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Un teatro “adulto” fatto dai giovani studenti dell’IC Rodari: è “Terra di nessuno” sulla Prima guerra mondiale

Su “Terra di nessuno” si è già brillantemente espresso, e su queste stesse pagine de ilReventino.it, il professor Angelo Falbo, che ne ha analizzato soprattutto gli aspetti storico-contenutistici e la valenza didattica. Per questo motivo, mi limiterò a trattare più diffusamente gli aspetti tecnici e relativi alla trama, che scorre fluida e interessante dal primo all’ultimo minuto, con tempi scenici perfettamente scanditi.

Terra di nessuno” è un’opera teatrale “adulta”, estremamente matura, che ha per oggetto la Prima guerra mondiale e che è stata messa in scena dai giovani studenti dell’IC Rodari di Soveria Mannelli e Carlopoli. Il testo è del professor Corrado Plastino, così come la regia, curata assieme a Pasqualina Arcuri, Cinzia Fiorenza, Giusi Marasco, Emilia Molinaro e Gabriella Sirianni.

Ora, senza voler scomodare un capolavoro della commedia all’italiana come il film “La grande guerra” di Mario Monicelli, possiamo comunque dire che “Terra di nessuno” raccoglie quella stessa tradizione, riuscendo a coniugare “commedia” e “tragedia” in un equilibrio perfetto.

Tutto inizia con la citazione più adatta. Una ragazza entra cantando “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè, mentre il protagonista, il “soldato per caso” Pietro, da Soveria Mannelli, stenta ancora a capire il significato di quelle parole.

Poi la scena si sposta presso la famiglia di Pietro, in Calabria, alle prese con un “padrone” avido e invadente, don Pasquale, che possiede il latifondo: la terra che Pietro e la sua famiglia sono costretti a lavorare per un tozzo di pane.

Mirabile è l’artificio scenico attraverso il quale si evita un possibile sterile monologo del protagonista, Pietro, e lo si fa invece parlare con un manichino: il soldato austriaco Franz, che sembra dormire, ma che si suppone, fin da subito, morto nella “terra di nessuno”, proprio come morirà lo stesso Pietro. Fermo restando che lo stratagemma adottato non contraddice affatto la realtà storica: è infatti accertato che ci siano stati effettivamente episodi di dialogo e momenti di fratellanza tra gli occupanti delle due trincee contrapposte.

Il ragazzo che interpreta Pietro è un attore fatto! Tiene la scena, per tutta la durata della rappresentazione, con disinvoltura e con un’abilità recitativa che è capace di esprimere sia con la parola e sia con la mimica. Ma tutti i ragazzi impegnati hanno dato prova di una bravura superiore alle aspettative, recitando con freschezza, impegno e determinazione.

Questa non è la mia guerra”, potrebbe essere lo slogan di tutto il lavoro, che emerge con frequenza nelle esclamazioni dei soldati che parlano dialetti diversi ma sparano nella stessa direzione. Forse l’unico segno positivo di una guerra che ha fatto maturare in qualcuno la convinzione che l’Italia era una sola, dalle Alpi alla Sicilia, e che “anche i calabresi sono italiani”. “Questa guerra è servita a farci capire fin dove arriva l’Italia”, dicono le ragazze di Vicenza, aggiungendo però correttamente che “la Calabria è più lontana dell’Austria”.

Non mancano i momenti di commozione, come quando il coprotagonista Totò, durante una breve licenza, incontra Maria in una città del nord che non conosce e che non sa neppure quanto dista dalla sua Carlopoli. I due si innamorano in un attimo di tenerezza che resterà unico e irripetibile, perché Totò è destinato a morire in guerra e Maria a scoprirlo nel modo più tragico, proprio attraverso una sua lettera, ricevuta da Totò e raccolta da un suo commilitone durante la battaglia che gli è costata la vita.

Tra l’altro la lettura, così come la scrittura, è un valore molto presente nell’opera: Maria, quando incontra Totò, sta leggendo, e anche le sue amiche, prima del suo arrivo, parlano di romanzi e del piacere di leggerli.

Ma in guerra i drammi sovrastano inevitabilmente i momenti di leggerezza: drammi come quello del soldato Zanin, che ha una famiglia povera a cui manda tutti i soldi che riesce a guadagnare, offrendosi anche volontario per missioni pericolose. Lui ha un figlio che combatte nella sua stessa guerra: un padre e il suo ragazzo costretti entrambi a rischiare quotidianamente la vita. Zanin padre finirà col lasciarci la pelle e i suoi compagni d’armi non esiteranno a dare tutti i loro risparmi alla vedova, pur non trovando il coraggio di dirle la verità sulla sorte di suo marito.

Nel finale viene svelata la finzione scenica con i ragazzi che si rivolgono direttamente al loro professore e regista, per abbozzare una riflessione sulla scuola, e sul teatro come strumento di apprendimento e crescita intellettuale.

Siamo ai giorni nostri ed è in corso la celebrazione del “4 novembre”, con un sindaco, molto simile a quello di “Qualunquemente”, che arringa ai presenti con parole vuote di significato. Ma viene interrotto e zittito da Pietro, che riappare tra il pubblico e grida: “Io questa guerra non la volevo fare!” Poi cita liberamente “Soldati” di Giuseppe Ungaretti: “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie.”

Ma il giudizio definitivo sull’inutilità della guerra arriva con il “Promemoria” di Gianni Rodari, che tra l’altro dà il nome all’Istituto. I suoi versi scorrono sullo schermo, dietro ai ragazzi/attori: “Ci sono cose da non fare mai, / né di giorno né di notte / né per mare né per terra: / per esempio, la guerra.”

di Raffaele Cardamone

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di: Raffaele Cardamone

Raffaele Cardamone è nato a Soveria Mannelli, dove vive da sempre, lavorando prevalentemente nella città di Catanzaro. Da giovanissimo ha realizzato per l’emittente radiofonica “Radio Soveria Uno” dei programmi di nicchia, tra i quali si ricordano ancora “Radio on” e soprattutto “Rock in motion”, oltre a una serie di trasmissioni sportive sulla squadra di calcio locale. Nonostante il legame particolare con il suo luogo d’origine, ha avuto l’opportunità di viaggiare molto in Italia e in Europa prima per motivi di studio e poi di lavoro. Ha la qualifica di “Tecnologo della comunicazione formativa”, acquisita al termine di un corso biennale di formazione professionale sulle applicazioni delle tecnologie informatiche e audiovisive (che cominciavano a fondersi in quelle multimediali) in ambito formativo, e quella di “Coordinatore di attività di progettazione formativa”, acquisita sul campo, lavorando per oltre dieci anni nell’équipe di Coordinamento didattico dell’Enaip Calabria (l’Ente di formazione professionale delle ACLI). Il suo lavoro si svolge nel settore della formazione professionale, con frequenti e numerose deviazioni in quello della comunicazione (editoria specializzata, multimedialità e internet). Da qualche tempo, alcune sue opere letterarie sono presenti sulla piattaforma digitale di self publishing "ilmiolibro.it".

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