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Redatta dall’Arpacal la “Carta della vulnerabilità integrata della Piana di Lamezia Terme”

La Piana di S. Eufemia Lamezia, baricentrica nel territorio della Calabria, è oggetto di un studio idro-geochimico di area vasta che riguarda, in particolare, la Zona Industriale di Lamezia Terme. Lo studio, redatto e realizzato dall’Arpacal, in sinergia con il Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria, nasce dall’esigenza di verificare la presenza dei valori anomali di concentrazione di alcuni analiti (una specie chimica che deve essere determinata durante un’analisi chimica) riscontrati nell’area industriale di Lamezia Terme e definire se questi siano imputabili a cause di origine naturale o antropica.

Nell’ambito del quadro conoscitivo di questo più ampio progetto, attualmente in fase di realizzazione, è stata redatta la “Carta di vulnerabilità integrata dell’acquifero Superficiale della Piana di S. Eufemia Lamezia” e le relative “Note Illustrative”.

Per come contenuto in una nota pervenuta in redazione, che di seguito pubblichiamo, diffusa dall’ufficio stampa dell’Arpacal viene rilevato che la Piana di Lamezia Terme rappresenta una delle più importanti realtà produttive della regione ed è caratterizzata da un acquifero multistrato, ovvero una complessa ed articolata struttura idrogeologica che costituisce uno dei maggiori serbatoi idrici naturali dell’intero territorio regionale.

Sul piano metodologico, la Piana di S. Eufemia Lamezia per la sua estensione di media scala, la sua conformazione litologico – strutturale – idrogeologica, per l’alto grado di antropizzazione e per la coesistenza di attività produttive di vario genere (agricole/industriali/artigianali) rappresenta un’area pilota, rispetto alle principali piane della regione, su cui applicare la metodologia proposta dal CNR-GNDCI (Civita 1994; De Maio et al. 2001).

In generale, il lavoro svolto ha lo scopo di fornire un documento conoscitivo che sia utile alla definizione dei potenziali scenari di vulnerabilità e di rischio inquinamento. Come previsto dalla metodologia applicata, la particolarità di questo studio risiede nel fatto che alla carta di vulnerabilità intrinseca di base, costruita con l’applicazione del metodo SINTACS (Civita 1994; De Maio et al. 2001), sono state sovrapposte una serie di informazioni di carattere ambientale restituendo, la Carta di Vulnerabilità Integrata dell’acquifero superficiale della piana.

Pertanto sono stati censiti e cartografati secondo le Linee Guida APAT (2001) i cosiddetti “Centri di Pericolo”, ossia quelle attività antropiche (agricole, zootecniche, industriali, artigianali, ecc.) che possono avere un impatto significativo sulle matrici ambientali determinando un rischio d’inquinamento per l’acquifero studiato. Sono stati individuati anche i potenziali ingestori d’inquinamento dell’acquifero, ossia quegli elementi che, interagendo con le caratteristiche del territorio, amplificano la velocità d’infiltrazione di un eventuale inquinante in falda; individuati anche i preventori o riduttori di inquinamento ossia quelle attività autorizzate al trattamento dei rifiuti (discarica controllata, depuratore, impianti trattamento rifiuti). Censiti e cartografati, infine, i principali soggetti ad inquinamento ovvero quegli elementi a maggior rischio d’inquinamento (es.: sorgenti e pozzi ad uso idropotabile/agricolo).

La Carta, che mette in evidenza una situazione assai articolata, fornisce una lettura immediata in termini di vulnerabilità dell’acquifero e di tipologia di rischio potenziale derivante dall’interazione dei centri di pericolo con le caratteristiche intrinseche dell’area di studio.

La cartografia prodotta è quindi una sintesi, espressa in termini qualitativi dei caratteri idrogeologici dell’area di studio e dei centri di pericolo presenti, che territorializza le tipologie d’inquinanti in ragione delle attività antropiche insistenti sulla piana e la predisposizione dell’acquifero ad ingerire e disperdere un inquinante idrosolubile/idro-veicolato nell’ambiente.

Il lavoro è stato realizzato dagli autori e referenti dello studio che sono rispettivamente: i geologi dr. Enzo Cuiuli per Arpacal e dott.ssa Alessandra Costabile per il Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria, esperti di Idrogeologia, con il coordinamento del dr. Clemente Migliorino, già Direttore del Dipartimento Arpacal di Catanzaro ed attuale Direttore del Centro Regionale Coordinamento Controlli Ambientali e Rischi, e con la supervisione dell’arch. Orsola Reillo, Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria.

La carta e le note illustrative, dopo la pubblicazione su una rivista di settore, potranno essere richieste scrivendo a urp@arpacal.it  ed indicando le proprie generalità e le finalità per le quali si chiede tale lavoro.

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di: La redazione

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Un commento

  1. Davvero interessante 🙂 Grazie

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