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Serrastretta, presentato il libro “I ragazzi della Fiumarella” e momenti di forte emozione

di Daniela Lucia

La memoria, fondata su una ricerca puntuale e precisa, su un percorso di ricostruzione e indagine, è il fulcro centrale dell’opera di Giovanni Petronio I ragazzi della Fiumarella, presentata sabato 7 aprile 2018 a Serrastretta tra le mura storiche di Palazzo Pingitore.

L’autore, accompagnato dagli interventi dei giornalisti Pasquale Allegro e Alessandro Cosentini, ha tracciato il cammino compiuto dalla sua ricerca, individuandone il certo punto di partenza, ossia la volontà di alimentare il ricordo e la consapevolezza, e rimarcando le necessarie tappe affinché questa missione imperniata sulla memoria non si schianti nuovamente col disinteresse.

A delineare l’importanza di questo lavoro che non ammette dimenticanze è intervenuto il giovane Andrea Fiocco, studente di storia attento alla necessità della memoria. Particolarmente forti anche le testimonianze del sindaco di Serrastretta, Felice Molinaro, che ha ricordato le vittime serrastrettesi, e del parroco don Antonio Costantino, originario di Decollatura quindi vicino emotivamente alla tragedia. Molti gli interventi anche da parte del pubblico: in ogni famiglia c’è infatti una storia che racconta quella catastrofe. L’evento, organizzato dalla biblioteca comunale “Luis Scalese”, è stato moderato dal rappresentante della stessa, Donato Parente.

Li immaginiamo in attesa di quel Natale di cinquantasette anni fa i ragazzi della Fiumarella, giovani speranze spezzate di un territorio in ripresa, scaraventate giù da cinquanta metri. Un treno deragliato. Un equilibrio capovolto e gettato nel limbo della dimenticanza.

Settantuno vite. Settantuno volti. Settantuno storie interrotte tra le 6:45 e le 7:56 del 23 dicembre 1961, quando la littorina che collegava i paesi del Reventino con la stazione centrale di Catanzaro volò giù dal viadotto che sovrasta il torrente Fiumarella. L’età media delle vittime è di ventisette anni. Una generazione decimata proprio nel pieno del boom economico, dopo la miseria della guerra e le difficoltà del dopoguerra. Dignità calpestate dalla condanna all’oblio. Dignità che solo la memoria può far risplendere.

“Noi dobbiamo trasmettere quello che è stato”, così, davanti alla consapevolezza che per troppi anni si è fatta commemorazione senza trasmissione consapevole, Giovanni Petronio prende la parola sottolineando la necessità di andare a fondo, di guardare negli occhi quelle vittime e dar loro una giustizia a lungo tempo procrastinata.

I settantuno passeggeri del treno numero 922 della Calabro-Lucana, partito dalla stazione di Soveria Mannelli senza mai arrivare a Catanzaro, stanno aspettando ancora il loro Natale. Quel Natale che hanno perso, come i sogni e le speranze schiantatisi al suolo. “Minuscole grandi speranze”, con queste parole Pasquale Allegro si è riferito a quelle vite, nate da una nuova generazione di contadini che poteva permettersi di veder studiare i propri figli immaginando un futuro con mani meno callose e schiene dritte. Un futuro che, come quel treno, come quel Natale, non è mai arrivato. “Pensate a questo treno come a qualcosa che è stato bloccato”.

Il lavoro di ricerca di Petronio, continua Allegro, “ci obbliga a ricordare con molta delicatezza. Traccia i ritratti delle vittime come se fossero ancora vive, raccoglie le grida di dolore di chi è rimasto e continua ad amarle. È un libro necessario per comprendere la speranza”. La stessa speranza che avevano quei ragazzi, veicoli di una nuova visione della vita imperniata sulla “dignità di voler portare il progresso nel proprio territorio”, ha ricordato Cosentini.

Quelle persone, quei volti, quelle vite, sono diventanti compagni di viaggio per Petronio che ha voluto dare una risposta agli innumerevoli quesiti intorno alla tragedia della Fiumarella, il più grande disastro ferroviario italiano passato in sordina forse perché accaduto nell’entroterra di una regione ultima tra le ultime. “È stato il senso di giustizia sociale che mi ha spinto a ricostruire la storia. Non si può parlare di dolore circoscritto davanti a settantuno morti. Non si può accettare di salire su un treno per andare a scuola con l’opzione di non tornare più a casa”.

È un dolore che si fa rabbia ma non rassegnazione, anzi diventa pulsione a cercare risposte, a proseguire la ricerca. “Per Decollatura, che ha pagato con un maggior numero di vittime, si è trattato di una terza guerra mondiale”, si è spenta quella meglio gioventù destinata a far crescere il paese. Quelle risorse, il cui contributo è stato perso per sempre a ridosso del Natale del 1961, chiedono oggi di continuare a vivere nel ricordo. A questa richiesta risponde quindi l’opera di Petronio.

di: La redazione

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