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Terremoto… ancora tanti morti.  C’è solo da chiedere perdono

di Angelo Falbo * – 

Amatrice foto 3Scontate le manifestazioni di cordoglio, di umana solidarietà verso i morti, i feriti e i loro affranti familiari.
Scontati i moti di immediato soccorso di volontari non pagati, da ammirare e emulare.
Scontati gli ammirevoli sforzi dei soccorritori per professione, da apprezzare per la loro abnegazione senza limiti e la loro sempre meglio coordinata e competente opera di intervento.
Scontati gli avvii molteplici e le gare di raccolta fondi.
Scontati gli arrivi delle autorità e i loro più o meno sentiti-rituali discorsi sul “campo” delle macerie e delle bare in fila: per giusta e responsabile presenza, di conforto e di ulteriori ripetuti impegni .. “nessuno resterà solo”.
Scontate le rincorse delle riprese radiotelevisive, dei commentatori e degli “speciali” negli studi delle varie reti con esperti e rappresentanti di categorie professionali, di appartenenze politiche immancabili, di domande ripetute e di risposte sempre disattese.
Scontate le generali considerazioni sulla fenomenologia delle cattiverie della natura con i suoi perduranti disastri dei terremoti e delle alluvioni (e di altro… ).
Scontati anche gli elenchi dei rimedi da porre per prevenire: rispetto del territorio, libretto simico dei fabbricati, tecniche costruttive sempre meglio sicure e rassicuranti.
Scontato che scientificamente il nostro è un territorio – penisola italiana – ballerino e che alcune regioni, come la nostra Calabria, sono soggette a scosse sismiche imprevedibili, ma costanti e variamente intense nel passato, nel presente e chissà quanto e quando ancora nel futuro.

Amatrice fotoDi sicuro rimane il fatto che tutte queste manifestazioni, conoscenze, declamazioni si ripetono e valgono solo per pochi giorni. Ma perché passati alcuni giorni di commozione-paura collettiva, si ripiomba nelle antiche consuetudini e la “politica” si occupa di altro con noi compiaciuti o inascoltati? Com’è che ritrova tanti consensi la rediviva (politicamente chiamata a fare il sottosegretario) “Dorina Bianchi” (e lo stesso Renzi) nel voler riproporre la costruzione del Ponte sullo Stretto, in un’area altamente sismica dove un secolo addietro sono stati seppelliti 130 mila vittime?.  Non c’è proprio niente da fare in Calabria (e in Sicilia) di più utile, sicuro, produttivo ed economicamente valido per le reali prospettive di sviluppo?

Angelo Falbo fotoEcco, di fronte ad un terremoto e alle sue drammatiche conseguenze in Italia, mi indigno e la commozione si sopisce. E tutte quelle manifestazioni, salvo i soccorsi istituzionali, gli aiuti umani e la solidarietà delle persone semplici, tutta la coreografia attorno, mi indignano.
Forse perché, da universitario a Milano, ho vissuto il dramma dei siciliani terremotati del Belice accolti in un vasto moto di umana-umanitaria accoglienza dalla stazione centrale fino alle case dei loro parenti emigrati e ormai divenuti “lumbard”, fino alle caserme militari e alle dimore di semplici cittadini offertisi ad ospitare.
Forse perché da sindaco di Carlopoli, con Felice, con Cesare, con Luigi, insieme accorremmo nei paesi distrutti dell’Irpinia con lo scuolabus del comune carico di generi di abbigliamento, corredi da letto, casse di viveri e con in tasca i soldi della colletta, tutto generosamente offerto dalla nostra piccola comunità, in un impeto di solidarietà e immedesimazione. Perché nel Belice e nell’Irpinia ci sono ancora oggi persone e cose abbandonate. Dopo 48 anni in Belice! Dopo 36 in Irpinia!
Quando tornammo dall’Irpinia, dove vedemmo migliaia di bare in fila e camminammo sulle macerie di interi paesi della stessa età del nostro, della stessa struttura urbanistica, della stessa sofferenza di abbandono migratorio, per primo atto amministrativo fu dato un incarico per una indagine geologica cartografica del centro storico dei due abitati (Carlopoli e Castagna). Subito, per capirne i rischi di sismicità e avviare un piano di adeguato risanamento e di messa in sicurezza. Gli elaborati sono ancora lì, riposti in qualche spazio, in cartelle dimenticate. Che vanno prontamente rispolverate, analizzate e messe a realizzazione.
Certo ci vuole un piano nazionale di intervento.
Certo ci vuole un piano di programmazione regionale specifico.
E quindi? Ci metteremo ancora a discutere sul Ponte? Ci metteremo a programmare le prossimi Olimpiadi?
Ci accingeremo a trovare altre decine di miliardi per sostenere i fallimenti di “banchieri” fraudolenti e lestofanti?
Temo di si !!!
Nel frattempo accantoneremo pure le conoscenze.

Amatrice foto 2Sappiamo che i terremoti ci sono stati, ci sono, e ci saranno. Quel che possiamo impedire è che essi provochino ingenti perdite di vite umane, di animali e di risorse materiali, fabbricati, strade e altri manufatti.
Il terremoto ad Accumoli e Amatrice è stato del 6°: in Giappone un terremoto di questa intensità riesce solo a far sollevare un pò di polvere!
Sono più bravi o buoni i terremoti lì in Giappone o sono più capaci e previdenti i giapponesi?
La colpa è della nostra insipienza. Non che non sappiamo le cose o siamo meno capaci. No. Noi siamo governati insipientemente.
Provate a vedere cosa c’è nelle leggi finanziarie di stabilità.
Provate a vedere cosa c’è nel fantasmagorico “master-plan” per il Sud.
Provate a vedere cosa c’è nel Patto per la Calabria.
Provate a vedere cosa c’è nei programmi dei fondi strutturali.
Tre quarti della Calabria, e più, è zona interna. Con paesi tutti come quelli distrutti in Irpinia, ed ora nell’alto Lazio. Sulle pendici dei versanti appenninici, semi o toto abbandonati per l’emigrazione. Il ragionamento vale anche per i centri storici abbandonati delle grandi città.

Amatrice foto 4Il 24 agosto tanti abitanti ed emigrati tornati per i giorni agostani come succede a Carlopoli e in tanti altri paesi come  Carlopoli, erano andati già via da Accumoli, da Amatrice… e le scuole non erano ancora aperte.
Una promessa, per quanto mi riguarda, se un qualche giorno mi sarà possibile andrò a deporre un mazzo di fiori in un qualche luogo di uno di questi abitati. Vi assicuro c’è solo da chiedere scusa e perdono alle vittime.
Il vero rispetto che si può e si deve portare alla loro memoria è impegnarsi a non far più capitare tali sventure, che non sono da addebitare al mero destino, ma di più alla nostra improvvida quotidianità.

* Angelo Falbo, già sindaco di Carlopoli e dirigente scolastico.

 

di: La redazione

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Un commento

  1. Avatar
    giuseppe pettinato

    Condivido pienamente quanto scritto dal Prof. Angelo Falbo e apprezzo molto che da quanto scritto emerge una sua valutazione che sottolinea oggettivamente la realtà politico- istituzionale che stiamo vivendo da un po’ di anni. Una politica molto distante dalle esigenze del quotidiano e asservita a lobby di parte che certamente non sono interessate a prendere in considerazione le esigenze del popolo. Come ebbe a dire il nostro grande ed unico Presidente della Repubblica, Sandro Pertini “Se un governo non tiene conto delle esigenze del suo popolo, il popolo deve mandarlo via a tutti i costi, anche prendendolo a pietre” forse è giunto il momento!!!!!!!

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