martedì , 19 Novembre 2019
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Sport e disabilità: binomio possibile per l’Asd Winner Boys Presila

Il calcio, si sa, è già bello di suo perché non si è mai da soli, se poi diventa anche una pratica per tutti, anche attività per chi convive con la sindrome di Down, per chi di solito se ne sta ai margini, diventa allora uno strumento formidabile di inclusione sociale. A Petronà si vive una storia speciale.

Sport e disabilità: un binomio possibile per l’associazione sportiva dilettantistica Winner Boys Presila, rappresentata dal presidente l’avvocato Daniela Berardelli. La  società sportiva che insegna la pratica del calcio per i giovani di Petronà, Cerva e Andali, ha aperto le porte alla disabilità al fine di favorire l’inclusione e l’integrazione nello sport e nella società di persone a rischio di emarginazione attraverso l’attività sportiva e l’attività di base.

L’obiettivo è quello di condividere allenamenti e partitelle di calcio, riuscendo così in qualcosa di straordinario , vale a dire che tutti, ma proprio tutti, possano fare calcio.

E chi ha il privilegio di non avere disabilità, ha un ulteriore privilegio: quello di essere disponibile ad aiutare.

Grazie alle professionalità esistenti nello staff tecnico dell’associazione sportiva con sede a Petronà, è stato possibile avviare il progetto rivolto ai diversamente abili che è già partito ed ha già avuto le prime adesioni.

Il progetto ha avuto il consenso, l’ammirazione e il plauso del Commissario straordinario del Comune di Petronà, dott. Fabrizio Gallo, che ha apprezzato l’iniziativa verso le persone in difficoltà e ha manifestato la sensibilità e l’attenzione dell’Amministrazione Comunale verso la disabilità, con fatti concreti che riguardano i due anni di gestione commissariale ma anche una pianificazione di obiettivi per il futuro, che lascerà in eredità alla futura amministrazione, rivolta all’integrazione e all’inclusione sociale dei diversamente abili.

Si legge in una nota stampa della società Winner Boys: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione. È più potente di ogni governo nel rompere barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione. Le parole di Nelson Mandela bene si adattano al progetto che abbiamo deciso di portare avanti.

Lo sport diviene così universalmente un’attività umana di valore strettamente connessa alla morale, un importante terreno in cui fare pratica della vita, in cui incontrarsi e scoprire l’altro, superare paure e pregiudizi, manifestarsi e realizzarsi nelle proprie potenzialità. Lo sport educa ai valori autentici della vita, allena ad affrontare le difficoltà e fornisce gli strumenti per poterle risolvere, insegna a rialzarsi e riprendere la corsa. L’errore non è inteso come episodio negativo da evitare ma anzi, come nuova spinta per un miglioramento: sbagliare è progredire, la vita, come la competizione, procede per problemi ed errori ed è solo attraverso questi che è possibile arrivare a migliorare se stessi.

Educare allo sport è educare alla lealtà, al fair play, al rispetto dell’altro, del gruppo, dell’arbitro e delle sue decisioni, dell’allenatore e dell’avversario. Il soggetto apprende in quanto attivo e partecipe. In tal senso lo sport diviene anche palestra di cittadinanza, promuovendo valori democratici di vita comune. Lo sport risulta dunque importante strumento di integrazione ed inclusione di tutte le persone a rischio di emarginazione, tra cui le persone con disabilità, facendo loro conoscere il proprio corpo in tutte le potenzialità, ponendolo in un’ottica positiva da valorizzare, far esprimere e non come ostacolo e impedimento; in tal senso rivoluziona il loro punto di vista, fornendo speranza e nuovi obiettivi. Lo sport assegna a ciascuno un ruolo, un compito preciso in un contesto collettivo, riuscendo così ad abbattere i muri che si creano all’esterno, perché nello sport si è tutti uguali. La consapevolezza dell’elevato valore sociale positivo dello sport, cui la Pedagogia Sociale riserva un settore importante all’interno del suo ambito disciplinare di studio, ha spinto l’ASD Winner Boys Presila con sede sociale a Petronà ad orientare l’attenzione ai benefici che lo sport produce per le persone con disabilità”.

Se cercate una storia dalla sconfinata realtà, chiedete dei Winner Boys: ne hanno una speciale, una storia  capace di indicare la vita smarrita della filantropia.

di: Enzo Bubbo

Enzo Bubbo
Enzo Bubbo è nato e vive a Petronà. Insegna lettere presso l'Istituto comprensivo "Corrado Alvaro" di Petronà. Ha scritto per Il Domani, Calabria Ora, Catanzaro Informa e ora anche per ilReventino.it. Coltiva la passione per la scrittura sin dal 1999.

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