queste.  Per convinzione, non diamo spazio al disfattismo, poiché essere tali con frequenza – e materiale c’è né in abbondanza – rischierebbe di creare incomprensioni, chiavi di lettura complesse e alla fine produrre un danno più che un vantaggio per la struttura ospedaliera. Ma in questi giorni cogliamo aspetti tali che come se ci avessero dichiarato guerra, quindi mettiamo da parte l’aplomb è passiamo al “nucleo assaltatori”. Vi diremo ciò che accade agli utenti in un giorno medio ma reale.

UTENTE A) V.M. di 60 anni di Serrastretta – La signora si reca dall’anestesista per effettuare una seduta di Ozono Terapia. La stessa si è prenotata una settimana fa. Arrivata dall’anestesista porge i documenti e il professionista gli dice di non poter effettuare la prestazione, in quanto privo del supporto dell’infermiere, in quanto SI TROVA DISLOCATO PRESSO LA STRUTURA DI LAMEZIA. L’invito nemmeno tanto plateale è quello di recarsi in altro posto.

UTENTE B) G.T. di Carlopoli – Si reca in ospedale per effettuare una lastra, arrivata in radiologia deve digerire questa risposta: da oggi non si effettuano più radiografie in quanto il servizio riprenderà ad ottobre. La disposizione è della direzione dell’ospedale, in quanto i radiologi servono a LAMEZIA che ha carenza, quindi la zona montana non può avere questo ausilio per quattro mesi. Almeno questo ci fa intendere la paziente.

UTENTE C) D.M. di Decollatura –  Arriva in fisiatria per un ciclo di trattamenti, il medico l’ha inviato per oggi, essendo un dipendente pubblico deve rendicontare il supporto medico. Gli dicono che il computer che regola il flusso prestazionale dà disponibilità dal primo luglio, quindi niente terapia. Egli si chiede con quali credenziali comunicherà la cosa all’Inps. Intanto nel reparto gli dicono: io la prestazione la erogherei, qui non c’è intasamento, anzi. Tra computer e spontanea dichiarazione: “io potrei ma il computer dice no”, cogliamo la complessa logica aziendale.

UTENTE D) G.S di San Pietro Apostolo – Si reca in Ginecologia per effettuare una ecografia, e qui scopre che l’ecografo è rotto, ma più che altro che l’ostetrica manca da tre mesi. Il consiglio? Attendere che arrivi l’ecografo, probabilmente a settembre, oppure a questo punto di rivolgersi a qualche privato.

Questo è lo stato dell’arte. Si può sostenere un ospedale in queste condizioni? E’ chiaro che esiste in atto una situazione paradossale, in cui invece che l’Asp origini percorsi condivisi e sinergici, attua un travaso esclusivo, dove non prevede nemmeno una riduzione dei servizi mantenendoli in un minimo ovvio, almeno una volta a settimana. Niente, la soluzione è il blocco quadrimestrale. Noi a questo non ci stiamo, e abbiamo un piano B, che presto metteremo in atto. E non si tratta di scrivere articoli o denunciare in modo formale. Questa volta lo faremo nel modo più consono che riteniamo. Presto saprete come. >>

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di: La redazione

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