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“Per amore del mio popolo non tacerò”: don Giorgio Rigoni risponde al direttore di Avvenire di Calabria

don Giorgio Rigoni

Caro don Davide, sono don Giorgio prete veneto “trapiantato” in Calabria da quarant’anni per una scelta personale. Domenica mattina sono andato a votare prima di celebrare la S. Messa e sono andato con la speranza che quel giorno potesse essere per la Calabria una Pasqua di resurrezione. Certo lunedì mattina mi sono alzato con tanta amarezza.

Una settimana prima quanti in Piazza Matteotti a manifestare pro Gratteri simbolo di LEGALITÀ… tanta fame e sete di giustizia sciolta come neve al sole e di cui sono rimasti solo i selfie.

Innanzitutto la scelta di non andare a votare… ti pare segno di speranza o di totale disillusione oltre che mancanza dei propri doveri civili? Parliamo di un popolo, quello della Calabria, libero e indipendente e conscio dei propri doveri civili o di un popolo preso a calci in c… da sempre, di un popolo costretto ad emigrare, di un popolo succube della malavita e costretto, questo si vergognoso ad emigrare per curarsi?

Faccio una piccola equazione: siamo andati a votare il 44%? Quanti calabresi avrebbero potuto scendere per votare? E quelli che non sono andati a votare? Perché? Si sentono “sconfitti” in partenza (nella vita!)? Hanno perso ogni speranza di cambiamento?

Gratteri dice che il 30% dei voti è pilotato dalla ‘ndrangheta, ok facciamo il 25% e allora ti sembra segno di speranza? È segno di speranza votare un condannato in via definitiva per frode fiscale? Uno sceicco che da premier ha foraggiato la mafia per vent’anni e forse lo fa ancora oggi? Uno sfacciato che pubblicamente dice di quella che sarà la vincitrice “non gliel’ha data”? E le risate grasse dei suoi lecchini? E questa Jole che non ha neppure votato nella “sua” terra? Imposta dall’alto! Uno che si fa vergognosamente baciare la mano da un sindaco pietoso? E quella tarantella al letto di un’ammalata terminale, la Calabria? È segno di speranza votare per uno sconsiderato che brandisce rosari e crocifissi come randelli e poi non ha pietà per i “diversi” e per gli ultimi? Esseri vergognosi che hanno depredato il Sud in tutti questi anni!

Un aspetto vedo di speranza: la capacità di Perdono che hanno avuto i calabresi: in un istante hanno dimenticato tutti i “terroni di m…”, tutti i vaffa…, tutti i “forza Etna” e tutti i “forza Vesuvio”, tutte le truffe perpetrate da questi signori a scapito del Sud… In questo sono stati veramente commoventi! Hai capito, sto ironizzando!

Sia chiaro, non condivido l’analisi di Padre Sorge, troppo di parte e troppo politicizzata ma quel… “senza speranza” forse detto in maniera un po’ superficiale ci deve far pensare.

La mia non vuol essere un’assoluzione di chi ha “governato malissimo” prima e neppure una condanna di questo popolo vittima di una propaganda falsa e menzognera ma un momento di riflessione su una situazione di crisi profonda che è sotto gli occhi di tutti!

La chiesa non è esente da colpe e, vescovi e preti si sono rintanati nelle curie e nelle sacrestie, piuttosto che gridare contro la corruzione e l’ingiustizia sociale. Pavidi abbiamo paura delle critiche degli ignoranti “cristiani” che vorrebbero una chiesa imbavagliata!

“Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore” (Papa Francesco a Palermo). La mia speranza barcolla ma che cristiano è quello che non vive di speranza? Sappiamo che il Signore della storia è Lui, gli altri sono solo dei “signorotti” tronfi e pieni di sé !!! ciao don Davide.

don Giorgio Rigoni, parroco di Petronà

di: Enzo Bubbo

Enzo Bubbo
Enzo Bubbo è nato e vive a Petronà. Insegna lettere presso l'Istituto comprensivo "Corrado Alvaro" di Petronà. Ha scritto per Il Domani, Calabria Ora, Catanzaro Informa e ora anche per ilReventino.it. Coltiva la passione per la scrittura sin dal 1999.

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